Pasqua lontano dal RCA, ma sempre lì con la testa. La paura di morire, di morire così, di inedia, di sofferenza, di cose materiali che mancano. “ Abbiamo avuto una vita disgraziata” sentenzia mio padre, impossibile ormai volare alto, da quando è morta Marianna niente è stato più lo stesso. Scrivo inutilmente, non riuscivo quasi più a muovermi da solo in quella casa. Incontro solo tossici e gente così che viene da quell’ambiente oppure pazienti di una comunità psichiatrica che almeno mi tengono compagnia. Sono poche le persone normali con cui parlo.L’impero del misero, chissà quanta bella vita si è fatta Monica e io devo prendere esempio da lei, dal suo modo di essere, dal suo modo di fare. Quanto dolore che mi ha lasciato addosso. Quanto tempo perso dietro a lei, sta succedendo la stessa cosa con Cloud. Il futuro mi spaventa, senza di lei, vedo solo un periodo buio, eppure cerco di resistere e fare qualcosa, ma qualcos’altro mi travolge inesorabilmente. E’ la malattia, la noncuranza o l’eccessiva cura del dettaglio, estremo appiglio di una vita sempre in bilico: non si sa mai di cosa si tratta, quale delle due cose sia. Prendo un po’ di gocce e dormo: sono veramente troppe tutte queste cose per me, per fortuna sono diluite nel tempo. Un tempo che non ci rende giustizia di niente, questa noia che non riusciamo a scrollarci di dosso, questo senso di apatia che ci coinvolge e ci distrugge, scrivere è l’unica luce accesa in un mondo tetro che tramite Marianna ci rimanda soltanto alla morte. E io sballottato di qua, di là da una comunità a un'altra, da una casa a un'altra, da una vita che poi in fondo è sempre la stessa a un'altra. Eppure quei sorrisi complici quegli anni giovanili piacevoli, Erika e tutto ciò che di bello ha portato nella mia vita, anche cose più insidiose a cui io non sono mai stato preparato come le sofferenze d’amore. L’impossibilità di ricostruirsi una vita, la manca“Two Hearts Beats as One” cantava Bono nel 1983 e io dico a chi si ciba del mio malessere che dovrebbe vergognarsi, dovrei vergognarmi io ad avere avuto unanza di energie, la non voglia di fare più alcuno sforzo almeno fino a quando il cuore di mio padre batterà ancora, batterà pure il mio. vita così difficile e aspra. Eppure alcune carte giuste ero riuscito a costruirmele: il lavoro in Nepal, la Palestina, Erika, la villa -25-guscio dei miei: tutto andato in frantumi, tutto disperso per sempre. Una pioggia battente accompagna le mie parole, poi si placa, come il mio animo insofferente e dolorante per tutti i pesi che ha dovuto sopportare nella mia vita.
E’ un nuovo giorno e io ho già delle decisioni in tasca. Cloud è sempre nei miei pensieri, ma un po’ meno, le nostre vite si dividono, giustamente e lei deve pensare alla sua vita e io a come tener in piedi la mia. E’ un Tempo contro il Tempo, il tempo della tirannia dei miei interlocutori psichiatrici contro il Tempo della mia malattia che progressivamente avanza e distrugge tutto dietro di sé. Anche la mia storia d’amore con Cloud ha distrutto tutto. Ogni cosa viene fagocitata e digerita dalla malattia che non guarda in faccia niente e nessuno. Io non posso aspettare così la mia morte. Devo iniziare a fare delle rinunce, a pensare al domani, anche se ci penso un po’ troppo e così il mio presente si corrode. E’ un presente fatto di piccoli passi, di compromessi, di decisioni che non mi appartengono quasi più. E’ il presente di chi ha paura del futuro, perché nel futuro sarò solo e non voglio ancora pensarci a quel che sarà e che non sarà. L’attesa mi sfibra, mio padre parla di una vita disgraziata nella nostra famiglia e la sua sicuramente non è stata felice. MI dispiace per lui, mi dispiace veramente tanto. Io vorrei riuscire a riscattarmi un po’ da questa posizione. Tutti che fanno tutto facile, ma è questo il posto dove io devo stare, almeno fino al 30 maggio, qui in Comunità. I vuoti, le assenze, i mille dispiaceri della vita che la vita ci pone, i percorsi di una vita che non potrebbe gli infiniti dolori, le inutili gioie e le cose che ci portano ad aggrapparci a tutto quello che abbiamo intorno. Vedo solo due cose, la Morte e Dio dopo di essa, ma
non mi va di parlarne. Quello che abbiamo di fronte è quello che più ci spaventa: divorati dalla paura brancoliamo nel buio dei giorni.
