"O morte che lanci le tue spire,
con fare malvagio e incurante del tempo,
fa che tutto si distrugga come tu stai distruggendo me.
Non darmi colpe che non ho, non darmi compiti non richiesti,
fa che tutto si riconcili in un lampo di conoscenza.
Fa che le mie parole siano vere,
fa che la mia follia possa essere qualcosa di fecondo,
toglimi questo manto scuro di dosso Dio, toglimi il Tempo che passa incurante.
Ma Dio non sembra sentirmi."
Tornando alle Massime ,c'è una massima che sembra proprio adatta all'ex batterista: " La maggior parte delle donne si concedono più per debolezza che per passione; ne consegue che spesso gli uomini intraprendenti( e dal portafoglio gonfio) riescono meglio di altri". No, non voglio capire come vanno le cose, non voglio proprio capirlo, starei qui anche tutta la vita a scrivere le stesse cose, a scrivere il tuo nome su una sabbia che non ho più conosciuto. Mi manca il senso della vita di Carlo, mi manca la sua praticità di vita, lavoro-fidanzata-sesso, forse sono più fortunato di lui, o forse più forse più intelligente. Io provo a fare le cose per bene, ma queste non sempre mi riescono. Troppe delusioni, amarezze ed errori. Anche di strategia. Quanta poca attenzione hanno le persone che passano in questa casa, nella mia vita in generale. Anche il mio psichiatra è una persona poco attenta. Quanto mi sto distaccando dal mondo attraverso la lettura ed è solo merito degli psicofarmaci se io scrivo ancora. Quanto entusiasmo ci metto nelle cose e poi non mi ritorna mai indietro nulla. Scrivere è diventato un lavoro non remunerato quasi un obbligo verso sè stessi che si sente di non graffiare più l'esistenza e allora si cerca di dargli un senso fissando qualcosa che non ci appartiene mai fino in fondo. Non so cosa farmene del mio tempo, leggere può essere un buon modo per ingannarlo. Ho preso le distanze da tutta una serie di personaggi di San Giuliano anche se ieri sera è passato il Cieco e io gli ho aperto. Mi ha scroccato un paio di sigarette e si lamentava della vita: si sente solo e abbandonato. Il pensiero di Cloud mi fa sentire sporco, sporco dentro. Ripenso a Erika e alla purezza del nostro amore contaminato dalla complicità. Ti amerò per sempre Erika, è l'unica cosa che io possa veramente fare. Sei l'unica donna che mi ha dato qualcosa, qualcosa di vero e quello che io pensavo dipendesse da me e dalla mia forza di volontà, in realtà dipendeva soltanto da te e dal tuo amore nei miei confronti. Cerco di trovare la preziosità della solitudine nei libri che leggo, nel Tempo che passa e che spero mi faccia più saggio, nella vita che sembra sfuggirmi di mano e che invece tengo soltanto con un dito mignolo. Ma è troppo gracile l'appiglio dell'Esistenza. Qui tutti pensano ai soldi, tutti pensano a occuparsi il tempo sperando di stare bene e sono squallide le figure che si muovono nell'assistenzialismo psichiatrico. Non mi piace niente di quello che ho intorno, non ho particolari problemi perchè evito di cacciarmi in situazioni difficili. Dormo, dormo molto per non pensare. Gli psicofarmaci sono un ottimo modo per non pensare.
