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In auto


Mentre agiti i tuoi capelli scarmigliati al vento ti chiedi se quel giro in macchina possa essere l'ultimo con lei al volante, come una freccia schizziamo sulla strada assecondando la musica che scorre forte e veloce allo stereo. Quante volte siamo stati giovani, quante volte lo saremo ancora, la differenza è che ora richiede preparazione. Si è giovani ma è come se fosse su richiesta di un Io interiore che non si rassegna o che sulle ali dell'amore è capace ancora di fare mille cose. Abbiamo un età , i 40, che è strana, mistica, non ti ricordi più cosa hai fatto fino all'altro ieri e già proietti i tuoi timori sul domani. Come un deja-vu, come delle matrioske le tue molteplici vite si susseguono con cambi di scenario e tensioni diverse che se raccontate male si sciolgono in un nulla di fatto. Raccontare poi è un Arte difficle, sopratutto i più evanescenti movimenti dell'animo. Chi si dibatte di qua, chi si dibatte di là, chi decide che non farà più nulla e sta bene così. IO. La follia, che scenari impossibili ti permette, ma io sono veramente folle? Non penso proprio, diciamo che non so più adattarmi a tutto ciò che mi succede intorno e quindi, il mio sforzo e la mia indole sarà quella di adattarmi a ciò che conosco e non tendere verso ciò che propspettano psicologi, infermieri e tutti quelli che non conoscono l'importanza delle cose e dei passaggi di vita, di quotidiano che rendono la nostra vita ancora viva, pulsante, anche se ci sembra di non stare facendo niente. Ogni tanto ho dei flash dei miei anni con i miei, quelli giovanili, quando sono andato in Tunisia da solo, quando ero in Palestina con Marina su un autobus di turisti della cooperazione con lei che faceva da guida e le due immagini si sovrappongono su quell'autobus. Poi mi viene in mente il viaggio a Roma con Erika, in Panda, con la mia Pnda 1000 e la sua amica carina che mi guarda con sguardo agrodolce e noi che siamo in un bar di Trastevere a bere un cocktail e Erika che ci controlla a vista come sempre faceva in questi casi. Il fatto che Erika fosse gelosa è una cosa che ripeto spesso e spesso mi accorgo che le cose sono cambiate, sono evidentemente cambiate, così come la percezione che ho io di esse e quelle che hanno loro. I miei ex amici e per me sempre amici. Ivan resterà sempre per me un amico, per le serate, l'intesa, le serate passate e per la vacuità di quello che ci ha diviso in fondo, dettaglio trascurabile di un amicizia che si dovrebbe basare meno sulle frequentazioni. Sto bene oggi, perchè so che dopo vedrò Cloud perchè so che finalmente esiste una misura nelle cose e che esiste una sorta di giustezza dell'Essere. Se smettessi di fumare, farei volentieri a meno di farmi del male e farei così del bene alla mia salute. Oltre al fatto che le sigarette orientano in qualche modo i miei pensieri, li condizionano. Ecco cosa farò lo scrittore folle per la platea generale e sano di per sè. Scrivere è sicuramente un sintomo di sanità mentale, non sarà un lavoro, nessuno mi paga, ma almeno posso dire di star facendo qualcosa. Qualcosa di utile per me e per la mia vita, raccogliere la memoria di pezzi distrutti da eventi, relazioni finite, cambi di scenario, coinvolgimenti emotivi nelle storie che mi vivo e di cose ancora più complesse. Ricomporre come Picasso con schizzi di colore delle immagini che sono fluide e mutevoli. E' pazzesco quanto sia ignorante l'infermiere del CPS, a parte, il suo lavoro e l'utero femminile non conosce niente di niente. Non con osce l'Arte, non conosc e la letteratura, non legge neanche. Dovrò sapermi far valere in futuro, ri-imparare chi sono io e cosa sono e cosa non posso essere per loro in nome delle loro stupide terapie. I capelli scarmigliati di Cloud vibrano al vento e io sono felice in questo momento di essere qui con lei. La musica riempie l'aria e i nostri cuori che vibrano all'unisono. Quando ripenso alla casa che avevamo, a come ero felice lì dentro nella mia vita che finalemente si risollevava e che verrà distrutta dalle mie scelte, costrette da colei che era stata l'artefice della mia rinascita. Ti ritrovi in un appartamento piccolo, di nuovo con i tuoi, dopo anni di viaggi e di serate, ma queste cose le ho dette fino alla nausea. Quello che conta adesso è che si possa raccontare tutto, fino al dettaglio più minimale dell'Esistenza, perchè tutto è degno di menzione e di essere considerato come vitale e importante.
