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India


Joe Munnezza e la sua insensata voglia di equilibrio sull'Esistente.Mi immagino Joe Munnezza che si trova , un attimo dopo la morte di fronte a due porte, una delle quali rispecchia la sua fede in Dio, nell'altra la sua assoluta inesistenza. Sceglie di crederci, come farebbe chiunque in punto di morte, apre la porta e precipita nel vuoto, nel buio e io sto precipitando accanto a lui. Una poesia di qualche anno fa, scritta nella prima Comunità a Gavirate, si intitola India.
Mentre io qui giaccio esangue
tu ti fai la doccia e piangi
mischi il sapone alle tue lacrime
e non sai far altro che piangere.
Tu e la tua stupida testa benpensante,
non sapete far altro che cercare di apparire.
Limitati a essere quello che sei
che andrebbe già bene così,
e se sei così
non puoi farci niente,
è il tuo destino,
quello di non sapere dire niente di nulla.
Ma un pensiero almeno per la tua vita ce l'hai?
O anche tu devi scomparire in una donna o in un lavoro?
O in una noia stratificata e informe,
che nulla produce e tutto distrugge.
Guarda la tua vorace sete di affetto,
non è forse sintomo di malattia?
Ci pensi mai alla morte?
E cosa pensi di fare quel giorno?
Di annoiarti anche lì?
E via di seguito. Poesia dedicata o meglio scritta pensando alla cara Monica-Marika-tette di gomma. La vicina con la soluzione sempre pronta. La vita ti ha colpito duramente e forse è stata ingiusta, forse no, non si sai mai veramente quanto è scritto un destino, sopratutto quando ci è avverso. Tu tette di gomma non resisteresti in una vita come la mia, ti saresti già suicidata o avresti ucciso qualcuno, oppure avresti(come hai fatto d'altronde) con pazienza meticolsossima e certosina trovato la soluzione dentro di te. Tu, la più aspra e tenera delle amanti lo avresti detto 10 anni fa che ci saremmo trovati in questa situazione? Tu di qua e io di là del Gange, tu salva e io dannato eternamente, per la malattia certo, ma anche per una certa volontà di non fare più assolutamente nulla. Lo so che tu ci pensi alla morte al tempo che passa, sei persona sensibile tu, non come Cloud che divora ogni uomo e donna gli si pari davanti pur di soddisfare la sua sete di vita, che è infinita. Anch'io ero così, ma poi ho dovuto imparare ad aspettare, a vivere il tempo dell'attesa, della finzione del benessere, della morte interiore che ti porta sempre a una inaspettata e disperata soluzione, perchè anche quando si sta veramente di merda ci può essere qualcosa di bello, non limitandosi all'attimo, ma cercando di andare oltre. Cloud non va oltre quell'attimo e non fa nulla per nasconderlo. Può vivere anche senza soldi, mercifica il suo corpo attraverso cui ottiene quello che vuole: soldi, sesso, compagnia, tutte cose che a me mancano. Non ho nessuna nostalgia del CRA, dei suoi ritmi, della sua gente, cerco di non pensarci e basta. E' stata una dolorosa parentesi, nata dalla disperazione come sono nati dalla disperazione i miei anni precedenti quando mi aggiravo per la stazione centrale in cerca di mozziconi di sigaretta oppure andavo a Garibaldi Fs a guardare le persone che vivevano, mentre io ero ai margini di me stesso e di tutto. Non c'è niente che mi possa salvare se non la morte stessa. Sarà una liberazione se tutto finirà, forse l'inizio di qualcosa di migliore se ci sarà qualcosa. Io già a 42 anni devo fare questi discorsi, Jenny che va e viene dall'ospedale, Jenny in calze a rete e autoreggenti che dal suo capello biondo mi invita a penetrarla. Lo faccio dolcemente come chi sa amare veramente. Quanto ti amo Jenny, darei tutto per te e forse lo sto già facendo. Luke, si prenderà lui cura di me? Io ho bisogno come l'aria di qualcuno che si prenda cura di me, che mi mostri affetto, comprensione, reciprocità.

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