Io non capisco a volte, cosa ho sbagliato nella vita. Nel senso, so cosa ho sbagliato, ma non pensavo fosse così importante. Gli anni e la pessima condotta, mia e del CPS, hanno fatto il resto. Il CPS è come una barca: bisogna stare al timone e non lasciare che siano loro a farlo. Altrimenti siamo già morti. Bisogna guidarla,verso l'uscita dalla nostra vita. Bisogna arrivare al porto. Poi c'è l'idiota solito, quello che non si smentisce mai. Ignorante, grezzo e malevolo. Il mio nemico, quello che tenta da anni di distruggere la mia vita. Altre persone hanno fatto il resto, ma io resisto, ci sono non mi sento più solo al mondo. Non più così solo, nè così fuori asse come anni fa. Mi sto assestando.
Barbara mi provocava continuamente. Dall'altra parte del tavolo, con il suo dolce piede. Le cose si facevano difficili per me. Burgos, il suo fidanzato, mangiava qualche posto più in là, e non sembrava accorgersi di niente. Barbara lo guardava, gli sorrideva e intanto mi toccava con il piede sotto al tavolo. Tutta la cena così. C'è qualcosa che torna sempre perfettamente, una sorta di equilibrio, in tutte le mie storie, quando finiscono e se ne conserva un ricordo. Solo con Monica questo equilibrio non c'è mai stato. È surreale tutto questo. Ma lei voleva lasciare un segno profondo, una ferita, e lo ha fatto. Ha graffiato e ucciso sentimenti e azioni. Ha distrutto emozioni e momenti per il puro gioco di distruggere qualcosa al di fuori di sé stessa. Non era più l'alcool per lei il problema, ma ero io. Non capiva le sue deformazioni mentali sotto effetto dell'alcool. Quando abbiamo vinto i mondiali nel 1982, ero in Puglia con la mia famiglia al completo e io il pi...