Mi sveglio, dopo una giornata inutile, in cui ho dormito tutto il giorno e mi sono svegliato appena in tempo per la cena. Joe Munnezza è scomparso, andrà in una comunità a lavorare e disintossicarsi dall'alcool e da tutto quello di cui fa uso. Sono sveglio dalle 5e30, i telegiornali si susseguono alla Tv, il senso di inutilità del mio esistere si stempera nella scrittura. Penso a Claudia e ai suoi teneri baci in metropolitana l'altra sera. Dice che non è sicura di me , ma mi dimostra di volermi bene. Questa storia, nella misura in cui gli dò importanza, mi sta in un certo senso uccidendo, ma io la amo e accetto tutto, tranne il fatto di perderla. Questo stillicidio di emozioni, lo svegliarsi sempre con la stessa sensazione che non sai cosa ne sarà di te, di quello che sei di quello che sarà quando loro non ci saranno più. L'odiato padre, l'odiata vicina di cui non parlo più e sento lontana, il maledetto bar con il barista questuante. Il cercare sempre nuovi motivi di esistenza, di appartenenza sociale forse non se ne parla più. La cosa più difficile è accordare il pensiero su sensazioni uniformi, dimenticarsi il passato rendere ricco ogni giorno per le cose presenti che qualcosa sempre ci possono dare. Senza mia madre mi sentirei perso, non che abbia ancora bisogno di lei, ma lei incarna la bontà, la bellezza eè una donna di altri tempi, mio padre è stato un uomo fortunato e non lo ha ancora capito.Lo capirà quando starà da solo, se lo capirà. Domani vedrò Fritz, lo andrò a trovare. Mi mette sempre una certa tristezza eppure gioia incontrare Fritz, gioia per un passato trascorso assieme. Mi ricorda di pomeriggi trascorsi insieme, di sole,di anni ancora davanti a noi e tutto possibile e bello così come eravamo possibili e belli noi nel nostro fare, il suonare, anche se in gruppi diversi nello stesso box, insieme ad altre persone. Erano altri tempi di gioie per le piccole cose, per le piccole conquiste che facevo su di me e sulla mia vita. Mi ricordo di come costruivo e intessevo legami tra il mio essere e la azione. Ora il tempo è un inganno mentale, prima era qualcosa di veloce, prezioso, fecondo di ogni cosa che fosse possibilità. "Facezie, millanterie" disse "Si è sempre giovani dentro in fondo, dipende da come si invecchia". "E' che a me invecchiare in questa città proprio non piace, non mi piacciono le possibilità che le persone hanno di esprimersi, possibilità che non ci sono veramente. C'è gente che si droga e forse fa bene a farlo perchè non c'è niente di meglio da fare e poi fa sesso con donne qualunque che per una dose di qualunque cosa vendono il proprio corpo. Non sono neanche donne avvenenti. Le storie di San Giuliano mi hanno stancato. Così come mi ha stancato essere qui con questi personaggi-avventurieri-facinorosi della vita. A volte mi immagino in luoghi diversi, provo a pensarmi in un altrove che sia qui, cerco di immaginarmi con donne che sinao qui con me." Non aderisco alla realtà: cerco di sfuggirgli".