Quanto mi manca svegliarmi al mattino con una donna al mio fianco, quel lato del letto è sempre vuoto e mi chiedo se mai succederà che qualcun'altro dopo Cloud prenderà quel posto, anche se passavamo molto più tempo a casa sua che a casa mia, in quanto la sua casa era più grande, più bella: più artistica. Non mi sento poi così sporco pensando a Cloud: è quello che è successo dopo che mi ha fatto sentire così, per come è finita, per come è passata da delle braccia, le mie, a quelle di un altro.Poi mi viene in mente B.: B. ho suonato solo per te e l'Amore si sentiva, era nell'aria, la stessa che tu respiri e che io respiro dentro di te. Io quel giorno al Ristorante quando vagavo senza meta sono sicuro di aver visto il mio nome su quella tua autobiografia gigante, dove allestivi delle zone "notturne" intorno a casa tua. Una era intitolata appunto "Andrea".Lì ho capito che mi amavi anche tu. Un amore platonico certo, ma quanto sei bella, quanto sei carnale, i tuoi seni promettono momenti di gioia pura e cristallina.Questo succedeva quando ancora andavo in giro, poi la solfa cambiò. Gli anni di vita coi miei sono stati anni impossibili e la solfa ancora continua, è dal 2005 che sto male per una ragione o per l'altra. Io speravo che tornando a casa avrei ritrovato la mia famiglia per come la ricordavo, gentili e accoglienti e attenti, ma non erano più così. Erano cambiati: la lontananza da casa mi aveva reso quasi un estraneo, un estraneo che per giunta era ritornato e loro si erano abituati a stare senza di me. Dopo le violenze psicologiche e verbali di mio padre scappai in una Comunità, dove sperai di stare meglio. Mi ritrovai in mezzo ai pazzi e dopo sei mesi di umore depresso mi adattai anche a quello, trovandolo persino divertente. E io che speravo di invecchiare con i miei placidamente, non trovavo ( anzi non trovo scampo) solo il mio innato senso dell'umorismo e la mia adattabilità mi avevano reso la vita più semplice, ma la mia non è vita è pura sopravvivenza. Della peggior specie. Tutte le mie energie sono tese a mantenere dei rapporti familiari dec enti, per pura sopravvivenza, per avere qualcosa da mangiare e ogni tanto qualcosa da bere. Gli insulti, le urla io me li ricordo, dopo la comunità e la mia venuta in questa casa qualcosa è cambiato, perchè i momenti di condivisione si sono ridotti alla colazione, il pranzo e la cena, ma la maggior parte del mio malessere lo devo a mio padre che fondamentalmente non mi sopporta più e io non sopporto lui. Lui era quello che insultava Erika quando io e lei stavamo assieme, lui è il responsabile , credo, del suicidio di mia sorella, col suo fare liberticida, lui che pure mio fratello odia per i suoi modi bruschi, non ci ha fatto conoscere la felicità se non da piccoli, quando lui era il grande, l'adulto e noi certe cose non le potevamo ancora capire. Ora che farne della mia vita? Continuare così passando di umiliazione in umiliazione o fin ire in una struttura psichiatrica dove i problemi sono altri? Fuori di testa, gente che urla, operatori assenti a volte: siamo abbandonati al nostro destino e la cosa peggiore è che non ci facciamo più nemmeno caso. Si vive per sopravvivere e non per vivere. Questa non è più vita, è dal 2005 che non è più vita, quando ero costretto dai miei rinchiuso in una stanzetta di due metri per tre, con un piccolo televisore ed era difficile pure fare una doccia. MIo padre richiede il massimo dell'attenzione sempre, se parti per la tangente o semplicemente stai pensando agli affari tuoi lui lo nota e ti richiama all'ordine. L'equilibrio familiare si regge tutto su mia madre. "Magari morissero" mi dico ogni tanto, poi scaccio dalla mia testa tanta cattiveria e prego perchè abbiano una lunga vita, peccato che questa vada a discapito della mia che scorre inerte, inerme e senza speranza. La morte, sono arrivato a pensare, sarà una grande consolazione e mi rendo conto di volere molto più bene io a loro, di quanto loro ne vogliano a me. Se va bene sei solo e senza un soldo in tasca e ammesso che tu possa piacere a qualcheduna non puoi offrirgli che un caffè, se va male ti ritrovi in un covo di pazzi e se ti va peggio con la tua famiglia che sono pazzi pure loro e per di più vecchi. Dei vecchi pazzi. Quando tornavo in permesso a casa dalla comunità mi sembrava un incubo che si ripeteva ogni volta: le stesse scene, gli stessi screzi. Cloud dove sei? Quanto mi manca la tua pelle, il tuo fare gentile, il tuo entusiasmo nei confronti della vita. Nella mia famiglia c'è solo rassegnazione, prodotta dalla morte di mia sorella che più furba di