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Salento


Mi ricordo di tante Estati al mare, in questa mattina dolce di metà Novembre. Estati in cui mio padre era forte, giovane e sano e mi proteggeva da tutto essendo mia sorella morta qualche anno prima ed essendo l'unico figlio rimasto (mio fratello doveva ancora nascere) e al mare andavamo in Puglia, avevamo una casa in un paese che si chiamava Copertino, che era nell'entroterra e per andare al mare facevamo una quindicina di km fino ad arrivare a Torre Sant'Isidoro, spiaggia bassa costeggiata appunto da una terra di epoca romanica, come molte ce ne sono in Puglia. Avevo amici con cui giocavo il pomeriggio, vicini di strada, a biglie oppure a pallone e la sera si mettevano le sedie fuori dalle case e si cenava tardi e si parlava tutto il tempo, i grandi con i grandi, i bam bini con i bambini. I primi anni eravamo ospiti di una grande e vecchia casa di amici dei miei, una di quellle case vecchie, con i soffitti alti, poi comprammo un paio di vie più in là una casa tutta nostra. Nacuqe mio fratello e le sue prime vacanze furono lì. Era un bel periodo nonostante il lutto che ci aveva appena colpito. Poi venne Erika, anche se prima di lei altre cose e al mare andavamo in Toscana, al golfo di Baratti, insieme uniti di un amore unico e indistruttibile, anche se anche quello come tutto ciò che c'è nella mia vita o forse in quella di tutti, sembrò svanire nel vento del tempo e degli accadimenti. Io ero sempre ubriaco dopo la nostra separazione e rimorchiavo donne a caso e ci facevo sesso, ma non ero felice, lei mi mancava, mi mancava enormemente un vuoto che ci sono voluti dieci anni a colmare e forse la ferita non si è mai rimarginata completamente. La mia vita mi scorre così davanti agli occhi e mentro faccio una pausa sigaretta fuori dal bar passa Fritz in biciletta che va a lavorare. Sono voluto tornare in questo bar stamattina solo per Cloud perchè a lei piace come scrivo e allora volevo renderla felice una volta di più. L e energie sono sempre quelle, un pò così dopo le mie notti confuse in cui sogno case più grandi della mia attuale e che si rivelano poi dei falsi, svaniscono nel nulla. Dico sempre le stesse cose, ma non c'è come dire agonismo nella mia scrittura, io non sono Matteo, non scrivo per convincervi di qualcosa o della bontà della mia scrittura. SCrivo per darmi anche una collocazione sociale che altrimenti non saprei come connotare. La mia disgraziata vita è al giro di boa e di necessità in virtù cerco di capire che cosa fare dei giorni che rimanenti giacciono appesi. Questa donna, Cloud, io la amo di un amore sincero, che forse non avevo mai provato prima, lei dice che mi ama ma non vuole sentirsi legata: un facile pretesto per giocarsi liberamente la vita e non prendersi alcun tipo di responsabilità. Quello che mi distrugge della mia vita sono le abitudini, le cose che si ripetono sempre uguali, la paura della morte, più che la mia, di quella dei miei genitori, le situazioni difficili, come quella con Cloud. Il paese si spopola di personaggi improbabili che pian piano vengono riassorbiti dalle necessità, svincolati dalla droga e assorbiti in Istituti, Comunità e lavori. Solo io e Pino resistiamo, lui 62 anni, io 41, tutto ancora da fare, ma anche lui è un vecchio idiota stupido. Una vecchiaia tutta da costruire, lui vive già il suo tempo. La vita scorre uguale in questa placida San Giuliano e la mia vita si è fatta più piatta, ha perso lo slancio che aveva acquisito, anche se io cerco sempre di trattenere qualcosa che mi dia vitalità, ma non riesco a trovarla negli altri, proprio non ci riesco, non almeno in quelli che frequento io e che dovrei smettere di freuqentare. Cloud mi dà slancio, mi fa sognare, anche se subito dopo devo riaprire gli occhi, perchè non so se quello che vivo è vero oppure no. E poi capisco che si è trattato solo di un sogno. Lei in riva al mare in controluce, l'ho sognata stanotte e ho dovuto distogliere lo sguardo nel sogno tale mnte era forte quella immagine, che quasi faceva male. Il sogno di Eliona, di un matrimonio che mi poteva salvare da tutto, dagli affanni economici, dalla paura per un futuro incerto, dalla malattia e dalla vecchiaia. Vi aspettavate storie più allegre? Ma io di storie allegre non ne ho. Sono da Patrice: Patrice rimprovera Darlin dicendole di essere più sorridente e contenta con i clienti, Darlin mi guarda sempre come se fossi l'ultimo uomo con cui andrebbe a letto nella sua vita. Io vedo i suoi seni sparare verso lo specchio del bar e non posso fare a meno di immaginarmela in intimo rosa su un letto candido di petali che dimena il suo bel culo brasiliano. Faccio colazione tutte le mattine in questo bar, solo per prendere contatto col mondo (il mio mondo è Patrice, lui è il mio megafono Esistenziale) e per vedere di sfuggita lei che mi dà il buongiorno. In fondo non ho nessuno, a parte mia madre che mi dà il buongiorno al mattino, solo pareti fredde e vuote di un Esistenza distratta di chi non ha saputo raccogliere molto. Disperdi energia, disperdi energia. Penso spesso a Matteo che combatte a Rio de Janeiro una vita in cui ha già vinto e io cosa devo farne della mia di vita? Matteo dimmelo tu. Un giorno sono tornato a Copertino da solo, in treno, in quella strada dove c'era la nostra casa, poi me ne sono andato via. Ma è tutto così confuso di quel periodo che la mia mente così folli le cose che facevo che la mia mente sta facendo tabula rasa di tutto così di quel periodo rimarranno solo i seni di Monica, la sua carnagione olivastra, i giri alle colonne di San Lorenzo e le sbronze e le fumate dal ciclista e i miei rovinosi ritorni a casa. Eppure non prendere coscienza di niente è stata forse la scelta più importante. Devo tornare a trovarlo, il Ciclista prima o poi. Deve aggiustarmi la bici.
