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Discorsi Esistenziali


Faccio parte di quella categoria di persone che non considera la morte un male, anche se necessario. Quando si vive male, quando il dolore ci avvolge come miele colante chi non desidererebbe porre fine alle proprie sofferenze? Scrivo , di pomeriggio, sull'onda di una suggestione, di un brutto sogno, di un risveglio pessimo e di una mattinata in cui mi sono mancate le energie. C'è chi vive bene, chi se la cava, chi ha i soldi e chi non ha niente: solo dolore e sofferenza e noi siamo stanchi di tutto questo dolore e di questa sofferenza. Vogliamo squarciare il cielo con un dito. Vogliamo che quella felicità di pochi attimi duri per sempre, non vogliamo sentirci quel benessere sfuggirci di mano, aggrappati agli anni, agli amici che si ritirano perchè hanno il loro posto sicuro (alcuni sono stati anche grandi amici, ma ora non ti degnano di uno sguardo). Vorrei un coma etilico, vorrei morire così ignaro di tutto e di tutti e lasciarvi così con i miei scritti senza che capiate un bel niente. Non vorrei invecchiare misurando giorno dopo giorno il passo della morte che si affaccia nell'inconscio. Ma non vorrei neanche tornare a quelle piccole brutture, ai sotterfugi, alle amanti, ai soldi facili, anche se mi accorgo che di facile qui non c'è più un bel niente con la malattia(la depressione) che ti divora l'anima, gli amici felici che hanno creato nuove vite, le accudiscono e possono essere fieri della vita che fanno. Io una vita così da giovane non l'avevo mai voluta, ora capisco, non avendo niente se non compagni di viaggi e avventure di come sia la più desiderabile delle vite. Mettere al mondo un bambino fare largo a chi deve scoprire ancora tutto e non consumarsi in inutili riti di sopravvivenza interiore.
Ha un tono flebile della voce, poi arriva quello che sputa sempre in terra e me ne devo andare, come in Brasile, a San Paolo, anche lì c'era uno che mi faceva ribrezzo perchè dopo pranzo sputava sempre in terra. I risvegli sono difficile, c'è chi sta male, ma c'è anche chi sta peggio, chi secondo me finge di stare male. Io navigo nell'incertezza, Cloud a godersi il sole, mio padre che non sta tanto bene e un trasloco che si deve fare entro oggi. Non è una buona idea quella del coma etilico, ma non so cosa possa essere una buona idea in questo momento. Il mio ex compagno di viaggio mi suggeriva piccoli e impercettibili passi nell'esistenza, ma verso cosa mi chiedo io. Lui vive così, sta bene così ed è giusto che vada avanti così. Joe Munnezza, mi mette ansia quella cosa che si fa assieme il pomeriggio, il mio compagno di stanza è paranoico, completamente e totalmente autocentrato non esiste niente al di fuori di lui. E' sicuramente simpatico, ma dopo un pò stanca, è come la birra calda e il piscio sui piedi quando vai in bagno di notte. Un doppio registro di vita, quello qui in Comunità e quello con la famiglia, una famiglia che un giorno spero il più lontano possibile non ci sarà più. Mi accorgo di avere scritto storie per un anno che fossero comprensibili anche per quella testolina di Cloud, così, per far vedere che facevo qualcosa. Andavo al bar e scrivevo. Poi la riscoperta di Valeria mi ha fatto capire che la scrittura può porsi obbiettivi più ampi: il raccontare e il raccontarsi. Quanto è squallido l'essere umano: mi lamentavo di me stesso che tradivo Erika grossa come un pallone e mi sentivo una persona squallida, vedo questo personaggio che è naufragato nelle discoteche e non posso provare che pena per lui, anche se molta simpatia, come tutti quelli che sono stati grandi un tempo, un tempo che purtroppo per lui non c'è più. Ritornerò a scrivere Cloud più fortemente e più volitivamente di prima, per me , per il mio essere che non può essere sempre stanco di tutto e di tutti. Mi rifugerò nel mio bozzolo senza dimenticarmi di fare qualche capatina all'esterno. "Tu devi andare a lavorare" sentenzia il pidocchioso, io sono ancora impastato dal sonno, devo ancora riconnettermi con il mondo reale e capire dove sono, cosa ci faccio qui, perchè sono qui, poi mi viene in mente la faccia di Cloud e subito capisco perchè sono qui. Mi accendo una sigaretta d'istinto, butto fuori il fumo, me la fumo nel cesso che è consentito e lentamente riprendo contatto col mondo. Le ansie di mia madre sono infinite, come infinita è la sua vita. Mio padre sembra più fragile, più esposto alle intemperie degli anni. Non vorrei dirlo, ma credo che lui ci lascierà prima di mia madre, io impazzirò dal dolore nuovamente e mi ricovereranno se non sarò già in una struttura e Cloud in spiaggia a bersi il suo Martini con ghiaccio, chiacchierando, disquisendo con la sua amica con gli avventori con chiunque potrebbe essere una facile preda dei suoi giochetti. Io non ci voglio neanche più pensare a come ci siamo lasciati, ma lei è stata veramente molto vile, vile da non credere. Non esiste un posto9 sicuro o cose sicure da poter scrivere, tanto ti verrà voglia di sentirla ancora e tu ritratterai su tutte le cose che sentivi dentro.