tutti ha pensato bene di togliersi la vita per non vivere una vita infelice come la mia. L'età per capire questa cosa l'aveva e probabilmente l'aveva capita. Mia madre, presa in disparte era l'unica con cui si riuscisse a parlare, che scucisse un pò di soldi ogni tanto, che mi spronava a fare meglio di quanto già non facessi. Era merito suo se saltuariamente ero andato a lavorare in questi anni. E' una persona buona su cui si regge tutto l'equilibrio familiare. Neanche mio fratello sopporta mio padre e spesso ci confrontiamo su questo. Solo che lui può ancora fuggire, io non più, io sono chiuso in questa scomoda cella per il resto dei giorni dei miei. E' merito di Miller se riesco a dire tutte queste cose. Paradisi perduti, quelli del basso ventre di Erika un pò pronunciato e irriverente, non molto elegante in realtà, quello perfetto di Cloud, quello selvaggio e ispido di Monica che continua la sua vita e nulla sembra fermarla, fa viaggi, lavora. E Carlo che risento dopo qualche settimana di assenza al telefono che mi dice di lavorare. Ma io di lavorare non ne ho voglia, io voglio fare quello che scrive e al limite vivere, mi piacerebbe avere un tenore di vita che non ho, ma almeno mangio, almeno sono fuori da quel posto di merda, almeno credo più in me stesso e meno nell'aiuto degli altri, che tanto non serve mai a niente come un placebo. Le persone che sono in quelle strutture sono numeri, non sono più persone e io ringrazio Dio di avere avuto l'intelligenza di esserne uscito. Certo come dicevo prima i problemi in famiglia non mancano, ma questa solitudine è impagabile se riesco a goderne appieno. Mi sto scrivendo con Burgos e lui sembra ridestare in me qualcosa, qualcosa che era sopito da 5-6 anni: la volontà di vivere nonostante tutto. Quella nelle comunità non è vita, è sopravvivenza e per di più dettata da regole che non hai scelto e che ti vengono imposte. Non sono tanto le regole base a infastidirmi quanto quelle persone che cercano di inculcarti una sorta di pensiero buonista, un modo di fare e di essere che alla fine devi assorbire come una spugna. C'è un tipo, uno piuttosto bizzarro come idee che ti parla del fatto che soltanto perchè sei stato in psichiatria devi rassegnarti al fatto che la tua vita debba essere piatta e strutturata per la noia. Non commento, altrimenti lo offenderei. E Alda Merini (che stimo , ma di cui non sono un particolare sostenitore)? Dove la mettiamo, il genio e l'estro delle persone che soffrono, dove lo mettiamo? L'umanità sopratutto di queste persone mi chiedo dove sia. Ci vuole umanità per fare un certo lavoro con persone in difficoltà, non certo ilarità e sfrontatezza. Mi dispiace dire certe cose ma è così. Ho deciso, oggi ho deciso: farò la fame piuttosto, ma non andrò mai più in una struttura non vedrò mai più il mio psichiatra per quanto possibile e solo per avere più soldi dell'invalidità. Questa è l'unica cosa a cui è servito il mio psichiatra in questi dodici anni che mi segue. E poi c'è sempre il pensiero di Cloud che mi affligge. Cloud era dolce, poi si è trasformata in un demone, poi è tornata dolce. Non è importante che non ci sia, non è importante che non sarà mai più mia, io la penso e la sento. Difficile era sentirla quando stava con un altro, lì sentivo soltanto il dolore e io come un idiota che mi sono fatto abbindolare da Monica e da tutti i suoi discorsi idioti sulla psichiatria, sulla psichiatria come Arte, come forma di espressione del sè, contro un umanità ingiusta e arrivista, nonchè perbenista. Discorsi che forse hanno un senso in generale, ma non per quanto riguarda lei.
Stanotte ho dormito tanto e come non succedeva da tanto tempo, almeno sul far del pigro mattino autunnale, bene. Un sonno estatico, lascivo nel suo fascino di interezza. Durante la notte però mi sono svegliato sognando Cloud: ieri sera mi ero addormentato pensando a lei con tristezza e rammarico per la nostra storia finita. Non riesco a reagire: non riesco proprio a reagire, l'unica mia azione concreta è scrivere , ma poi spesso mi ritrovo a scrivere di lei e quindi non si risolve niente di niente. Non ho la forza, nè la disperazione necessaria per cercarmi un altra donna. Non ho niente di niente tranne me stesso e Luke, che per quanto ne parli male è pur sempre un buon amico. Tutte queste parole mi sembrano inutili, ho la testa in ebollizione Cloud. Ho la stessa probabilità e proprietà mentale di farcela come di non farcela, dipende dai momenti, dai giorni e dai sussulti che questi hanno. Il mio psichiatra in fondo mi dice le stesse cose di Miller, solo che bisogna agirle.
