Il mondo interiore 1. Il mondo interiore. Ciascuno di noi ne ha uno e forse più di uno. Quello che sfugge alle unghie dell'amante e quello che si ripiega di crinali e ortensie su un viale di domani. Scritti nel cielo. Le sue dita erano scritte nel cielo. La quotidianità ci consumava e io ormai ero giunto a un età che mi obbligava in un certo qualmodo a fare ragionamenti più ampi di quello che vedevo e sentivo in giro per il mondo. Io non sapevo perchè in fondo le cose stavano così tra di noi, ma era un dato di fatto. Era un dato di fatto che il tempo ci consumava, era un dato di fatto che ormai ci eravamo abituati l'uno all'altra. Ed era ovvio, a questo punto, che non potevo che fare ragionamenti che ripiegandosi su sè stessi non avrebbero portato a nulla. La vita a volte ci presenta un conto che non ci aspettiamo, vorremmo qualcosa di diverso che una macchia di rossetto sul bordo della camicia linda e pura. Quel candore di tempi immemorabili trascendeva i giorni a venire, carichi di qualunque cosa noi potessimo abbracciare. Mi aveva deluso, lei, mi aveva deluso profondamente. Come tutte le altre del resto, ma lei ancora di più. E quell'ennesima delusione mi fece pensare che più andavo avanti col tempo e con gli anni, più capivo che forse ero io che mettevo meno energia nelle mie parole e le donne che mi trovavo di fronte, nude, spogliate di qualunque abito di decoro non avevano nè tempo, nè l'intenzione di capirmi fino in fondo. E io per stare comunque con loro, in un certo senso, rinunciavo a me, o a parti di me. Vivo nell'illusione di poter essere ancora giovane, almeno dentro di me, e vivo costantemente nell'illusione di poter raggirare i miei anni. Ma la morte, come esito del tutto, si manifesta ai primi albori del mattino e quando io sto male e mi sveglio confuso capisco in quei brevi momenti di panico e terrore che dovrò morire come tutti e mi trovo di fronte a un bivio. Devo scegliere se rispettare me stesso o accogliere un altro essere umano nella mia vita, una donna. Io sto volentieri con lei e lei mi permea i giorni e denso è il nostro amore. Ma qualcosa, lentamente svanisce. Qualcosa che non so spiegare. Lei è più furba di quanto non lasci pensare e sta a me il compito di insegnarle qualcosa della vita. Ci provo, ma ho una grande tristezza dentro. Tutto ciò che è incomunicabile, mi si abbatte contro. 2. Vagavo senza meta e non mi interessava più nulla di nulla. Anche lei in fondo dettava le sue parole e mi spiegava il difficile mestiere dell'esistere. Non sapevo cosa farci, non sapevo come pormi di fronte a essa. Ero invecchiato, sicuramente maturato. Certo potremmo passare la vita a divertirci, perchè no, ma l'angusto spazio che ti ricavi dal chiuso dei tuoi giorni non può nulla di fronte a uno sguardo che comprende una valle operosa, linerare come un sorriso, ampia come uno sguardo. Tu non credi a una parola di quello che dico, eppure la tua vita così meschina fatta di aperitivi e collant capisco a un certo punto che mi calza a pennello e decido di sacrificare i miei giorni per spogliarti, di quei collant. Decidiamo di capire tutto, non decidiamo di capire niente, in fondo io ogni giorno mi sento sempre più vuoto e non capisco se lo devo a te o a me, chye ho rinunciato a te per non predere te e se a quello che i tuoi occhi sembrano emanare o lasciare al caso è amore, lo capiremo soltanto alla fine. Cercavo tra i sassi di un fiume un senso più recondito alle mie parole quando capiì che lei non aveva passato un solo giorno da sola nella sua vita. Non ne era capace, non ne era proprio capace. Le sfuggiva il concetto stesso di solitudine, per lei contavano i soldi come unico mezzo di sopravvivenza e mera opportunità di fare delle cose. Tutto qui. Non c'era un alito di vento in quella valle, non c'era poesia, non c'era niente. Improvvisamente capisco che tutti reclamano qualcosa per sè e tutti stupidamente moriranno così senza aver abbracciato niente. Mi sento un pò solo in questa valle, tutti dormono il sonno della ragione: il qualunquismo, il perbenismo, l'azzeramento delle coscienze. E' così facile vivere così, è così stupido che tutto il tempo in mezzo agli altri passerebbe invano. E in parte è così. Sì potrei passare la vita a divertirmi e rimpiangere i tempi andati fino a quando non