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Barbara II

Barbara mi provocava continuamente. Dall'altra parte del tavolo, con il suo dolce piede. Le cose si facevano difficili per me. Burgos, il suo fidanzato, mangiava qualche posto più in là, e non sembrava accorgersi di niente. Barbara lo guardava, gli sorrideva e intanto mi toccava con il piede sotto al tavolo. Tutta la cena così. C'è qualcosa che torna sempre perfettamente, una sorta di equilibrio, in tutte le mie storie, quando finiscono e se ne conserva un ricordo. Solo con Monica questo equilibrio non c'è mai stato. È surreale tutto questo. Ma lei voleva lasciare un segno profondo, una ferita, e lo ha fatto. Ha graffiato e ucciso sentimenti e azioni. Ha distrutto emozioni e momenti per il puro gioco di distruggere qualcosa al di fuori di sé stessa. Non era più l'alcool per lei il problema, ma ero io. Non capiva le sue deformazioni mentali sotto effetto dell'alcool. Quando abbiamo vinto i mondiali nel 1982, ero in Puglia con la mia famiglia al completo e io il più piccolo piccolo avevv9 6 anni,mentre mia sorella 11. Di lei mi ricordo ben poco,ma della vittoria in tv e del codice macchine nel traffico del paese non me lo dimenticherò mai. Quueste erano il tipo di cose che dicevo e raccontavo a Barbara dopo aver fatto sesso. Lei sembrava ascoltarmi un attimo, capiva l'argomento e su dimostrava completamente disinteressata. Di Monica non le importava nulla, le dava fastidio anziché che ne parlassi. Di mia sorella sapeva bene poco. E forse non voleva sapere nulla di quel poco che le dicevo io.

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Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

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Evelyn III

 Che voglia di vederti bere il mio seme. Scrivo solo per te, con i miei occhi rivolti a te.Sono cazzi amari, cara Evelyn. Cazzi amari. Sono aggrappato all'Esistenza: questa esistenza non mi appartiene, ma e' qualcosa di vuoto e inutile tutto questo tempo senza decisioni. La prima cosa da far capire agli altri e' che devo starmene tra me e me. Le voci schiacciano i pensieri.