Io sono nato per scrivere, ma da quando Cloud mi ha lasciato non ci riesco più a mettere grande entusiasmo nelle cose che faccio. Dormo bene, mi risveglio un pò così come al solito verso le sei del mattino: è ancora buio. Prendo la mia pastiglia, le mie gocce e aspetto che si facciano le sette per andare a fare colazione dai miei. Mi sento bene, ma devo andare all'ospedale per prenotare una pulizia ai denti, corrosi e macchiati dalle troppe sigarette. Respiro l'aria chiara, pulita e limpida del mattino e per un attimo mi si riaccende la speranza di poter vivere ancora una vita decente, vera, non un surrogato psichiatrico. Ma questa sensazione dura poco. Mi fermo al bar del parco a prendere un altro caffè e questa sensazione è già svanita. Già svanito tutto. Cerco in ogni modo di trattenere quel poco che posso di questa piccola felicità, ma lo scenario che poi mi appare è sempre lo stesso: la casa vuota, io dentro, il silenzio immutabile delle cose e nulla che cambierà mai se io non faccio qualcosa per farlo cambiare. Ma proprio non mi viene niente da dire, fare, pensare che sia positivo. IL NULLA immutabile si impadronisce di me e lentamente, ma incosapevolmente scivolo nel sonno, cercando di ridestarmi ogni tanto. Sono incapace di qualsiasi azione di cambiamento sulla mia vita. Io subisco la mia vita e non ne sono un attore principale, non più. Dovrei aggrapparmi a tutto e tutti per sentire l'aria serena intorno a me e non riesco ad abbracciare nulla se non questo vuoto esistenziale. Vorrei come MIller avere la voglia di passeggiare, tornare a guardare il mare, ma forse sono troppo pigro per riuscire a farlo ancora. Ci credo e non ci credo in quello che faccio e non ho più una direzione precisa: sono sull'orlo del baratro, non so cosa farne del mio tempo, della mia vita, quando non si ha più nemmeno fiducia nel futuro cosa vorresti fare dei tuoi giorni che ti sembrano contati e senza senso? Non resta che sopravvivere. Tanto gli altri vedono se tu non hai saputo vivere, e te ne chiedono inconsciamente conto.
Vado a pranzo dai miei, mio padre non è di buon umore. Il motivo dell'astio nei confronti del mondo e della sua famiglia sono tutti dentali. Sono dovuto andare dal mio vecchio dentista perchè all'ospedale per la pulizia chiedono la panoramica, lui dovrebbe averla, lo chiamo, mi dice di ripresentarmi alle 11, che me l'avrebbe data. Vado lì e mi dicono che non la trovano.Riferisco a mia madre che riferisce a mio padre e lui va su tutte le furie, con calma e tranquillità pranza senza dire più nemmeno una parola. E la giornata è rovinata: io sento l'ansia rovistarmi dentro quando mio padre è così. Poi torno nella mia casa, scrivo e tutto passa. Sembra che siano le novità, gli imprevisti e il lavoro a farmi star male. Sembra proprio così. Sono in una gabbia, in una trappola che è la mia vita e mi sembra come di risvegliarmi da un lungo letargo. Prima o poi la gostra finirà e che cosa ne sarà di me? Non riesco a smettere di crederci che possa finire tutto così. Ma finirà tutto così? Tutto per una questione di soldi. Io voglio andar via di qui, io non voglio più sapere niente di niente, della morte dei miei, di quello che succederà dopo, di dove diavolo mi piazzeranno quelli del CPS. Che vita infima: passi la maggior parte del tempo curvato sotto il peso dei farmaci e quando hai un pò di lucidità questa non serve a nient'altro che a farti vedere la drammaticità della tua situazione. Che stupido che sono stato a farmi ricoverare per Cloud, ma in quel momento mi sembrava l'unica soluzione possibile.
