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Storie Varie


Oggi vorrei parlarvi dell'esperienza della Comunità: un esperienza che al momento prima di entrarci ti sembra, e di fatto lo è, necessaria e anche umanamente bella quando ci sei dentro, ma che a distanza di anni, non puoi che ricordare come orribile. Mi ci fa pensare Cloud indirettamente, che lambisce lidi di follia senza mai approdarvi pienamente , forse grazie alla propria arte, alla propria abilità nel farsi rispettare e Monica, che mi viene in mente, con accostamento inusitato suscita, con più enfasi, più direttamente. Quello che spero di non sapere è quello che sto per dirvi. Quanto avrebbe bisogno di cure quella donna, neanche lo sa che è malata, ma sa vendersi bene, pur di sfuggire al bisturi della psichiatria e così tutti abbiamo imparato a conoscerla come persona che ha delle difficoltà, ha dei problemi e via dicendo. Ma nessuno si accorge mai dei danni che fa intorno a sè e che non paga mai, come un alcolizzata che frequenta sempre lo stesso bar ripete sempre le stesse cose, almeno da quando la conosco io. Ma non voglio accanirmi anche oggi su di lei: se lei non lo facesse con me queste parole non sarebbero mai nate. La domanda che più mi assilla è come io abbia fatto a farmi raggirare così bellamente da lei per due anni. Ero appena stato ricoverato, arrivavo dai Territori Occupati di Palestina, avevo visto la guerra dal vero e non in Tv e mi ritrovo con questa idiota al mio fianco, paladina dell'antipsichiatria e che intesse sermoni e canzoni sulla follia come arte, come gesto provocatore dell'uomo nei confronti della società e via dicendo. Tu che spacchi bottiglie ubriaca tirandole addosso alla gente non ti puoi stupire se godi di una certa reputazione presso tutti e a me il bavaglio non lo metterai mai, continuerò a dire queste cose fino alla nausea, fino alla morte, perchè tu hai fatto del male a una persona che già stava male e dovresti pagare per questo. La tua finta semplicità non è nient'altro che una questione di trucchi da fattucchiera-maliarda. Io mi rivolgrvo a te, chiedendoti aiuto, tu infierivi su di me per misurare come ci si sente a calpestare un più debole, almeno in quel momento. E' questa la tua disgrazia Monica, quella di essere non una persona sensibile, ma una persona se non malvagia, sicuramente cattiva dentro. Poi inizio a pensare che le donne sono tutte così, ma spero sempre che non sia vero fino in fondo. Sto con gli amici e cerco di pensare a cose migliori. In comunità, mondo esterno e mondo interno erano due cose distinte. Non esisteva più il fuori, ma solo un dentro fatto di dieci attori che attraverso la follia inscenavano la propria vita in un contenitore che tenesse a bada le pulsioni più estreme. Hai visto come è facile scrivere bene, cara la mia amica giornalista in una casa calda e accogliente in cui tutto è a posto e in ordine. Prova ad andare tu in una comunità e a scrivere due righe, tu che ti sei fatta strada nella vita come tutti sappiamo e che ti inviavo i miei primi scritti e di certo non potevi immaginare che era difficile mettere una punteggiatura fluente e precisa tra urla, risa e schiamazzi degli altri nove ospiti. Nessuno mi ha capito tranne Matteo e forse solo io mi capisco adesso, di quanto sia delicata questa questione della scrittura e di quello che ciascuno di noi porta come portatore di senso attraverso le proprie parole, scritte o orali che siano. Ma lasciamo stare la povera Monica che ne ha passate tante e che se mi ignorasse per strada sarebbe meglio per tutti.
