Judy amava la sua vita, amava quello che era stata e quello che ancora era. Non aveva rimpianti, aveva vissuto a modo suo e ricca di famiglia com'era non doveva certo preoccuparsi dei soldi per farsi. Non era una di quelle tossiche costretta a vendere il proprio corpo per una dose, era ricca stava bene, ma non lo dava a vedere. Frequentava i bassifondi di Berlino, ogni tanto una passeggiata in Alexander Platz, ma poi spesso andava a Milano a trovare il suo amico Sergio che tanta parte aveva avuto in questa storia. A Milano ci andava sopratutto d'estate a sentire il caldo metropolitano e girava per la città con Sergio nei bar a bersi un cocktail quando la mente era lucida, troppo lucida. Lui subito le procurava una dose e insieme in macchina vagavano nella notte per le vie del centro. Lei ctantava a volte a squarciagola, a volte sommessamente a volte stringendosi il laccio emostatico intorno al collo, come a volersi strangolare o a far finta di avere un microfono tra le mani. Quando era fatta e strafatta Judy faceva dei sogni strani, ricordava eriviveva anni del suo passato intensamente vivamente quasi fosse veramente tornata indietro el tempo. Sognava di quando era bambina e giocava con il padre in giardino o al mare in spiaggia, sognava le prime volte che aveva fatto l'amore a soli 14 anni epoi sognava Sergio che era un tipo preciso puntuale e rigoroso. La loro era un amicizia strana. Era basata sul rispetto reciproco e delle reciproche parti che avevano in quel dramma che era la vita. Lei andava in paranoia facilmente e altrettanto facilmente credeva alle storie che le raccontavano gli altri. Quelle di Sergio in particolare se le beveva tutte. Ma Sergio aveva secondi fini nei confronti di Judy. Lui l'amava, le diceva e avrebbe fatto qualunque cosa per lei.
JUdy amava vivere, ma dal 2005 la riempivano di psicofarmaci e così non viveva più, viveva al rallentatore diciamo. Tutto più lento, tutto più ovattato nessuno slancio, nessuna emozione forte, così si rifugiava nelle droghe. Judy era ormai prigioniera della sua testa, ma riusciva ancora a sentirsi viva, attraverso le droghe, i caffè corretti, le sigarette che si arrotolava sapientemente. Spesso fissava il vuoto non sapendo cosa fare nè di sè, nè del suo tempo che scorreva fluido, docile e inerme. Aveva imparato che certe cose si potevano fare e che altre non si potevano fare. Per esempio non si poteva contraddire Sergio.Mai. Si infuriava, la mandava subito a fare in culo e non rispondeva più di sè, delle sue azioni.
Judy si emozionava, si emozionava di continuo della vita, eppure questa la annoiava. Pensava soltanto alla sua sopravvivenza e a come trarre vantaggio da ogni situazione. Non era propriamente altruista, vedeva solo il nero della commiserazione dell'umanità per sè stessa. Niente grandi discorsi, niente retorica. Un sano nichilismo autodistruttivo. "Voglio un altro giro di Giostra " disse Judy, lo vogio veramente. "Un altra possiblità, perchè la vita è sia finita che infinita e sta solo a noi cambiarne l'esito o il destino". Non ci si è capiticon diverse persone e diverso è il valore delle persone in campo, sopratutto nella mia testa. "Chi ha ragione, chi ha torto?" urlava Judy mentre tutto mi rimbombava nella testa dopo che eravamo già al terzo Negroni sbagliato, ricordi di gioventù alcoliche. "Spazzati via dal tempo non conosceremo più il nostro nome, ecco quello che ci succederà", così pensava Judy a voce alta.
"Sempre puliti e educati cerchiamo di vestirci a modo". Così disse Judy a Sergio prima di una serata di gala e cerchiamo di non farci, almeno per stasera. "Ma di cosa si tratta?" "E' una cena di beneficenza per i bambini orfani". Judy aveva un vestito rosso fuoco, di paiette, SErgio indossò un gessato anni '20 con tanto di garofano all'occhiello. "Ci pensi Sergio, se smettessimo di farci, quante cose potremmo fare" "Già". Si guardarono e lo decisero, lo decisero in quel momento di smettere di farsi per sempre e di iniziare una nuova vita. Ma Judy sapeva che con Sergio sempre vicino non poteva farcela, era una tentazione costante. Cosa contavano alla fine i soldi, il sesso, la droga e tutte le cose che li accomunavano? Niente, assolutamente niente. Forse l'unica cosa che cntava per sopravvivere per Judy erano i soldi che senza Sergio non avrebbe avuto, ma il resto non contava nulla. Gli bastavano i soldi per sopravvivere, non chiedeva di più di questo e certo ogni tanto per andarsi a bere qualcosa al bar e fare quattro chiacchiere con gli avventori. Judy sperava di cambiare uomo, sperava di cambiare situazione, voleva cambiare insieme all'abito anche il colore della sua vita. Ma non sapeva come fare. Sergio le stava sempre addosso: telefonate, proposte, ogni giorno la stessa storia. Judy non sapeva proprio come fare per scrollarselo di dosso. Un giorno incontrò al bar un uomo alto, bello, biondo, con i baffi che stava sorseggiando una birra. Era Andrea, si presentarono, si conobbero (fu Judy a presentarsi per prima) e si piacquero subito. Judy indossava una minigonna quel girn che metteva in risalto le sue esili, ma belle gambe. E ringrazio Iddio di averlo incontrato perchè Judy credeva nel