chiuderò il mio occhio di fronte alla morte, potrei fare così e in parte lo ho fatto. Ma io mi stanco a vivere come voi, come dire così, senza senso, senza logica, senza un domani che non sia un mero oggi in cui l'unica preoccupazione del giorno è:" Cosa facciamo oggi? Dove andiamo oggi ?", Nessuno si chiede mai: "Cosa ne sarà di me oggi?" Proprio nessuno e io sono sempre stupito di questa cosa perchè non capisco proprio come si faccia a vivere così, come le bestie. Mangiare, dormire, riprodursi, il sonno della ragione e tutto ciò che possa essere ozio e vizio lo abbracciamo e le donne piacciono ai propri uomini così, viziosi, vili, & volgari perchè rispondono alla loro etica e alla loro visione della vita. In un mondo che presto o tardi lasceremo a nessuno importa di niente di cosa lasceremo ai posteri, nemmeno ai nostri figli: noi prendiamo tutto e non ci curiamo di niente. Il turpiloquio e il disprezzo intellettuale & culturale di cui ci circondiamo li usiamo per legittimare la nostra assenza di idee e di valori e viviamo così: aggrappati al momento o a una donna che ci generi in qualche modo piacere. 3. "Su, non essere così triste, Andrea" mi disse lei. La sacralità della parola riposa oggi in nome di qualcosa che deve emergere come più nitido e fecondo. Non ho niente di particolare da dire oggi, se mai, l'ho avuto. Potrei parlare di Matteo e del Brasile. Mi sembra così povero e meschino anche lui, le sue scelte e tutto il resto. Alla fine è soltanto uno stupido ruffiano del tempo e dei soldi che gli serviranno sempre perchè la sua anima, vuota, è in fondo inconsolabilmente insaziabile. "Ma perchè parli male di tutti?" "No, ascolta, guarda, non è che io odi nessuno in particolare, io odio soltanto chi si permette di giudicare senza conoscere e poi anche se conoscesse le vere spinte all'agire di un uomo non dovrebbe permettersi in ogni caso. Non si può sempre vivere per gli altri. Capisco a un certo punto che gli altri sono sicuramente una risorsa, uno stimolo, ma non si può essere ostaggio di tutto e di tutti sempre. Non si può dar credito a tutti. E' stupidamente immorale e qualunquistico tutto ciò. E quindi? E quindi mi metto ad ascoltare il silenzio e cerco di capire quante sfumature quel sibilo sordo può produrre dentro di me. Sarà forse noioso, ma sicuramente meno faticoso di aver a che fare sempre con gli altri, dover capire tutti, dover dire a ciascuno la parola giusta. Ma che vadano a cercare sè stessi altrove- Una felicità borghese inizia ad apparirmi come un coacervo di sensazioni umbratili e dense e di cose che possiamo possedere, toccare con mano. Una donna da accarezzare sicuramente, un bel frigo che ci sorride e qualche attività culturale perchè no? Riflessioni sul nostro tempo in un temo in cui ormai nessuno pensa più, non più di tanto e va bene così in fondo. Basiamo la nostra vita su esigenze pratiche, faccende da sbrigare e ci riempiamo il tempo e la vita di cose per non sentire quel sibilo sordo. E forse è giusto così, perchè non farlo. Ma qualcosa mi sfugge, in fondo. E da questa manchevolezza che nasce questa storia. Io sono più perso di voi, il più perso tra i persi in questo mare di scelte in parte obbligate in parte infinite. Non ho certezze, qualche consapevolezza che difendo e tanti se e ma da inanellare come se fosse un domani a guardarmi dallo spazio dei miei giorni. E li capisco una cosa: il fatto che in fondo questa storia, non ha senso di esistere perchè è la storia di un me che scivola sui giorni come se fosse una linea dritta, senza nessuna deviazione possibile. E allora si lotta, si soffre, si spera e si crede in qualcosa che ci appartiene. Il gioco delle parti e dei ruoli sociali una volta smascherato ci mette di fronte a scelte e decisioni prese in sè e per sè, non più l'una in relazione con le altre, con una trama, una logica e una consequenzialità. Mi specchio nei giorni, capisco che questi sono a loro volta specchio della nostra anima, cerco un barlume di senso in tutto questo e alla fine cosa vengo a scoprire? Che è la ragione che predomina il nostro vivere e agire. Non c'è nulla di irrazionale in tutto quello che facciamo e dove inizia a esserci irrazionalità subentra quella che modernamente viene definita follia. Dove nasce e dove finisce la follia ? Oggi proverò a rispondere a questo. La follia nasce sicuramente da un disagio, sicuramente interiore, fino a diventare uno scompenso del comportamento del singolo che a un certo punto della propria vita non è più in grado di integrare in modo organico mondo interiore e mondo esterno. Una certa frattura si è prodotta nel mondo interiore del singolo e questi non ha saputo dare l'adeguata risposta comportamentale a un disagio che altri vedono, riconoscono e in certo senso categorizzano nell'altro che spinto da una forte emotività non è in grado di costruire risposte comportamentali adeguate. E qui nasce la follia, come incomunicabilità, come incapacità del soggetto di dare risposte adeguate a un mondo esterno che chiede in un certo qualsenso conto di tutto ciò che accade. Ma quello che è accaduto non era prevedibile e non era previsto. Il mondo stesso, come direbbe Shophenauer, non corrisponde più al mondo del soggetto e diventa quindi inadeguato in tal senso, incapace di dare qualunque tipo di risposte. 4. Vaghiamo in questo pomeriggio di fine Dicembre: non mi piace datare i miei scritti, ma è così, è quasi Natale. Penso all'invidia, all'invidia altrui, che sbarluccica come un nastrino su un pacco dorato. Un giorno capirò perchè tutti questi sedicenti scrittori debbano gettare fango sugli altri per poter scrivere: forse perchè mi temono, io non ho paura di loro, nè delle loro misere parole nel modo più assoluto. Eppure a ciascuno ne ho dato di tempo per esprimersi, pazienza nella lettura, ma niente secondo loro dovrei andare a fare il lavapiatti, così, dicono, sarebbe meglio per tutti. Ma io penso di averne tante di cose da dire e anche se non faccio nulla intanto penso e la mia testa non si ferma in alcun modo. Ma non ricominciamo la solita solfa. Concentriamoci sul Natale. Non è che abbia qualcosa da dire in particolare sul Natale, come molte persone non sopporto molto questa festa, è soltanto un'occasione per ulteriori litigi in famiglia. Cosa si mangia, a che ora si mangia, pregheremo o meno non si sa, quello che c'è di sicuro in tutto questo è che risulta sempre essere un Natale triste: non c'è calore in famiglia, non c'è niente di niente. Gli alberi tacciono, le città sono spoglie eppure addobbate a festa, gli sguardi che incrocio non mi piacciono mai fino in fondo e chi va di fretta con i pacchi in mano in fondo è il più viscido dei consumisti. Tutto tornerà un giorno a compiersi fino in fondo.Non so bene cosa, ma è così. 5. Oggi, come ieri e come sempre, inizia un nuovo giorno. Tante cose da fare, tante cose da dire, ma non mi escono. Quello che volevo dire è che in fondo nasciamo per soffrire, la sofferenza ce la augura sempre qualcun altro, incapace di soffrire lui stesso in prima persona. Non c'è limite a quello che uomini e donne possano fare pur di non soffrire, anche mentire per una vita intera. Ne conosco tante di persone così: arriviste, arroganti, pregiudizievoli di interventi sulla vita altrui e tutte convinte di essere grandi artisti, grandi persone, grandi scrittori e tutti pensano di avere qualcosa da dire. Poi gli dedichi un pò del tuo tempo e ti fanno assaporare il loro vuoto così, tanto per condividerlo con qualcuno. Ma io so come si rallegra una truppa di imbecilli, lo ho fatto per anni tenendomi i miei spazi per respirare e guardare l'azzurro del cielo. Mi serviva per starli ancora a servire. Come Dio fa con i peccatori così io con gli idioti di ogni specie. Ci son quelli che non si rassegnano proprio al fatto che la loro vita finisca lì, senza scusanti particolari e senza niente da fare, ci sono le donne che ti appiattiscono e quelle che finalmente godono anche di quello che passa per la tua testa e non soltanto di quello che hai in mezzo alle gambe. Comunque, volgarità a parte, il sentimento dominante è quello dello scoraggiamento a volte, spesso. Non puoi cambiare te stesso, non oltre, non puoi nemmeno cambiare gli altri, sarebbe più facile spostare le montagne. però, ci crediamo sempre. Almeno per un pò siamo convinti di poter portare qualche effettivo cambiamento nella nostra vita e in quella degli altri. senza insegnare niente a nessuno, ma semplicemente vivendo, poi vedi cosa succede o non succede. Uno ti dice: "Dai di più..." L'altro:"Sono stanco." Finita lì. La