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Nita


Il fiore del deserto si è spento: sento Luke e mi si riaccende qualcosa, dormita post pranzo risveglio brusco, necessito di caffè, poi mi ricordo che stamattina avevo comprato una birra e me la bevo. Scrivo per scrivere non che abbia niente di importante da dire. I giorni devono scorrere lisci, mi ascolto l'ultimo dei Pink Floyd quasi interamente strumentale, mi chiedo dove Luke trovi la forza per sostenere la sua vita, vabbè che è più giovane, 10 anni di meno, ma la morte del padre deve averlo profondamente segnato, anche se sembra reggere bene. Luke, povero Cristo, ogni tanto lo tratto proprio male come ieri, ma poi una vocina mi dice che non è giusto, che non se lo merita,anche se lui, nel suo narcisismo è capace di suscitare fastidio in chiunque. Io ogni tanto ho dei vuoti pazzeschi, dei vuoti di coscienza, in cui tutto si annichilisce e si azzera in un vuoto tondo tondo. La leggendaria band.
Mi sveglio bene, sogno Alessandra anche stanotte, poi sogni piacevoli, ma confusi, uno strano nichilismo si impossessa di me, come se nulla valesse più la pena. Nita trangugiava un caffè al bar mentre io le guardavo le gambe da sotto il tavolo. Era bella Nita, l'aria orientale, lo sguardo sempre stralunato, una canna sempre in bocca, gli anfibi e le calze a rete rotte. Nita dicevo, beveva un caffè e intanto mi parlava, ma io non la stavo a sentire, mi parlava d'amore, di un amore così bello che io non avevo mai avuto. Di giorni di passione, di tenerezza, di pace tra uomo e donna. Nita faceva il poliziotto, io ero un semplice studente dell'Università. Quello che mi colpiva di lei, della sua bellezza era la sua figura sottile, il suo ancheggiare coi fianchi anche se il culo l'aveva piccolo. Come se ci fosse una storia ancora da scrivere e l'aveva tutta scritta lei col suo girare e rigirare la tazzina tra le sue preziosissime e bellissime mani. Chissà cosa ci faceva con quelle mani. Me la immaginavo mentre mi accarezzava proprio lì, i seni piccoli, i capezzoli turgidi e a punta scuri e maledetti. Una tenda scura ci riparava da tutto e da tutti gli sguardi di ogni uomo che potesse essere invidioso su questa terra. Senza amore, senza obbiettivi nella vita, la vita stessa diventava di una noia mortale e soprattutto perdeva di senso. Per questo avevo ancora in salotto una foto della mia ex storica da giovane. "Chi è quella lì?" fece lei "E' Erika la mia ex storica" "Perchè storica?" "Perchè siamo stati assieme per 8 anni". "Dobbiamo andare via di qui" fece lei "non mi piace fare l'amore con te con lo sguardo di questa qui in salotto". "Ok" Andiamo a casa mia" fece lei "lì è più tranquillo, più intimo e non ho certo foto di miei ex da esibirti" disse con un sorriso sarcastico. Andammo a casa sua, facemmo l'amore più volte nella complicità del pomeriggio che emanava una luce tenue e giallastra. Lei sfinita dal piacere, io sfinito dal piacere giacevamo nudi nel letto, l'uno accanto all'altra. "Andrea?" mi fece lei "Sì?" "Io ti amo, ti amo davvero; non ho mai conosciuto nessuno così dolce e sensibile come te" "Tu sei bellissima Nita, sei una creatura divina, il tuo corpo è un autentica opera di Dio che ogni tanto per fortuna si manifesta in queste cose". Le passai la mano nei suoi capelli lisci e corvini, poi le accarezzai il sedere piccolo e perfetto. Poi una lacrima gli rigò il bel viso perfetto. "Perchè piangi?" "Perchè sono felice, con te: sono felice".
Nobody lives for ever...Nobody lives for ever. Un momentaneo lampo di ragione, tutto già deciso, tutto già arbitrariamente deciso. Dolore compreso, cara Nita. 

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