Cara Valeria scrivo a te che sei tanto lontana ma così vicina nel mio cuore. Tu che mi capisci, tu che soffri anche tu, tu la cui unica preoccupazione non è non mancare all'aperitivo, avere un uomo a tutti i costi, come farebbe Cloud. Le incontro tutte io le donne così, forse perchè sono donne facili: ci vai a letto per un pò e poi il gioco finisce quando lo stabilisce lei e tu sei invece innamorato. E la devi chiamare, le devi telefonare, le devi chiedere come sta, se ha dormito bene, se ha scopato bene con il suo nuovo ex di turno. Tanto la vita per lei è così un continuo gioco di perle di vetro e io sono quasi dispaiciuto di essere stato così cieco nel non vedere cerete cose di lei. Me le immaginavo e le sognavo certe cose, ma erano soltanto nella mia testa. Lei non era come io la vedevo o credevo di vederla. Lei era lì aveva lasciato una storia sicura per un avventura e continuerà finchè i soldi e le forze glielo consentiranno di vivere così. Senza sensi di colpa, ma con un innato edonismo da sciaquetta. E' inutile che io mi accanisca su di lei potrei scrivere un libro sul disprezzo che in fondo provo per lei, ma attenzione è un disprezzo distante, non più così coinvolto. Come vorrei essere nella vita lontano da tutto e da tutti e poter dire quello che voglio. Si respira aria asfittica in questa Comunità in certi momenti, niente da fare, niente da dire, programmi demenziali alla Tv. Se ti tiri fuori per un attimo dalla quotidianità ti rendi conto di quanto sia stancante stare qui dentro. Sempre le stesse faccie, sempre le stesse cose, io aggrappato a un esistenza che si nutre di sè stessa in maniera edonistica come se non ci fosse un domani. Non voglio far capire tutto a tutti. Tornerò a stare da solo, con Pino per parte del pomeriggio. Qualcosa è sicuramente cambiato, ma non so spiegarvi cosa. C'è un tipo qui, un ciccione insopportabile pieno di soldi che fa fatica a muoversi, però quando deve guidare la sua bella macchina lo fa in scioltezza. Quanta gente che finge, quanta gente che mente, tuttti pensano al loro tornaconto e forse dovrei farlo pure io. Non devo parlare di Cloud, pensare a lei mi fa venire rabbia, quando un tempo era desiderio. Non devo pensare ai miei, devo spegnere il cervello, vorrei che mi spegnessero il cervello per sempre. I figli ci salvano indubbiamente da tutto questo, ci salvano dalle ingiustizie, dalle miserie perchè con loro non possiamo essere miseri, ci salvano dal nostro stesso invecchiare e perdere i colpi. Fa troppo caldo per qualunque cosa, Luca mi disturba, mentre io cerco di concentrarmi e raccogliere qualche idea. Gli ultmi giorni qui sono i più faticosi e poi quando scrivo sento qualcosa trascinarmi verso Cloud, anche se in apparenza non mi interessa più. Oggi non esco non vado al bar sto al chiuso dei miei pensieri: a pensare a questi tre mesi spesi bene, spesi male, insomma trascorsi in compagnia di altre persone. Anche Luca è fiacco, stanco, lento, questo caldo ci spossa. Luca mi convince ad uscire, niente caffè corretto, prendo solo un acqua. Spezzare il pomeriggio è piacevole il 1 Giugno sembra meno lontano. Mi viene in mente l'urlo di mia sorella che si butta dalla finestra mischiato ad altre urla che ho sentito infinite volte dallo stereo ascoltando i Pink Floyd. Ascoltavo ossessivamente quella musica e forse qualcosa è tornato indietro. C'è sempre qualcosa di sinistro in un angolo della mia mente anche nei momenti di più profonda pace interiore. Ho deciso di raccontarmi perchè forse non ho niente di meglio da fare, anche se credo che la folliia in sè e per sè non esista. ESiste il sentirsi chiuso in una gabbia di apparenze e ricatti morali che gli altri costantemente ci ricamano attorno. Lei lui lo vede ancora, ma non vuole più vedere me. Lui mi ha ridotto a uno zero assoluto ed è giusto hce io non ci fumi sopra una sigaretta, ma che riconosca la realtà dei fatti. Passerà, tutto passa, ma forse guardandola bene negli occhi queste cose dovevo capirle, non erano gli occhi sognanti di Erika di tanti e tanti anni fa, erano degli occhi furbi, maledetti, di chi non aspetta altro che faretela sotto il naso. Dopo la delusione, la tristezza e poi un pò di sconforto. Allora ci provo con questa RAGAZZA CHE è QUI CON ME IN cOMUNITà, MA LEI è SCHIZZATA, NON HA INTENZIONE DI, e quindi al di là di qualche fugace bacio non succede nulla e non succederà più nulla. Ho come la sensazione che non succederà più nulla nella mia vita e sarebbe bello se fosse così. Io non ho più niente da dare e adesso una bella sigaretta vado a fumarmela davvero. Finisco nel