Stamattina il buio ha preso il posto della luce che tarda a venire. Ma io volevo dire un ' altra cosa. Che per fortuna, inizio a stare bene, anche senza la mia ex, senza notti in compagnia delle mie ex che mi odiano e penso a quanto sia bello prendersi cura di sè stessi. Leggere un libro,oziare nel letto, se avessi un cane lo porterei fuori a pisciare e poi starei a giocare con lui in salotto. L'orizzonte saranno gli Appartamenti Protetti, i miei non sono eterni, anche se coriacei. Due ottiche di vita mi attraversano, ma non ve le voglio dire, diciamo quella più assistenziale e quella più disperata di chi pensa che nella vita alla fine ce la si cava sempre. Ma sarà vero? Il viaggio in Palestina e il successivo ricovero, cose che mi hanno colto molto impreparato mi hanno fatto ricredere sul fatto che sempre ce la si cavi in qualche modo nella vita, a volte serve un aiuto. Un aiuto necessario. Mi sto accorgendo della bellezza delle cose anche se niente nella mia vita fa presagire qualcosa di bello, dalla bellezza che possono emanare gli altri: una figura femminile, un comportamento, un gesto d'affetto; questo è il clima che respiro nella mia famiglia a volte quando va tutto bene. Mio fratello scappa, frammenta dove può e si vive la sua vita con un egoismo sicuramente sano, ma a volte veramente eccessivo. Non so come sarà quando saremo io e lui. E poi mi viene in mente il caldo sole della Palestina, il grande Le Rouge, le nostre avventure insieme a Gerusalemme. Ora che sono tagliato fuori da tutto e non mi rimangono che i ricordi: per fortuna alcuni sono belli, piacevoli, fino al 5 giugno 2005. La mia vita, nonostante gli anni difficili della pre-adolescenza per la morte di mia sorella, era stata una vita coraggiosa, fiera anche nel dolore, reattiva a qualunque cosa, anche se quella morte aveva spezzato delle corde dentro che poi hanno definitivamente ceduto proprio col mio ricovero. Ricordo la vecchia casa dove vivevano tutti e quattro, io mio padre, mia madre e Marianna che ora non c'è più. Ricordo quella cameretta rimasta improvvisamente vuota, i suoi vestiti, i suoi libri, il suo diario che io andavo a guardare di nascosto mentre il papà e la mamma cucinavano o piangevano sommessamente in cucina. Che anni dolorosi, ma quanto ci ha unito come famiglia quella morte. Attraversando il dolore nella sua forma più acuta come un fendete squarcia la pelle, abbiamo iniziato a viaggiare. Prima insieme in Europa: Parigi, Isole Canarie, Spagna, poi comprammo una casa in Puglia e lì trascorremmo parecchie estati della nostra vita. Lì già andavamo quando eravamo piccoli e Marianna c'era, per cui l'Estate successiva che andammo lì fummo tutti accolti con grande rispetto in ossequio al nostro dolore. Avevo un amico in particolare Flavio che mi stette molto vicino e Estate dopo Estate accrescemmo il nostro rapporto di amicizia. Poi io iniziai a essere più grande e verso i 16 anni decidemmo di vendere quella casa e iniziare a visitare altre regioni, la Calabria e più tardi la Sardegna. Una vita cosparsa di dolore, ma anche di incontri, poi le sventure ce le si è iniziate a raccontare più tardi al telefono sull'onda di anni passati. La madre del mio amico Flavio è diventata cieca, lui ha trovato un lavoro come informatico e una fidanzata con cui vivono assieme e anche se non hanno molti soldi, perchè lui lavora part-time, sono felici e lui va avanti nonostante tutto. Nonostante tutto io non ero solo, la mia famiglia mi sosteneva, i miei genitori erano giovani avevano ancora una gran voglia di vivere dentro. Se ora penso che si stanno per separare mi viene una rabbia. Erano anni cosparsi dalla violenza di quel gesto, eppure docili, la vita tranne quell'episodio fluiva come doveva fluire io crescevo e iniziavo a capire che Marianna non c'era più che era soltanto un ricordo della mia infanzia e che potevo costruire mille e infinite storie nella mia vita. Avevo lo sguardo incattivito dalla vita e cominciavo ad avere presa sulle ragazzine della mia età e anche di qualche anno in più. Frequentavo l'Oratorio e c'era un prete, Don Luciano che una volta mi accolse perchè dopo una crisi di pianto a scuola ero scappato ed ero andato da lui a parlare di Marianna e a piangere. Tutto era strozzato nella mia vita, come quell'urlo che mia madre lanciò in quel giorno di Aprile del 1985, un urlo che non dimenticherò mai. "MARIANNA; MARIANNA". E la finestra del bagno spalancata verso il cielo. Negli anni successivi siamo rimasti in quella casa per qualche anno, poi ci siamo trasferiti in una villa grande dove vissi gli anni più belli della mia vita in compagnia di Erika, Burgos, Barbara, Julia, Ivan, tutti personaggi che nella malattia e nella nevrosi del momento si sono trasformati in personaggi negativi, per come è finita la storia con Erika per come era ormai ridotta a brandelli la mia vita. Julia è diventata in alcuni scritti l'Ebrea che dispone di infinite risorse e devo chiederele scusa di questo. La malattia, la cattiveria, la malvagità che si fanno strada anche nei rapporti più positivi che avevo costruito in tutti quegli anni. Niente sembra essere più importante ormai, si vive giorno per giorno, io vivo così e come se la mia vita si fosse accumulata a strati, ma una nuova frattura non volevo proprio accettarla, quella della separazione con Erika: avere tutti gli amici contro, avere Julia come amica dopo che mi aveva fatto delle avances che da lei non mi sarei mai aspettato e che forse non volevo. Ma la vita va avanti, lei ha una figlia, un uomo da dieci anni con cui ha viaggiato molto, soprattutto in Mozambico e io ho sbagliato con lei e con tutti. Ma non potevo fare altrimenti, a 30 anni, ammalato di depressione mi dovevo ricostruire una vita da zero, non sapendo da che parte cominciare. E ripercorrere queste storie non fa che acuire la mia tristezza perchè persone come Julia, le serate, Ivan e gli altri mi sono mancati e molto. Stavo in casa per giorni solo per aspettare di poterli vedere o fare una telefonata con loro. Poi gli spazi mi sono ristretti attorno, Erika si è presa tutto, anche i miei amici di una vita che finalmente stava andando dritta e che lei ha distrutto, per i tradimenti, per la frustrazione, perchè ha trovato di meglio, ma io non posso come ho fatto in questi dieci anni starmene zitto o come dopo la Comunità sviluppare un atteggiamento talmente aggressivo e menefreghista nei confronti della vita da azzannarla al collo, come direbbe il mio buon vecchio padre. Quasi mi commuovo scrivendo queste cose, perchè mi ricorda di come la vita sia mutevole, strana, come diceva don Luciano, che ancora raramente frequento per i suoi numerosi impegni, la Fortuna va e viene, la salute può essere precaria, le ricchezze svaniscono e solo Dio rimane immutabile nei secoli.
