Devo mettermi a scrivere e devo farlo seriamente, come se volessi dire qualcosa di importante. L'esperienza di questi anni ci ha insegnato che giocare con atmosfere e ombre può essere sì positivo, ma poi qualcosa ti si può ritorcere contro. Scompaiono forse delle persone dalla mia vita. Se scrivo torno a sentirmi efficente dopo una fase di stasi, nervosa e perdente. Non che adesso sia più tranquillo, ma adesso posso soltanto guardare avanti. Io cerco i sassi che lei ha lasciato per non perderla. Cerco momenti di intimità. Ma questi saranno cazzi miei. Dovrei scrivere di come ho perso tanti amici, di come ho perso tanti anni, di come la mia socialità risieda in nicchie di esistenza. E di come scrivere forse, secondo la mia opinione non faccia altro che acuire questa situazione. E' tutto difficile e non c'è niente di preciso anzi a volte più sbagliamo e più questo sembra favorirci in qualche modo. Con lei ho sbagliato, spero di rimediare ma forse è troppo tardi. Il tempo passa, le foglie cadono anche se il sole splende ancora il pomeriggio. Devo prepararmi all'inverno dopo il peso di un estate pesante, dura, dolorosa. Come tutte le estati. I negozi chiudono, la gente va via, rimani solo tu e il tuo vuoto e la tua noia e non c'è nessuno con cui spartirla. Una chiusura necessaria. Dopo i rumeni, le serate pericolose (per me), Eliona, Cloud adesso c'è Andrea da solo e la vicenda dei suoi genitori. Ad azione corrisponde reazione. Ma lei le cose non le fa per te stai sicuro Andrea e allora assaporiamo il nulla di pomeriggi pigri e infiniti come questo sole che ci scalda il culo. Non volendomela più prendere con nessuno, tranne me stesso ho deciso che questo porterà a migliorarmi, a contare i giorni che mi separano dal grande giorno, quello in cui sarò più solo al mondo. Già adesso sono un pò più solo di prima senza Cloud: ho bisogno di sentirla di essere ancora vicino a lei in qualche modo. Quando la scrittura diventa una serie di insulti è ora di smetterla e cambiare prima la situazione che ci circonda. La terapia e infinita se oltre alle mie storie ci aggiungiamo il rapporto tra scrittura e vita. "Non si può andare avanti così" mi dicevo a un certo punto, deve esserci una fine e non sempre un punto di non ritorno. Una fase conclusiva di un ciclo bisogna individuarla. Forse tutte le cose che ho scritto su tutte le persone più o meno importanti della mia vita sono vere , anche se legate a momenti e circostanze. E' inutile scavare troppo nei dettagli delle cose perchè queste non possono più manifestarsi nella loro evidenza. E poi scrivere in stati alterati, pensieri sconnessi, impegni da CPS, amici o pseudo tali che ce la fanno. Io, le dicevo, non ho niente da conquistare, niente che non abbia già conquistato o che non mi sembri fuori dalla mia portata. La mia vita stessa mi sembra al di fuori della mia portata come tutte le donne che non ci sono state con me e solo perchè non avevo niente da offrire che non fosse me stesso. Eppure ne avrei di motivi per scagliarmi contro tutto e contro tutti: tutti che pretendono, pretendono (perchè un periodo tu sei stato male) che tu continui a interpretare la parte dell'idiota che continua a stare male. Non puoi partire, non puoi viaggiare, ti puoi solo trovare un lavoro di merda come fa piacere a loro. Il tuo posto nella vita te lo devi prendere tu e questi fanno di tutto per non fartelo prendere, per lasciarti marcire nell'oblio perchè la loro ambizione è smisurata, come smisurata è la mia necessità dei vivere. Penso a come mio padre mi schiaccia per poi poer vivere felice di quello che fa alla sua famiglia: lui finirà dritto all'Inferno insieme a tante altre persone che si vendono per tuoi amici e che conoscono solo la compassione, e mai l'incoraggiamento la stima il rispetto. Queste sono cose che non conoscono e che non hanno mai capito della vita. Sono finito in un buco nero senza via d'uscita. E non aprirò non vi darò più niente gratis, perchè voi a me non avete mai dato niente.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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