cesso del CRA dove ho fumato molte, ma molte sigarette in questi tre mesi in parte con Luca e le sue 100's, in parte da solo, pensando a Cloud mentre questa se la spassava, pensando a me, al mio futuro- non futuro. Luca parla di me al telefono con un amica, un amica che ho conosciuto a casa sua prima che inziasse tutto, ricoverata anche lei, loro hanno avuto una storia. Penso a come Cloud abbia fatto a stare 14 anni con il Fabio di Clio-Cloud. Sembra così insulso a mio confronto come probabilmente sarò sembrato insulso rispetto al suo nuovo uomo. Lei che cerca avventure, lei che cerca di sfuggire al tempo e io hce non ci riesco più. Tutto il resto del tempo è un tempo vuoto, il tempo della nono scrittura è un tempo vuoto. L'assenza di lei sembra l'assenza di qualunque cosa, ma non mi sento disperato. Il mondo gira così (e lei me lo ha detto chiaramente) o trovi il modo di procurarti dei soldi, di avere un lavoro, oppure non se ne parla di ri-tornare assieme. Tutte uguali le donne. Io non penso di essere un artista, come invece pensa lei di sè stessa quando non lo è affatto, ma delle storie posso sempre raccontarle e non voglio che questo diventi un lavoro come tenderebbe a fare il letterato brasiliano, ma un hobby. Non ho i soldi per farmi stampare i libri così metto tutto su questo blog nella speranza che qualcuno raccolga qualcosa. Ho scritto anche in stati di coscienza alterata, ma non erano certo le mie cose migliori. Non so cosa pensare, non so cosa pensare davvero.
Qualcosa mi si era spento dentro, qualcosa di veramente vivo: il sesso. Non riuscivo più ad avere la spinta che avevano le donne in tal senso. Una sorta di saggezza interiore si era impadronita di me. Riuscissi sempre a riversare i pensieri che mi attraversano la testa qui sul computer. Il mio compagno di stanza che sonnecchia non mi stimola molto, penso che stasera scriverò con un bel caffè dopo cena. Mi attaccherò alla mia esistenza con tutte le mie forze. "E se noi fossimo le vite degli altri?" pensai una volta scrivendo distrattamente, sarebbe l'assurdità delle assurdità eppure qualcosa di vero ci può essere. Incontrare un altra persona mischiare la tua vita alla sua, il doloroso e necessario separarsi, per quanto mi riguarda la conta dei danni fatti e subiti e sono sempre più quelli subiti che quelli fatti. Io cerco sempre di rispettare le persone che incontro sul mio cammino, non sempre accade il contrario. Lei per me incarnava il sesso nella sua accezione più viva e più ampia. Nessuna faceva l'amore come lei, non parlo di Cloud. Per lei era un semplice atto naturale eppure reso un pò problematico da sua certe fissazioni giovanili, trascinatesi negli anni: la grandezza del seno, il sedere minuscolo, la statura minuta. Ogni donna ha le sue fissazioni e i suoi punti di forza, ma io non ne ho conosciuta mai nessuna così convinta di poter fare quello che vuole come Cloud. Arrogante, si aspetta che tu la baci al suo solo dischiudersi di labbra, incapace di intendere i miei scritti si arrabbiava con me. Persona decisamente più pratica e ottimista di me che vago ancora negli INferi della mente. I figli, sarebbe stato bello avere dei figli ma io non sono il tipo che si prende veramente cura di qualcuno se non di me stesso. Penso che se non fosse stato per la mia malattia, avrei tirato dritto per tutta la vita senza grandi riflessioni sulla vita stessa e tutte le sue sfaccettature. Tutto il tempo che ho dormito, chissà se era necessario dormire così tanto, ma quello era quello che mi veniva da fare. Gli scherzi del destino li abbiamo poi lasciati alla letteratura spiccia dello scorso inverno quando si inventavano storie per passare il tempo. Eppure cerete cose si sono avverate: la casa di Bowie è rimasta vuota e lei veramente è scomparsa da un giorno ad un altro con un altro, solo che nel racconto tornava da me , nella realtà non è mai più tornata.
Cloud non rappresenta niente per te, te lo sei solo immaginato questo grande amore. Prendi le distanze Andrea da chi non ti vuole veramente, o da chi vuole solo pezzi di te. MI vengono in mente le patetiche comparse di Joe Munnezza, ora in Comunità anche lui, qualcosa in cambio di qualcosa, ma nulla di più, lui è semplicemente un drogato e non ci sono altre definizioni per lui. Su Cloud bisogna concluedere che è sicuramente una donna che ama la vita, ma tutto a tuo discapito e a suo piacimento e vantaggio. Eterenamente corteggiata lei corteggia il Tempo che le sfuggirà di mano, tra qualche anno. Io lo possiedo, è nelle mie viscere.

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