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Il Pozzo


Il POZZO Cosa non bisogna fare per farsi digerire i vecchi amici, quelli che non sono mai cambiati, che non hanno mai avuto niente di migliore e che forse non vale più neanche la pena stare a sentire. Cosa bisogna farne di queste persone? Dello scomodo batterista, che è libero di esprimersi quanto vuole per sillogismi, luoghi comuni, felici intuizioni e frasi fatte, ma poi se dai voce alla tua anima si offende perchè gli sembra che tu gli stia oscurando il cielo? Niente, non puoi farci niente, puoi soltanto eliminarlo dalla lista dei tuoi contatti. O della fastidiosa ex che pretendeva e voleva da te solo sesso e che le dà fastidio che tu stia lì a pensare, a discutere delle cose, che per me rimane una delle cose più belle della vita. La conoscenza, in tutte le sue forme in tutte le sue manifestazioni possibili, come nuove porte che si aprono su nuovi mondi che non sapevamo neanche ci racchiudessero. O della psicologa rifiutata da tutti gli studi possibili che però potrebbe aprire le braccia a chiunque le chieda un consiglio, che la farà sentire più amata, più utile per gli altri e quindi sarà più felice semplicemente di essere quello che è perchè in fondo scopre di non essere una persona così malvagia. O la infida, ma pur sempre amata moglie che fa delle carte e dei documenti di cui gli hai fatto dono e la sua pretesa di esistenza e la sua carta di imbarco verso una vita migliore che tu gli hai permesso. Ecco queste persone mi sono passate sopra e addosso e io ho dovuto metterci del tempo per rimettermi in sesto. Tempo non pagato, straordinari compresi e nauseabondi crolli psicologici inclusi. Certo che sceglierò meglio le persone in futuro, stanne certa, ma non si può mai dire e non si può mai sapere chi incontriamo nella vita. Mi accorgo che è come se mi avessero chiuso in un congelatore in questi dieci anni e io che inconsapevolmente ho migliorato la vita degli altri con la mia sola presenza mentale vado a vedere cosa gli altri mi hanno lasciato di loro. E non trovo niente, assolutamente niente. La ex senza cervello ti ha consumato fino al midollo, l'amico batterista ridotto al silenzio più nero e desolante, quello di chi non riesce neanche più a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni e ti consiglia vivamente di prenderti la pastiglia dopo cena così che poi non stai a spremerti troppo i neuroni. Partite alla Tv, in sintonia col vecchio amico che vive nelle campagne, che ha fatto a pezzi la tua esistenza, per prendersene qualche pezzo, utile alla sua vita di coppia e poi notiziari, rubriche, approfondimenti, film senza neanche i pop corn, la giornalista che immagini sia lì proprio per te e che fra poco smetterà di leggere le notizie e inizierà a spogliarsi. La polvere che ti mangia l'esistenza e poi scopro che nessuno tranne me stesso e poche persone scelte ha dei buoni consigli da darti. Ma non eri tu il nostro mentore Andrea? Dove sei finito? SONO IN FONDO AL POZZO, AIUTATEMI A USCIRE. Niente, dall'alto nessuna risposta. Sono tutti andati al bar a decidere il da farsi. E poi ci sono le sorelle Kessler, una che ti guarda sempre di sbieco, guarda come sei vestito, l'altra ti chiede se sei maturato un pò. Ripenso ai miei giorni in comunità, immagino la sorella appesa a una corda, probabilmente non ce l'avrebbe mai fatta, ma lei non è così stupida da cacciarsi in una simile situazione. Continuerà a fare shopping per il resto dei suoi giorni e al minimo dubbio esistnziale andrà a bersi una birra. Solo io ne sono capace, ma vi dirò una cose semplice e saggia: sono i percorsi più lunghi e intricati quelli che ti portano più lontano. Basta saper aspettare di non aver più voglia di aspettare nessuno che ti venga a tirare fuori dal pozzo: ti devi tirare fuori da solo, perchè nessuno verrà mai a tirarti fuori da lì. Le sorelle Kessler si erano coalizzate contro di me, questo era evidente, e io non sapevo come fare per levarmele dai piedi. Non avevo un metodo, un sistema diciamo, loro erano lì ingombranti presenze della mia esistenza e mi chiedevano implicitamente di fare delle cose, di essere in un certo modo. Io non volevo questo, proprio non lo volevo, ma mi sentivo costretto in un certo qual modo a essere come loro mi volevano. Burgos era felice che le cose andassero così, lui disprezzava tutta la mia arte e il mio essere perchè vedeva ammirazione degli altri verso di me e non capiva in alcun modo perchè a lui non lo considerasse nessuno, tranne me , che pure disprezzava. Io attraverso la mi amicizia con lei mi purificavo, perdonandolo per la sua meschinità interiore, ma lui non perdonava me in alcun modo per il mio successo con le donne e nella vita. Ho iniziato a non farcela, quando ho deciso che era il momento di non farcela. E questo Burgos lo sapeva. Ma torniamo alle sorelle Kessler. La più grande mi piaceva indubbiamente, ma non mi considerava molto. Io mi muovevo tangenzialmente rispetto alle cose per poterla avvicinare al bar, quando decidevo che volevo vederla e mi capitava di parlarle. Ma lei aveva un modo di fare sempre molto distante, perplesso e circospetto. Io curioso di lei, lei sembrava sapere tutto di me. Giorni e giorni davanti alla Tv, aspettando il momento giusto, quello che non arrivava mai, fino a quando mi decisi a uscire un pò di casa e a farla finita con quella vita che non mi piaceva in alcun modo. Intanto mi facevo, mio malgrado una cultura, sulla guerra, sul mondo e i vari leader e sul papa alla domenica. Questa era la mia vita un pò così. La pastiglia di notte la prendo sempre e sempre mi sveglio verso le tre, le quattro e penso alla sorella più grande. Chissà perchè mi vuole così male? pensavo dentro di me. Intanto il mio ex batterista viveva di vita placida e tranquilla, donne su donne e lavoro su lavoro e quando mi parlava parlava sempre dall'alto di qualcosa che non capivo. Ce l'aveva fatta nella vita, io no e forse era questo che lo legittimava dall'essere così, diciamo, superiore. Tutti soldi buttati quelli delle registrazioni e poi cara la mi ex bassista io non condivido in niente e per niente il tuo modo di vivere e di fare qualunque cosa nella vita. Certo che la mia vita fa schifo, ma non è che la tua mi sembri migliore. Comunque ti vedo spesso e prima di incontrarti so che ti incontrerò. Capita sempre tutto per caso, ma c'è qualcosa che non è mai casuale. E' il fatto che la vita vada sempre avanti e noi siamo sempre lì. Araknos: ragni uscivano, ragno uscivano da ogni dove. E' troppo complessa la questione di scrittura e vita per risolverla così, con il ritornello di una canzone perpetua.

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