Voglio tornare nei locali e voglio tornare a stare bene. E' importante come ci si pone in questa vita perchè ne dovremmo dare conto nella prossima. Io penso a Cloud, con più distacco, ma ci penso. Se la volessi veramente sarebbe mia. Dovrei scrivere spy-story. Cannoni e sparatorie varie, documenti falsi e ambientazioni noir.Tipe fasciate di pelle. Oppure più semplicemente devo andare a fumarmi una sigaretta e respirare l'aria del mattino. Entra un tipo sul losco andante. Penso "Me ne vado". la mia vita sembra affievolirsi, meno energie, meno slanci, più cose essenziali. Nel bar al mattino presto senti fare i soliti discorsi da bar. "A Rio si starà sicuramente meglio". Vedere tutto come incontro e sentirsi meno defraudato delle cose. Questo bisogna fare. Questa è la lezione dei più, anche se poi usano sempre una certa arroganza. Fa troppo freddo per scrivere, fa decisamente troppo freddo. Vi scrivo dall'estremo limbo di una città ormai deserta e spogliata dei suoi unici attori principali: noi.
Che belle le Estati in Salento in generale quando ero giovane, quando c'era anche Lei oltre a Erika, quando mi prendevo il piacere per il gusto di prendermelo e quando avrei voluto di più. Come in questo momento.Il sesso dopo il sesso, la riconciliazione dopo l'ennesimo tradimento. Questo eravamo io e Erika. Indigesti per la pubblica morale, quella di Jim sicuramente. A Copertino ci stetti dagi 10 ai 16 anni e furono anni fantastici, dove conobbi tanti bambini e poi ragazzi della mia età e dove ebbi molto a che fare con gli adulti, i genitori e gli amici dei genitori in una delle loro fasi di età migliori. Sì, perchè erano ancora giovani e avevano tante energie, tante cose da dare, di cui io avevo un gran bisogno. Sentire che c'era una famiglia dietro le mie spalle, anche se soffrivo d'Inverno a scuola, mi faceva sentire quando andavo a Copertino come in una piccola isola felice. Ora ho tante cose da fare, devo pensare alla mia pensione di Invalidità, devo tornare alla scuola dove ho lavorato e farmi dare i documenti, tutta colpa della tipa dell' agenzia del lavoro che deve aver spulciato nelle mie carte. Mi viene in mente che quando Burgos mi dava del vecchio, si riferiva alla mia sedia a dondolo in vimini che campeggiava in Taverna nella villa, dove io ero solito farmi dondolare fissando il fuoco scoppiettare nel camino. Quel fuoco caldo e avvolgente. Quella sensazione di pace, di serenità, di aver superato la tempesta: ero come una barca in mezzo a un mare piatto e soleggiatao in una giornata tersa. Ma io non ho mai provato un sensazione così forte: non sono mai stato su una barca a prendere il sole al largo. Dovevo andarci con Erika e suo padre, ma poi ci fu brutto tempo, dormimmo sottocoperta io e lei, ma il mattino dopo il mare non era buono. Era bravo il padre di Erika, un pò burbero a tratti, ma quasi solo con la moglie e con lei,quasi mai con me, tranne quando magari capitava che rovesciavo il caffè al mattino o mi dimostravo particolarmente maldestro. Capitava, ma era un burbero buono. Erika, il giardinetto della sua casa di Varzi dove ci fumavamo la sigaretta, aspettando il pranzo, preparato dalla madre. Era tutto così bello, come ho fatto a dimenticarmi così tanto di lei? Lei che ha dovuto soffrire così tanto per allontanarsi da me. E io che sono stato così crudele e stupido. Ho rovinato tutto.

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