Parlo con un educatore del CRA, non sembra così scontato che andrò via così presto la cosa mi genera rabbia e frustrazione, ma forse ha ragione lui, un ripensamento è sempre possibile. La cosa dicevo mi genera rabbia e frustrazione, come se uno dovesse passare tutta la vita qui ad aspettare i loro comodi. C'è Luca il compagno di stanza, amico di questi due mesi. E poi sono troppo stanco per scrivere ancora. Quanti errori che si fanno nella vita, la mia vita stessa mi sembra un errore, un beffardo scherzo del destino che ha voluto punire la mia intelligenza e le mie capacità. Serve una buona dose di autostima per uscire da certe situazioni e questa è una di quelle, una di quellle situazioni in cui stretto dal lascito di Claudia e dalla mia vita inconsistente mi sono trovato ancora di fronte una volta ancora al Nulla. Il Nulla di questa vita e della prossima, il nulla e l'insicurezza che mi genera stare da solo. Chissà se Cloud sarà veramente capace di stare da sola, chissà se mi ha amato veramente , ma cosa importa? L'unica cosa che importa è che ci sia io adesso più presente nella mia vita e più pronto a farmi carico di certe situazioni. Dimenticare è un obbligo quando si soffre troppo. Non c'è nulla da temere, sembra sussurrare una voce calda e docile, i guai arriveranno dopo, tutti assieme, quando i miei non ci saranno più. Vivere il presente, vivere la vita, è questa la vera arte, è questo veramente quello che dobbiamo fare. Non porci più domande , ma sapere dare delle risposte. E sopratutto dobbiamo cercare di non morire di fame, dobbiamo allontanarci dalla gente che popola le strade di SAn Giuliano perchè sono brutte persone, Non c'è niente di male nel fatto se io riuscissi ad andare a lavorare in una biblioteca, poche ore qualche soldo e uscire da giri che hanno portato solo a detrminati problemi. Esistenze vacue, senza senso, così senza senso che poi dobbiamo ricostruircelo noi dal Nulla che ci lasciano addosso questi personaggi. Ho quasi 42 anni e d'un tratto sono fiero di quello che ho fatto e che non ho fatto nella vita, perchè l'ho fatto col cuore libero anche se costretto da una corona di spine: il mio passato Erika, serve una decisione forte cambiare pagina, cambiare musica, cambiare scenario. Tutto si paga nella vita, errori compresi e questa narrazione sarà la narrazione del mio viaggio. Un viaggio tra i faliti dell'umanità o tra chi semplicemente a un certo punto non ia di andare ha più avuto voglia di andare avanti come me. Arriveremo alla meta? Riusciremo a conquistarci una morte decoorosa passando attraverso un presente decente? Questa è la domanda a cui vorrei essere in grado di dare una risposta. Per cavarmela, me la cavo, gli stupidi li ho lasciati per strada oppure non mi sono fatto più sentire, qualche rammarico c'è certo, ma non sono infallibile anch'io. Sempre a cercare conferme, compagnia, quando la solitudine ti stringe come una morsa. Capisco che come al solito non c'ho voglia di fare niente. "With or without you" lei va avanti va a ballare cerca un uomo, un uomo qualunque, io cerco di stare bene, senza. La mia situazione è disperata in confronto alla sua. Lei ha tutto, io non ho niente solo un mare di solitudine davanti e alle mie spalle. Oggi sembra che io sia stato morso da una tarantola, il tarantolato si aggira nei meandri della sua vita non sapendo bene cosa fare, telefono a mia madre( sono in comunità) e gli spiego la situazione ma lei non sembra capire molto bene la mia angoscia. Lei va avanti imperterrita