convinzione umana di essere portatori di qualcos'altro che non le proprie sofferenze ci lega a questa marmaglia di stupidi esseri. La gente si stanca e vuole viversi la propria vita,ma anch'io vorrei vivermi la mia cosa vi credete? Ne ho diritto quanto voi e forse piu' di voi, Siete voi quelli che si accontentano, io no, non ho nessun problema se mi sveglio la mattina e non sono soddisfatto di niente di quello che mi circonda, di quello che ho attraversato, delle persone che mi hanno accompagnato nei mie viaggi fisici e mentali a dire: "Basta, non ce la faccio piu'". Siete voi, che pur di non ammettere che state sbagliando che ingoierete merda fino alla fine dei vostri giorni. E' una mattina così, un pò riflessiva direi e quindi ho deciso di continuare questo scritto lasciato lì da qualche tempo. Che non vuole dire nulla di particolare, non ha la pretesa di descrivere verità assolute perchè forse nemmeno Dio ne ha da darci. Allora ti copri di ridicolo ancora una volta e ti metti in discussione ancora una volta. Penso agli anni in cui si era ritenuti stupidi dagli altri o strani soltanto perchè dicevi qualcosa fuori dal comune. Era sbagliato,nei pieni anni '90, avere già un opinione sulla vita e sulle cose che tanto ci interessavano in generale. Non ti era concesso di avere idee, opinioni autonome, figuriamoci se ti mettevi a pensare a qualcosa su una panchina in pieno furore platonico cosa sarebbe successo. Tu guardi il sole, questo ti sta baciando e l'idiota di turno ti rincorre con la sua ansia di vita, che è quella che gli emani tu, perchè lui da solo non ce la farebbe. Articola pensieri, si fa opinioni,ma è soltanto per intrattenere qualche discussione, ma non c'è un reale interesse in quello che dice e che fa. Io mi chiedo come ho fatto a non accorgermene e ora che ho passato tutto l'inverno a scrivere, mi prospetto un estate di puro divertimento. Anche la mente deve riposarsi. Cosa faremo? Non lo so. In un modo un pò colloquiale mi districo da me stesso, cerco di pensare che a qualcosa dovrà pur servire pensare, vivere in un certo modo, andare a donne e rimanerne deluso. Lo spettacolo agghiacciante di una schiera di amici che ti impedisce di viverti il tuo matrimonio e dà della puttana a tua moglie, soltanto perchè è Albanese, è qualcosa di sinceramente avvilente. Siamo al livello che a questi devi rendere conto di tutto e di tutti, anche di come respiri e appena viene fuori il tuo estro e la ua grazie nella vita questi cercano di distruggere tutto, in affanno sul tempo, sulla vita, sulle sensazioni che non provano piu', su quelle che non hanno mai provato e che io non gli dirò mai. Come fai a pretendere da un idiota come Menez, Ebrea di Merda e Jim o Burgos (pseudonimi di persone vere, in carne e ossa, questi mostri esistono veramente purtroppo e nessuno li ha ancora eliminati) certe cose, quando hanno la vita piu' stereotipata di un detrattore? Con pazienza e tante lacrime abbiamo affrontato tutto, ma siamo stanchi dentro, non abbiamo piu' le parole per non esprimere nient'altro che la nostra tristezza, infinita, profonda, sotto pelle e dentro il cuore. Costruisciti una vita perfetta e stacci dentro come piu' ti aggrada, tanto la mia libertà di espressione non la fermerà nessuno e certe cose rimarranno sempre per me e non per tutti e per colpa di pochi idioti ci rimettono in molti. Cosa dire? Non ho piu' niente da dire, se non che era bello il tempo in cui credevo che la vita fosse uno spazio aperto dove poter esprimere sè stessi. Voi e i vostri fottuti soldi, voi e i vostri fottuti soldi, solo quello, solo quello e niente di piu' che quello. My mind, certo. E cos'altro? Un sambodromo.Ecco dove vorrei essere in questo momento in un sambodromo. E' dove si balla la samba, sveglia. Carnevale, Rio, Cachassa, ma anche tante passeggiate in Liguria, più tranquille. I vecchietti di destra, quelli coi soldi che trovi lì al bar a bere la birra con te sono i più strani. Stanno dalla parte sbagliata questo è evidente, ma sembrano essersi pentiti. Vogliono chiudere l'avventura tranquillamente. Tra piante di fichi d'India e la messa domenicale, un giro al mare, il tuo funerale Fritz, il tuo funerale. Canti a suqarciagola e non ti accorgi che ti fai male.
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