"Ti sento in forma, ti sento in forma" continuava a dirmi Fritz, mentre ero in Comunità a Gavirate. L'energia me la davano gli altri, non c'era niente di mio, era merito di Franco se ero migliorato, merito di Camillo, l'educatore che mi seguiva. C'era una placida atmosfera di serenità in qual periodo, anche se il ricordo di Monica faceva ancora male. Ero finito,ma sono rinato per poi spegnermi di nuovo completamente. I soldi finiranno, la mia vita finirà.Non riesco ad accettarlo, nemmeno a immaginarlo. ! Novembre, mattina presto, mentre sorseggio il mio caffè penso ai sogni della notte: Ho sognato Monica a cui ho strappato una ciocca di capelli e la digità, ho sognato la rossa della biblioteca dei tempi di quando studiavo. Stamattina vorrei piangere, ma non ci riesco, la mia vita mi scorre davanti di notte, non sogno mai Erika, troppo lontana nel tempo e invece sogno ancora di fare l'amore con Alessandra. Mi sveglio quattro o cinque volte, ogni volta fumo una sigaretta e poi mi rimetto a letto. Sento che sto invecchiando, mi alzo per pisciare almeno un paio di volte. Monica me l'ha fatta sotto il naso, è lì che vive, ama e pulsa di vita e fa cose e si tiene in forma e io qui che muio. Stamattina Coldplay a colazione, il caffè si raffredda, meglio berlo. Mi sembra ieri che eravamo nudi e abbracciati in un letto a Istambul io a Alessandra ed ecco che sono passati più di 20 anni. Non so perchè la sogno così spesso, il candore, la purezza della sua pelle i suoi occhi. Forse io per lei non sono stato nemmeno così importante. E' stata una vita bella la mia a tratti, sicuramente dolorosa per la perdita di mia sorella e di alcune amate che mi son o sfuggite via come delle anguille dalle mani, ma l'amore non conosce regole. Oggi forse, se trovo le forze vado a trovarla mia sorella che mi sorride dal gelido marmo della tomba. Non sono andato, forse perchè penso che non ce ne sia realmente bisogno, dato il fatto che negli anni sono stato lì più volte. Dormo bene e senza sogni particolari, poi al mattino mi viene voglia di passare al CRA, ma poi la voglia mi passa subito. Cosa farò non so, ma sicuramente non andrò più lì. Mi metto a leggere Miller, il buon caro Miller, e poi mi faccio una pausa caffè. Sento Luke, un pò per abitudine, un pò per nostalgia di tempi che furono. Improvvisamente il mio giudizio nei suoi confronti diventa negativo: mi sembra un bamboccione despota cresciuto male. Gliel'ho anche detto al telefono l'altro giorno e mi ha risposto a tono. O fai quello che dice lui o ti saluta malamente. Non c'è da stupirsi se uno così ha tentato di suicidarsi perchè le cose non gli andavano più bene. Stamattina mi sento attivo e reattivo pronto ad aggredire le laettura di Miller. Il CRA deve appartenere al passato, qualcosa che non mi riguarda più. Non è per gli animi sensibili il CRA, devi essere pronto, svelto, efficente, tutte cose che io non sono, perciò li abbandono al loro destino, cercando di eliminare gli ultimi rami secchi che mi tengono legato a loro. Come lo psicologo della Comunità, assolutamente inutile e inadeguato. Fa bene Giuseppe, ha fatto bene a usare tutto il suo disprezzo nei loro confronti. Sono una fabbrichetta di esseri umani fintamente sani, pronti per essere fagocitati di nuovo dalla società. Improvvisamente inizio ad avere una grande stima di Giuseppe, delle sue scelte, della sua sofferenza che da quanto ho capito dura da sette anni. Come sono contento di non essere più al CRA, in mezzo al trambusto, alla confusione, ai malati mentali. Io non mi sento un malato mentale, mi sento uno che non ha più voglia di fare niente e neanche di avere a che fare con figure e strutture psichiatriche che dopo due Comunità posso dire a ragion veduta che non servono a niente, se non a inquadrarti un pò. Non nel mio caso. Io sto bene con mio padre e mia madre che ci sono sempre, che vorrei che fossero eterni e vorrei morire prima io di loro da quanto gli voglio bene. Mi telefona Luke, gli dico che in futuro non passerò più di lì, non la prende bene, ma nemmeno male. Meno male, un problema di meno. Una figura idiota di meno nella mia vita. E' pazzesco notare come più mi allontano da lui e da quella struttura, più mi senta meglio. Una struttura per decerebrati mentali, mi viene da dire. Non c'è poesia, non c'è poesia davvero in nessuno che conosco là dentro. Sembrano tutti delle marionette obbidienti a quelle due o tre persone che reggono i giochi di tutto. Poi trovo la risposta in Miller al mio mal de vivre, al vuoto esistenziale che sembra attanagliarmi:vivere nella mente, unicamente nella mente, questo è il modo più sicuro per fare della vita un vuoto. Divenire la vittima di una macchina che non smette mai di ruotare cigolare e tritare.