uomo, dopo uomo, io sono soltanto uno dei tanti. Sto peggio da certi punti di vista di molti anni fa, mi sono coinvolto ancora, ancora una volta ho rischiato, ancora una volta ho perso, ho perso tutto quello che di prezioso avevo costruito, una tranquilla calma apparente fatta di cose semplici e azioni meccaniche che rimandano al malessere che ho dentro. Non è soltanto lei il problema, il problema è la noia, il non condividere più niente con nessuno. Cosa gliene importa a mia madre di tutto questo? Un bel niente, a lei basta che tornino i conti che io non spenda più di quello che ho che io stia nelle regole, quando sento un estrema follia salirmi dal di dentro, una pulsione verso l'autodistruzione e l'autoconservazione litigano fra loro e mi lasciano senza parole. Non ho parole, non ho più parole, vorrei essere felice, vorrei la tranquillità, vorrei farcela veramente nella vita a essere felice, vorrei. Vorrei chiamare qualcuno e sentire che ha veramente voglia di sentirmi ancora e non una voce meccanica che sta già pensando al prossimo membro tra le gambe. Cloud è così. Io sono sfinito, non ho più voce in capitolo, sono un capitolo chiuso. Sono chiuso nel chiuso di una vita che mi stritola per quanto io cerchi di trovare delle soluzioni, dei modi di stare a galla. Avrei tanto bisogno del mio psichiatra, che lui ci fosse veramente, ma lui ha sempre da fare, altro a cui pensare, o arrivi al baratro oppure dopo un pò di anni non c'è più spazio per te, in nessun modo, in nessun luogo. Ma la strada per stare da solo è segnata, anche se non conosco nessuno che stia veramente bene da solo, nessuno veramente, tutti cercano qualcuno , tutti cercano qualcosa.Il viaggio della vita continua non senza asperità, non senza imprevisti, non senza sorprese, a volte piacevoli, molto più spesso spiacevoli. Tutto ti sembra andare contro di te, la tua persona, non hai i soldi per fare niente ti timangono solo le idee, e la fantasia di che vita fantastica si sta facendo lei, mentre la tua fa letteralmente schifo. Pago il prezzo della mia furbizia in amore e tutto ciò che di malvagio è stato fatto viene puntualmente restituito, tutto torna indietro, tutto mi abbraccia come in un abbraccio mortale. I vecchi amici non ci sono più, non c'è più nulla del mio passato nemmeno la casa, tutto è stato divorato dal tempo. E io cosa dovrei vivere a fare se sto così male? Ditemelo voi, quanto devo urlare il mio odio e il mio amore verso questa donna che non si cura per nulla di me , mentre prima mi portava sul cuore. Per sentire qualcosa devo per forza soffrire, per tornare a sentire qualcosa devo per forza tornare a soffrire,ma non voglio farlo di petto, vorrei che tutto sgorgasse naturale come l'acqua, le mie parole dovrebbero andare lontano, ma non vanno mai da nessuna parte. Allora provo a chiamare un mio vecchio amico, ma non mi risponde mai. Non c'è nulla da fare, la tristezza mi cola da ogni parte, ma ho la forza di scrivere, ancora una volta per me e per chi mi vuole stare a sentire. Voglio abbandonare questo luogo di sofferenza, voglio che i miei giorni abbiano un senso, una ragazza piange nell'altra stanza al telefono. Sono stanco di essere positivo, positività che ti nasce solo dalle situazioni di merda nelle quali ti vieni a trovare. Per lei non è stata un unione tra due persone , ma solo un suo appagamento di istinti sessuali. Vado bene io, come va bene un altro, basta che spinga. Nessuno ti assicura la felicità qui dentro, nemmeno Dio al di sopra di noi.