Mi sveglio, con la solita sensazione di malessere sogno prima Alessandra con cui ho un rapporto sessuale e mi sveglio col membro duro e dritto e poi quando mi ri-addormento mi viene in mente Matteo e la sua allegra famigliola in Brasile, Rio. "Lui sì che ce l'ha fatta" penso dentro di me e intanto contemplo il silenzio della mia camera da letto e il buio mi avvolge come una coperta. Le persiane lasciano trasparire piccoli spiragli di luce e si sente qualche cinquettio fuori, poi nessun altro rumore: nessun cafone che ride al bar, nessuna gallina impizzata che starnazza in giro per le vie della città, niente di niente, la pace assoluta. Quella pace che io cerco, sopratutto dentro di me. Ho pensato troppo a questa casa e troppo poco a me stesso. Mi sembrava di vivere in Irlanda, non a San Giuliano con Bjork che mi faceva il filo e gli altri quattro, come degli amici ubriachi con cui passare il tempo. Invece Bjork è irraggiungibile e io non dico niente di nuovo se non che esprimo la mia confusione mentale e la sovrapposizione di livelli tra ciò che vorrei essere e ciò che in realtà sono: un fallito che guarda le riviste patinate di musica e sogna cose impossibili. Alessandra: quanto sono lontani i tempi in cui andavamo in vacanza con i miei io e lei uniti e di fatto coppia, la prima donna della mia vita con cui feci sesso, quella che ho amato di più e quella che ricordo ancora. Matteo emana una luce che mi trascolora, e io se non sto attento scrivo cose dannose per me e per gli altri. Non ce la faccio proprio, finalmente a fare la fine dello stupido rassegnato alla vita che fa. Cambiare qualcosa, cambiare dentro e se i miei genitori morissero da un momento all'altro? Mi ascolto The Wall, mi dà forza, mi fa ripensare a quando ero bambino, ragazzino, 14 anni a Londra comprai quella cassetta e la ascoltai centinaia di volte, con mio zio che mi ospitava e che era giovane, i miei erano giovani e mio fratello non c'era ancora. Cosa potrei fare per dare una direzione più incisiva alla mia vita? Forse andrò via, forse andrò via veramente, ma questi anni a San Giuliano anche se meno amari dei precedenti, perchè nel frattempo mi sono attrezzato, sono stati comunque difficili: il fallito matrimonio, i miei che mi costringono a firmare delle carte di separazione, lei che svanisce nel nulla, degli amici approfittatori e indigesti. Il bisogno di compagnia e affetto che ha accompagnato la mia malattia in questi 11 anni mi ha fatto fare e avere a che fare con persone con cui in condizioni normali non avrei passato un minuto della mia vita. E poi mi viene in mente Burgos quando era rassicurante e vicino come una coperta, presto lo rivedrò. Ho deciso, per quanto mi è possibile di riprendere i fili con le persone con cui posso sperare di ottenere qualcosa di più di questa miseria di vita che mi ritrovo a vivere. Fritz forse potrà aiutarmi, lui ha esperienza di psichiatria, Matteo forse può aiutarmi, lui ha esperienza oltre che di scrittura anche di psichiatria, sarebbe bello immaginarsi un giorno vicino di casa di Matteo a Rio, a fare non so bene che cosa, ma immaginare che tutto questo dolore e questo malessere siano lontani, come sono lontani gli anni con Erika eppure io trovo sempre il modo di tenermela vicino al cuore perchè fa parte del mio passato, così come fa Cloud con il suo ex storico di cui tiene ancora le foto in casa nonostante faccia sesso, o l'amore con me a seconda dei casi. Basta una fredda e lucida analisi della realtà, bisogna tornare a sognare un pò, anche nel piccolo di spazi angusti. La brioche da Patrice, il suo ammiccare sempre felice, dritto alla meta, il mio bisogno di cose materiali e immateriali, la sensazione che dei miei scritti non resterà memoria in nessuno che nulla cambierà nulla se non per me stesso. Guardo questa casa ew sono stanco di guardarla e di non vivermela. Mi metto su The Wall, a ciclio continuo. Mi chiedo a cosa serva tutto questo. Good Bye Blue Sky. La fine di tutto, della guerra, della religione, del possesso dell'uomo sulla donna, dei sogni, l'addio ai sogni che ora non ci sono più, ma soltanto un amara constatazione della realtà. Ci sono diversi modi di affrontare la propria solitudine e dopo averlo visto devo dire che Fritz ha indubbiamente stile. Si è guadagnato la mia considerazione e la mia stima con la chiacchierata di oggi. Domenica, grigio in cui si cerca di inventarsi qualcosa.
