No, non so se mi sta bene tutto questo: io non voglio andarmene via da qui. E' il mio guscio, la mia tana, il luogo del mio riposo , delle mie intimità, del mio rifugio, il luogo dei miei pensieri che prendono forma. Non voglio andarmene via da qui, voglio che tutto rimanga come sia, voglio scrivere meglio, tornare sugli errori passati, scavare la perfezione dal nulla di pomeriggi di sole vuoti come una bottiglia vuota che brilla al sole. Non voglio più adattarmi a tutto e tutti. Sono uscito dai giochi: fa niente, rientrerò da un altra parte. Non sarò mai famoso, nè mi interessa esserlo. Scrivo per noia, per disperazione, per senso del tempo, per coerenza verso me stesso senza mettere di mezzo gli altri. Gli altri leggono e possono cambiare le loro vite, io non ho più niente da ribaltare, ma solo raccoglierne i pezzi e trasformare in Arte tutto questo Caos umano e interiore che fluisce in psicosi e paranoie senza esito possibile che il mio annichilimento. "Andrea sta bene? Certo che sta bene" "E perchè non lo si vede più in giro?" Perchè non ha soldi" " Ma se prima usciva anche senza soldi, sfidava tutto e tutti con solo sè stesso. Ora è stanco, provato certo, a tratti si sente vecchio, un vecchio idiota che vaga per le strade di San Giuliano, con i suoi personaggi fissi (i perdenti) e quelli vincenti(quelli che sono riusciti ad andarsene da qui). L'ambiente non è stimolante, sei tu che devi stimolare qualcosa, sei tu che devi uscire da vecchie dipendenze e credere nel tuo prossimo anno che sarà fantastico, pieno di vita e cose meravigliose se lo vorrai, se ne sarai capace. Mi lamentavo di Joe, ma senza di lui chi mi rimane? Nessuno, praticamente nessuno. Il deserto dell'Esistente e dell'Umano. La vecchia stronza sempre in ciabatte con il carrellino della spesa con il marito invalido che sentenzia sempre su tutto e tutti, me compreso, e ti guarda di sbieco come se dovesse soppesare la sua volontà. Ti fa passare la voglia di vivere, solo a vederla. Seguo la mia follia e la mia disperazione, è questo quello che devo fare, è quello che dovrebbe fare chiunque pur si sfuggire alla propria morte fisica e interiore. E poi verranno a dirti che c'erano cose migliori da fare, che ti sei perso delle cose, come quando eri giovane e tu ci rimanevi male, ora è peggio, ne esco proprio deluso a sentirmi di perdere qualcosa di più facile di quello che sto facendo: in fondo i miei vorrebbero solamente che riuscissi a essere felice. Vaglielo a spiegare che dopo Erika (che valga per tutte le volte che la nomino non è nient'altro che Mascia, la mia fidanzata storica con cui ho trascorso 8 anni della mia vita) èstato difficile vivermi storie d'amore con altre donne. Fisicamente sì, poi c'è stata una sorta come dire di translitterazione secondo cui, allontani un ricordo doloroso dandogli un altro nome che un giorno prenderà un'altra forma e tu starai meglio, sempre meglio. Senza che prima o poi, qualcuno non ti accoltelli alla schiena, come sta facendo Cloud. Ma io sono guardingo e anche se non nascondo che vacillo forse riesco a tenere la posizione e a non scivolare in strati ancora più bassi e piatti di vita. Ormai i giochi sono fatti, tutti o quasi hanno la loro vita che costa impegno, sacrificio e tante altre cose. E' stato divertente questo anno con Cloud, veramente divertente, ma a me non basta più, mentre lei vuole ancora continuare a giocare, forse con me, forse con qualcun'altro. Io sono fuori dai giochi. Invece viene a casa mia per un oretta, c'è dolcezza, ma non c'è amore vero. Ha solo paura di perdermi e di rimanere sola,tutto qui. E sarà quello che succederà. Guarda le cose scritte a penna in giro, controlla i minimi mutamenti della mia vita, senza che io possa vedere i suoi. Ripenso a Valeries e alla bellezza dei suoi occhi verdi, come i miei. Alla sua gentilezza, al suo cuore di braccialetto turchese regalatole da mia sorella tanti anni fa. E qui mi si apre il cuore, e qui mi fermo. Ci svegliamo io e Valeries in una specie di castello. C'era una festa o qualcosa del genere, c'è anche Fritz che è tornato il Fritz buono di un tempo e ha cucinato per tutti, salmone, caviale, burro, del tè, caffè. Ci sono tante auto d'epoca parcheggiate in giardino, ma tutti stanno dormendo solo io e Valeries siamo svegli.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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