E io? Io ho 42 anni e mi sembra di non avere più niente da dire. Non sento la necessità impellente di trovarmi una donna, se non per fare un dispetto a Cloud. Non h il suo fuoco tra le gambe, ma ho comunque voglia di vivere. E' un pomeriggio di sole pigro, io cerco di stancarmi in ogni modo e anche se le cose vanno meglio sono stanco di stare qui. Non so cosa farò quando tornerò a casa, ma per il momento il problema è la gestione della noia quotidiana. Non ho avventure, non ho serate come Cloud, non ho la macchina e non ho i soldi per uscire. Quello che all'inizio sembrava un brutto incubo sta diventando soltanto uno squallido presente. Come trascorrere questi anni? CHi mi salva dalla noia che da sempre mi porto dentro, dal nichilismo esitenziale e dopo essere passato attraverso tutte le fasi della depressione non me la sento la capacità di reiventarmi una vita. E' stato un bell'anno quello con Cloud, ma lei ora veleggia verso altri lidi e io la sto dimenticando, lentamente e impercettibilmente. Ho scritto tanto, ogi sfumatura del mio umore, i passaggi importanti, il tornare a casa, la comunità Itaca, il mio matrimonio, poco ho parlato dei miei pomeriggi dal ciclista quando davvero mi importava come passavo il tempo. POi mi fermo a pensare al tempo degli altri. Pochi mi semb rano invidiabili, non è che le vite altrui siano tanto più ricche della mia. Sì avranno più soldi, più possibilità, avranno meno tempo per annoiarsi. Avremo maggiore cura di noi e poi il solito pensiero della morte come esito del tutto che domina e mi salva da una ricerca ossessiva di riempimento del tempo. Cloud questa cosa non l'ha capita: si comporta ancora come una ragazzina allo sbando e un pò lo è. Beata lei, maledetta lei. IO devo ascoltare il mio tempo e fare della solitudine qualcosa di prezioso che non mi consenta di annoiarmi, se cerco mi annoio, se non cerco nulla semplicemente contemplo e sono più felice. Vorrei pensare di avere meno energie, ma non è così, passo attraverso delle matasse nodose di malattia, discorrro col nulla, mi nutro di nulla, sfrutto sia i vuoti che i pieni dell'esistenza. La presenza di qualcuno non è necessariamente una salvezza.12 anni di malattia sono tanti. Sono ingrassato, dimagrito, mi sono perso nei meandri di nuove conoscenze e nuove amicizie, rimanendone vittima. Mi sono esposto alle sofferenze più atroci come l'abbandono di Cloud, mi sono umiliato per lei (cosa che non accadrà più) e mentre lei corre felice e stupida per i prati io mi chiedo dove sia la mia sedia di me che stavo lì a guardarla. Sono stati 12 anni di solitudine immensa, ma anche qualche incontro positvo. Tutto per passare il tempo. Prima avevo obbiettivi, adesso il mio unico obbiettiv è il trascorrere del tempo se non cercare di stare meglio quando sto male, sopratutto al mattino. MI faccio la barba, penso che non sono più il bell'uomo di un tempo anche se di donne ne ho avuto e forse ancora ne avrò. Mi manca quella carica, quell'energia di alcuni anni fa, forse ora un pò più sopita e il non avere niente da cercare se non compagnia, anche per pochi istanti, una battuta, un caffè, uno scambio di vedute sul cielo. Giori che non servono a niente, giorni carichi di niente, quando veramente cercavo qualcosa, fosho avuto tutto toppo presto, forse non ho saputoosare quando era il momento di farlo, ma io già non avevo più voglia di farlo. Forse ho lasciato che troppo facilmente mi si spegnesse qualcosa dentro, ma è dura contro la sciatteria e la stupidità dei più in questo momento mi viene di pensare a Cloud in particolare. E' dura contro la sua stupida vita fatta di uomini, serate, cene, tutte uguali, cambia solo il partner, ma lei non cambia in nulla.E in cosa potrebbe cambiare? Lei è così. Monica non era così, sicuramente più problematica, ma anche lei sempre in ricerca di qualcosa, anche lei sofferente, anche lei un passo alla volta, non tutto e subito come Cloud, com'è abituata lei, ad avere la pappa pronta servita dalla servitù familiare. Tuona, fuori minaccia un temporale, anche se c'è ancora il sole. Il mio compagno di stanza è stupido, è veramente stupido, ma ha ancora 30 anni e nonnostante gli sia morto il padre non sembra avere imparato la somma lezione della vita. Vivi e lascia vivere, lui non vive e non ti fa respirare con la sua sfittica aria da clochard e poi puzza di sigaretta, di stomaco rancido, ha la barba unta, le scarpe rotte e come dicevo se non fai quello che dice lui sei fuori dai giochi.
