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Senza Titolo II


Eccomi che mi ritrovo. In un bar qualunque di una periferia qualunque di una grande città qualunque. La faccia del barista è tirata, stanca e siamo soltanto a martedì. Ci conosciamo bene, ci vogliamo anche bene, ma lui ha l'ossessione dei soldi, pensa sempre a quello che può guadagnare, anche dalla mia sofferenza, anche dai miei caffè solitarei al mattino, fuori, all'aperto, aspettando un raggio di sole che poi arriva, ti scalda il viso e un pò anche il cuore. Ho usato quel bar come scrittoio, come luogo di intrattenimento come modo di fuggireai quesiti della vita. Ma non avevo soldi, non mi ubriacavo e non sfidavo il destino. Avevo ormai già imparato e capito che il destino non doveva essere sfidato in alcun modo. Ci aveva pensato Erika a ricordarmelo. Per come erano finite le cose, per come mi appare in sogno e sempre mi mi ricorda che l'essere umano è un gran creatore di destini, ma può anche saper distruggere tutto, preso da una cieca rabbia come ha fatto lei. I miei personaggi sono sempre gli stessi. Stento a conoscere persone nuove e se ne conosco preferisco mantenerli in una dimensione privata che fa parte del periodo, che è la cornice dei miei giorni attuali. Joe Munnezza compagno di mille risate e pomeriggi d'estate, d'inverno e di autunno presto se ne andrà e un altra storia finirà. Una storia nella storia. Comincerà a lavorare, smetterà di bere e ricomincierà una nuova vita. Mia madre mi dice che ha visto una mia ex incinta, ma mia madre non ci vede bene. "Aveva il pancione". Me lo dice stamattina bevendo il caffè delle sei e mezza, quando io mi sveglio ancora confuso dai sogni e spesso incubi della notte. Ma questa volta questa cosa la voglio spiegare. E' come se la mia vita nel suo dipanarsi e nelle sue scelte mi portasse a delle non scelte, e a dei inevitabili ricordi, a dei rimpianti, a degli errori che io non riesco evidentemente a perdonare a me stesso. Altrimenti non dormirei così male e non mi sveglierei così, bisognoso di contatto e calore umano. In un bar qualunque di una città qualunque scopro poi di avere meno energie di un tempo e quindi seleziono. Seleziono gli attimi, la mia presenza al mondo, il tempo che trascorro con me stesso. Cerco di non trascorrerne troppo e cerco sempre di stare con la gente, in fondo ho passato quasi un anno a scrivere storie che poi mi si sono ripercosse contro sbeffeggiandomi e prendendomi il lusso di non prevedere mosse, nemmeno quelle del mio inconscio che mi punisce per qualcosa che non ho fatto, per delle paure che hanno trovato casa nelle mie fragilità.
Pensiamo al tempo, alle cose senza nome e a quelle che verranno ancora. Tutto rientra in una fase. La fase del non si capisce un cazzo, ma va bene così. Le cose senza nome sono forse la cosa più interessante del tutto.

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