Tutto questo attaccamento a Dio e poi penso a come questo discorso vada in contrasto con altre parentesi della mia vita fatte di sesso, anche audace, spinto. Come con Cloud, con Erika, con Monica e altre. Un sentire diverso, quando l'uomo perde la ragione e il suo basso ventre predomina su tutto aizzato dalla donna in questione che vuole sentirsi piena, riempita da te.
" Non mi piace come parli delle donne nei tuoi scritti". Così mi disse l'avvocato, una bellissima compagna del liceo di cui ero sempre stato invaghito per la sua dolcezza, la sua voce, il suo modo misurato di fare le cose. Ci risentimmo nel periodo che ero in Comunità, ma io non le dissi che ero in Comunità, ma che vivevo e lavoravo in provincia di Varese da un amico. Lei o mi credette, o fece finta di credermi e per un pò ci sentimmo anche al telefono. Poi evidentemente venne a sapere della mia situazione e preferì tagliare le comunicazioni, ma non gliene faccio un torto, ma ogni tanto, mi torna in mente così bella, semplice, pura.
Forse preferisco stare da solo che in compagnia di gente che non mi corrisponde, che offusca la mia arte,o presunta tale. Più vengo attaccato e più mi sembra di diventare aristocraticamente solo. Ma io non mi sento solo, ci siete voi qui con me, è questo che non capite. Che anche se vi disprezzo, vi voglio bene. Forse dirà qualcuno, non si sa gestire la solitudine. Forse certe cose è meglio non dirle. Forse sono stanco di raccontare storie non vere e allora o vivo storie nuove o scavo in quelle che possiedo già. Ma forse è meglio non farlo. Cosa sbaglio, cosa sbaglio sempre? A pormi un gradino più in alto degli altri. Ma io non lo faccio volutamente. Forse è meglio che stia zitto per sempre. Ho subito parecchio, quello posso assicurarvelo. Non mi viene da muovermi di un millimetro per migliorarmi, anche se forse dovrei farlo. Già me li vedo i detrattori: "E' impazzito, non sopporta più nessuno, non fa niente, bivacca tutto il giorno (questo è un pò vero). Va bè cosa vi devo dire. Gli addiì esistono e bisogna guardare avanti. Alla prossima donna? Alla prossima donna. Mi dispiace Cloud, ma nulla dura per sempre. Eppure tu solo sai quanto sei dentro di me, troppo abituata a sentirtelo dire. Non bevo più, non esco quasi più se non per bermi il caffè. Sto fuori poco, fumo una sigaretta e in fondo non ascolto più i consigli di nessuno, soprattutto donne, tranne mia madre. Tutte che passano su tutto, ma poi si crea una solidarietà, quando uno reclama il proprio posto. Non vi sto a spiegare meglio.
Nessuno è capace di farsi i fatti propri nella vita, nemmeno chi pensavi che ti stimasse o che si professava tuo amico. La faccio troppo difficile dici? E allora ascolta questo, la tua amicizia non vale il mio silenzio per anni. Già dal 2005 al 2013 sono stato in silenzio, non dicevo cosa pensavo, non pensavo nemmeno di avere il diritto ad avere una mia personale opinione sulle cose e su quanto succedeva nel mondo e, più vicino, attorno a me. Si creano distanze, ma questa volta sono anch'io a stabilirne i confini. Tanto se quello a cui mi relegate è guardare fisso un muro e assentire alle vostre opinioni che non condivido siete totalmente inutili per la mia esistenza. Tutto ciò che è quotidiano e si ripete senza variazioni ci uccide, ma siamo noi a precipitare in questi imbuti di noia e rabbia repressa. Mi scuso con te Monica se sono sempre così, diciamo categorico con te, io non ti voglio male, ti ho amato e voluto bene e le cose sono finite come tu sai, ma questo è il sapore che mi rimane in bocca.

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