Sento Joe Munnezza, ricoverato in psichiatria. MI viene un pò di tristezza a sentirlo perchè lui ha dei progetti completamente opposti ai miei. Vuole riprendersi, vuole riprendersi veramente e cambiare vita, chissà se ce la farà. Gli auguro di farcela, il compagno di mille pomeriggi passati assieme a non fare nulla, a fumare e bere una birra. Perchè io non ho voglia di guarire veramente? Perchè a me basta starmene qui e a spettare che il mio tempo passi. Quanto sono stato sciagurato nelle mie scelte. C'è chi ha voglia di sopravvivere e chi ha voglia di vivere, lui ha voglia di vivere, sprizza energia da tutti i pori, io tornerò a giocare a carte con i miei in cucina in pomeriggi piovosi d'inverno, sperando che la malattia non peggiori o che non diventi io una persona peggiore di quello che sono. La vita è gioia, divertimento, incontro e questo lei lo sa bene. Forse io non sono tagliato per la vita, forse io devo semplicemente scrivere. Scrivere di quello che penso, di quello che sono nella maniera migliore in cui mi riesce. Aveva ragione Joe Munnezza, per lei ero soltanto un giocattolo, un gingillo a cui esporre i suoi orrendi quadri. Uno così, incontrato per caso.
Torna Luca dal bar, gli metto su Vertigo, così per dare un pò di energia all'atmosfera,ma nulla si carica di energia elettrostatica. Il disprezzo mi si confà benissimo. Nulla da fare. Lei sarà sempre più felice di me, io navigo in questa vita che mi sta stretta e in cui non riesco a fare niente per uscirne. Anzi, mi sto facendo appiattire dalla comunità sempre di più. La psichiatria sembra essere un imbuto che ti risucchia e non ti permette più di vivere e io non sto vivendo con un compagno di stanza che passa il tempo a lamentarsi e dormire, lamentarsi e dormire, queste sono le uniche cose che sembra saper fare. Della sua precedente vita fantastica non c'è neanche l'ombra. Io faccio incubi, anche di pomeriggio, sogno Cloud e mi sveglio di soprassalto. Non so se ce la faccio a condurre una vita così: io me ne voglio andare via di qui. Tutto il passato torna, scopriamo che siamo legati da un filo invisibile fatto di conoscenze reciproche. Nulla ci rende simili a noi stessi, mi bevo con lei due birre, ci fa sentire più leggeri, più simili, anche se di simile non abbiamo niente. Dove sei stato Andrea tutti questi anni e come hai potuto permettere che tutto ciò accadesse? Non sono stato audace con lei, ma con quella precedente che poi ha bruciato le mie velleità, quando il mio spirito è venuto meno. Lei è furba, molto furba, più furba di quanto prevedessi, o meglio avessi previsto. Mi fa ancora male pensare a lei, con lui, come se io non fossi contato mai nulla nella sua vita. Lei che partirà, lei e la sua misera vita fatta di sponde e incontri. Quanta invidia. Poi a un certo punto ci baciamo, le mie labbra premute contro le sue. Ma questo è soltanto un sogno. Cloud per me puoi anche morire e non verserò una lacrima per te. Scusami Cloud, devo reagire.
Commenti
Posta un commento