"Sicuramente gli avrai fatto qualcosa"insiteva Fritz qualche anno fa"Io ti taglio la gola" mi faceva uno della comunità, il primo periodo che ero arrivato. "Ah davvero?" gli risposi io. " Vedi, lo hai provocato" Un giorno trovai un appunto di Erika sul mio vecchio taccuino di poesie: " capitombola più spesso di quanto non stia in piedi, per niente stabile su sè stesso, gorgheggia stridule urla agghiaccianti per i molticadenzate dall'andamento dei suoi instabili passi, quanta poca grazia in un essere così vecchio. Piccolo puntino in un racconto breve scritto a mano sul foglio di un agenda verde scaduta da anni coperta dalla carta ingiallita di un divano giapponese". Parole sue. Mi sveglio, senza particolari sogni, ieri ho sentito Cloud che insieme a Luke sembra essere il mio unico motivo di esistenza, e dice che la prossima sarà una donna. Questa separazione l'ha veramente distrutta, non da me chiaramente. Vive come può, si arrangia a malapena ha il cibo per mangiare. Cosa che a me non manca, è schifoso ma almeno metto sempre qualcosa sotto i denti. Quello che a me manca è la voglia di vivere, di combattere ancora. Non ho spinte verso niete se non verso la lettura e un pò la scrittura. Che vita amara che ho avuto, prima la perdita di mia sorella poi la malattia che dura ormai da più di dieci anni. Veramente forse è il caso di farla finita chiudenosi in una Comunità Assistenziale fino ai 65 anni, dopodichè , se sarò ancora vivo, dovrò vendere la casa e farmi mantenere in una RSA finchè campo. Bella prospettiva, bella prospettiva davvero, altrimenti annoiarmi a morte fino alla morte dei miei genitori e poi cavarmela. Ma io ho bisogno di aiuto, ho bisogno di qualcuno che mi sostenga. Non ce la faccio più a vivere il quotidiano e le parole di quel pazzo mi rimbombano nella testa: " Devi rassegnarti". Luke entro nel suo dolore, lui entra nel mio, ci fondiamo come una cosa unica.