destino, nel destino che fa muovere gli uomini e cambiare le cose, le carte in tavola. Iniziarono a incontrarsi al bar di pomeriggio e a sorseggiare lentamente birre su birre. Sergio non sapeva niente e non voleva sapere niente, da sempre innamorato di Judy si chiuse in un muto dolore cieco e aspro. Diventò aspro lui come persona con tutti, era distrutto dal dolore e pensò pure di farla finita in qualche modo, magari iniettandosi in vena più eroina del dovuto così che il suo cuore potesse collassare. Ma non lo fece, non riuscì mai a farlo. Andrea usciva da un periodo difficile e si vedeva. Aveva avuto problemi psichiatrici e non riusciva a venirne fuori. Per colpa di uno psichiatra incompetente e fondamentalmente assente che gli dava solo pastiglie e mai consigli utili per venirne fuori. Fu così che Andrea si rifugiò nei bar, per strada incontrando personaggi millecolori e di dubbia fama. Fumava canne con questi sconosciuti che ben presto divennero compagni dei suoi pomeriggi, ma mai veramente amici. Erano troppo diversi, Andrea aveva studiato, era laureato aveva fatto l'educatore per anni fino al giorno in cui era stato male, lo ricoverarono e la sua vita in un certo senso finì. Lui che era abituato alle belle donne, alle bevute e alla bella vita mondana di Milano fine anni'90 si ritrovò in una stanzetta a casa dei suoi genitori che avevano fatto il possibile perevitargli questa fine. Ma con i suoi genitori c'erano grandi attriti all'epoca, abituato a vivere da solo, dopo essere tornato a casa dei suoi non era più lo stesso.Non si curava, freuqentava una ninfomane della sua città di cui non ricordava nulla se non precisamente quello che aveva tra le gambe. Cercò di rimuovere tutto, ma non era semplice, non era semplice davvero. I suoi genitori invecchiavano e lui, senza un lavoro, non sapeva che cosa ne sarebbe stato di lui. Lo psichiatra non gli forniva nessun supporto e nessun aiuto, nè di tipo economico, nè di tipo psicologico. Andò in una comunità stette meglio, gl fu comprata una casa dove passava interminabili pomeriggi di solitudine e noia. Tagliò con i suoi compagni di pomeriggio perchè non li sosteneva più, preferiva la solitudine anche se questa faceva veramente male. Il Nulla più assoluto si impadroniva di lui, il non senso della vita si faceva largo nei suoi giorni e nei suoi pomeriggi sempre più vuoti. Aveva pochi soldi che gli dava la madre e con questi si comprava le sigarette, le birre al bar con Judy qualche caffè e poi aveva tanto tempo per inventarsi storie, storie che non leggeva mai nessuno. Ma la testa gli si svuotava, aveva bisogno di bere o di fumare per poter sentire ancora qualcosa. E poi non faceva leggere le sue cose a nessuno. Non a chi avrebbe dovuto almeno, altri psichiatri, case editrici: tutte volevano dei soldi per pubblicarlo anche pochi, ma Andrea di soldi non ne aveva se non la sua piccola ma decorosa e bella casa. Era tutto quello che aveva ed era quello con cui sperava di affrontare la vecchiaia che per lui si delineava come un periodo pieno di incognite sul futuro. Non sapeva se avrebbe avuto anche soltanto i soldi per mangiare, se suo fratello gli avrebbe dato una mano, se qualche parente si sarebbe offerto volontario di ospitarlo e se sarebbe dovuto andare in qualche comunità o centro per malati mentali. Un futuro nero e segnato, che non corrispondeva alla vita brillante che aveva sempre condotto. Ma erano ormai molti anni che non faceva più quella vita, godeva di ampi momenti di libertà non lavorando ma spesso non sapeva cosa farsene e non sapeva da quale prospettiva doveva vedere la vita. Cercava di guardare il lato bello delle cose, ma spesso non c'era affatto, una sorta di stupidità lo pervadeva rendendolo cieco di fronte al proprio destino. Aveva soltanto voglia di bere, di fumare e di scrivere, fino al giorno in cui non incontrò Judy. Lì le cose almeno un pò cambiarono. Riprese a fare sesso con una donna, anche se di donne non ne desiderava più, dopo la fine della sua ultima storia dove la sua ex lo aveva lasciato con un altro, più giovane e con più soldi in tasca.
Andrea aveva un amico, Burgos che negli anni aveva messo su famiglia. Si era sistemato aveva un lavoro e tutto, avevano anche viaggiato insieme e Andrea aveva sempre creduto in lui. Ma poi la malattia, l'invidia lo portarono a odiarlo: per il suo tenore di vita, per il suo potersi permettere sempre tutto, per la donna che aveva e per la vita che faceva. Bisognava essere concreti e Andrea proprio non riusciva ad esserlo. Cercava di evadere in ogni modo possibile dalla sua malattia, bevendo e fumando e dormendo per giornate intere. Non voleva affrontare la realtà: la realtà era che doveva trovarsi un lavoro, ma non aveva più voglia di farlo e qui subentra Judy con il suo fascino, le sue gambe magre, ma sinuose, il futuro incerto come quello di Andrea. Andrea aveva una sorella, che si era suicidata quando lui era ancora un bambino, lo aveva fatto per un impeto di vita, qualcosa di inspiegabile e inafferrabile. Ma lui a distanza di 20 anni lo aveva capito, impazzendo, perchè anche lui stava vivendo così.
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