A un certo punto mi sembra di essere sprofondato in un incubo, quello dei miei giorni senza giorni a venire. Continuo a pensare a quel momento, a quello in cui lei non ci sarà più (e forse già non cè) e quello in cui loro non ci saranno più. Ottimisticamente penso che prima di tutto ciò sarò in grado di farvi fronte di architettare qualcosa. Ma lei va tenuta per la gonna che non porta più, quando sapienti balletti in camera da letto mi dicevano che dovevo stare lì ad aspettare il vento. Un posto dove stare, sopravvivere, quanto terribili sono stati quegli anni, eppure qualcosa dopo si è mosso, quando tutto sembrava perduto. Anche adesso sembra tutto un pò perduto, ma so che in fondo non è così. Lei mi ha avvinghiato a sè, la sua indecisione non fa che acuire la mia forza di volontà. "Posso andare avanti anche da solo", mi dico e lo farò con la stessa decisione con cui lei si nega. Mi chiama, proprio nel momento in cui tutto sembra essersi rasserenato e io sono più deciso. Poi mi lascio scappare parole sulla mia condizione, sul mio malessere: mi sembra che cambi espressione, la telefonata si fa più cupa e lei mi saluta freddamente. Mi sento male, perchè come uomo non sono in grado di garantire niente di niente. Lei mi fa sentire inadeguato in qualche modo, sono i miei discorsi e le mie paure che ci portano in terreni così paludosi e inerti come le macerie di una distruzione imminente. Il confine è labile, come uomo devo essere in grado di garantire delle cose a una donna, altrimenti questa scappa. Ma la mia mente vaga, esplora terreni pericolosi per menti sane e io mi sento sbagliato, sbagliato per tutti, Cloud compresa. L' isolamento sociale è una conseguenza, "spiegare la propria mente", penso, "è il mestiere più difficile che ci sia". E io sto provando a farlo, perchè non fare niente per tenersi pronti a dare la risposta giusta al momento giusto alla persona giusta non è propriamente la risposta giusta a una domanda interiore. E sono tutti così facilomente condizionabili, Cloud almeno lo è. Io penso che tutti quelli che sono stati male e che poi riescono a tornare a lavorare sono i più furbi, quelli che poi si uniformano e che danno le risposte che il mondo si aspetta da loro o che loro sanno essere indispensabili alla propria sopravvivenza. A questo devo pensare io, alla mia sopravvivenza. E se lo stessi già facendo?
Io devo lottare ogni giorno per guadagnarmi una fetta di dignità, la torta se la mangiano i sani: chi è stato più furbo o più veloce. Iconoclastico bisogno di sapere cosa fare nella vita, ma bisogna anche sapere con chi abbiamo a che fare. Tutti vogliono avere ragione su tutto, tutti pensano di sapere tutto di tutto, ma in realtà nessuno sa niente , i più hanno imboccato semplicemente una strada fortuita e la perseguono, una strada che li ha portati a un successo quantomeno apparente.Tutti vivono di sponde come se stessimo giocando a biliardo, ma forse è così che va la vita: è così che la matassa si dipana. L'amico batterista: ho due parole anche per lui. Lui dice: "prenditi la pastiglia" come se fosse tutto lì, una questione di chimica, certo la chimica aggiusta squilibri che non favoriscono il ragionamento e allora guardiamo oltre e parliamo anche di dignità e di rispetto dell'altro. Scrivo, scrivo come voglio e come posso, non posso tenere conto di tutto e di tutti anche se in fondo potrei farlo, ma forse è impossibile, scrivere senza esporsi, dire senza ferire, perchè la verità e la sensibilità nei confronti di chi sbaglia nella vita a volte non vanno di pari passo. La verità produce vittime di ignoranza e posizioni acquisite da tempo, posizioni che nessuno abbandonerà mai. Io sono stato l'unico stupido a farlo, ma forse tutta quella felicità e quella facilità di vita non me le meritavo. Mi merito quello che sono.
Non ce la faccio evidentemente più a vivere così e Cloud mi condisce la minestra della rassegnazione: anni passati ad aspettare, ad aspettare gli altri a essere incapaci di viversi il proprio tempo. Come invidio l'amico batterista che ha un lavoro e dei figli, come invidio Cloud che ha un lavoro, come invidio chiunque abbia qualcosa da fare e io non riesco a trtovare un equilibrio qualcosa da fare, qualcosa che mi faccia sveglaire felice. Sempre stanco, rassegnato forse gli Appartamenti Protetti sono l'unica soluzione, un utopia nella speranza di stare meglio, di avere qualcosa da fare, di avere qualche appiglio per giornate che non significano niente. Lei c'è solo quando fa comodo a lei, con i suoi tempi, i suoi modi, anche lei ha i suoi problemi. Gli Appartamenti dicevamo, un utopia: qualcuno con cui parlare, qualcosa da fare, qualcuno che ti ascolta e non soltanto essere pronti ad accogliere gli altri. Quanto stanchezza nei miei occhi già stanchi. E se mi stancherò anche di quello? Mi stancherò di tutto, ma non penso di essere diverso dagli altri. Non riesco a prendere in mano la mia vita, devo rassegnarmi a questo nichilismo esistenziale, a questi giorni così vuoti da far paura. Non ho più niente da dare a nessuno, mi hanno prosciugato, sono un uomo finito.

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