Sulla Cisa anni fa caricai su un autostoppista di sera, che mi mise il coltello alla gola, poi per fortuna ci fu un posto di blocco e lui fu colto in fragrante. E' un episodio di cui non mi voglio ricordare. Di Monica sì: con la chitarra al cimitero, l'orso peluche gigante in centro, la trombetta da stadio in casa...lei era così, anche se la chitarra l'avevo portata io. Sono impazzito di fronte all'auto analisi, di fronte a un fratello,che avrei scoperto poi mi avrebbe portato alla distruzione. Un muro di silenzio, da rompere, da abbattere. "Certo che Cloud gli ha tirato un colpo bassissimo" "Anche lui in passato le faceva queste cose poi è cambiato". "Quanti caffè bevi al giorno?" "7-8 perchè?" Certo che anche fare il cassiere è un operazione complessa disse Fritz, non so se ne sarei capace e se tu ne saresti capace" Mi guardava sconsolato come chi non mi dava più nessuna speranza. Non piego più metalli e costruisco lampade Burgos, ma inanello parole, sono diventato grande insomma. Dal surrogato all'essenza non più solo delle cose, ma anche delle persone. Eppure come era bella quella cantina. Ma perchè farsi del male da soli? Non pensiamoci più, anche se quando ci passo davanti a quella villa, mi immagino quello che c'è lì sotto perchè l'ho costruito io, chissà cosa ne è rimasto. Adesso è questa la tua casa, ma ho come la sensazione che manchi sempre qualcosa. Con Luke in stanza era impossibile fare qualunque cosa, anche ascoltare un pò di musica, c'era solo lui le sue paranoie, le sue ossessioni sono contento in un certo senso di essermi liberato di lui, perchè lui dentro non so se sia una persona buona, cova molto rancore e cattiveria nei confronti del mondo e ci tiene a esercitare un certo potere sugli altri. Ho visto Chiara oggi, la mia educatrice. Non che avessi molta voglia di alzarmi dal divano, ma alla fine ci tenevo a vederla. E' stata una bella chiacchierata anche se un pò impegnativa. Luke rappresenta il nichilismo della vita che muore, che non esiste più. E con lui anche l'infermiere compiacente può andarsene al diavolo, lui e i suoi discorsi non inutili, ma privi di senso di logica. Mi ricordo quando con Marina siamo andati a Londra, mi sembrava di vivere in un sogno, un sogno irreale. Io amo la vita più di me stesso quasi e quella era vita pura, vita che non si sottraeva a niente e poi Gerusalemme e poi la rovina, la psichiatria e tutto ciò che ne è derivato. Adesso, mentre mi sto ascoltando Animals, ripenso a quei giorni alla fabbrica di Londra, al maiale sospeso e a noi due che teneri amanti gravamo per il Forum Sociale Europeo e qualche galleria d'arte. Burgos: le sue parole mi penetrano nelle ossa, devo mettere distanze fra me e il passato, fa ancora troppo male aver avuto un passato così glorioso e un presente così ignominioso. "Non puoi dirmi che c'è solo fretta, c'è tanta stanchezza".
Continuo a rivivere quel viaggio in Messico, il secondo,e mi tornano sempre in mente le parole di Burgos, quasi una litania, un ritmo funebre. Luke fa una gara, inconscia ma presente di chi è più attivo, più vitale, di chi "fa più cose". Io proprio non mi ci ritrovo nel suo modo di pensare, però mi adeguo. Lui non si adegua mai. E' un despota senza cuore che passa sopra tutto e tutti, me compreso. E' difficile arginarlo, ma con i vecchi metodi si riesce sempre. "Il signoe Scarano starà anche a c asa a farsi le canne, ma in questo modo si allontana dai genitori" "Secondo me sta male, dottore, non può vivere così". Finchè c'è mio padre posso stare tranquillo nelle mie angoscie, anche se con l'età è diventato più malleabile e quindi meno spigoloso. Mi dà una sorta di pace, di beatitudine eterna vederlo star bene. Questo mio costante bisogno di comunicare tutto a tutti non so se è un bene o un male. E' stata Cloud a farmi esplorare il mio lato sado-masochistico in senso lato, come capacità di tuffarsi nelle storie più disparate, più impensabili come quella con lei. E Lei mi ha fatto puntualmente del male, felice di farlo. Non si cura di niente Cloud, se non di sè stessa e del suo piacere che cura come una cosa preziosissima, forse la più preziosa. Ma ci sono stati anni, anni grassi, in cui una come Cloud non l'avrei degnata nemmeno di uno sguardo. E invece verso i 40 succede che la conosco, che me innamoro e le faccio rompere il fidanzamento che andava avanti con un altro uomo da 14 anni. Ma sono tutte storie vecchie, tutte si sono dimenticate di me, da quando sono stato male.
Jim mi introdusse a una festa, una festa elegante, piena di belle ragazze, io ero il maschio più bello di tutti, avevo meno di trent'anni e tutte mi guardavano. Ci ero abituato, ero abituato a situazioni di questo tipo. Ma erano altri anni. Jim era il guascono, l'intramontabile intrattenitore di mille serate e mille situazioni e io lo stavo sempre a guardare con aria assorta.
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