Romanticismo. Sono sempre stato una persona romantica, fino a quando non ho incontrato Alessandra, la mia prima vera donna. Alessandra si concedeva volentieri, io dovevo fare un pò di pratica, si mangiava assieme, ma lei non sopportava i miei discorsi. Il mio ragionare. Poi siamo partiti, abbiamo viaggiato insieme.Tra mille difficoltà abbiamo dormito abbracciati su una banchina della stazione FS di Garibaldi, il suo seno era caldo il suo forte abbraccio materno, ci siamo svegliati circondati da pendolari la mattina seguente, abbiamo raccolto le nostre quattro ossa e ce ne siamo andati a casa a fare l'amore e dormire. Avevo 19 anni:poi gli anni sono passati e una notte di folle paura e conflitti interiori si affaccia sulla mia esistenza. Sento Cloud, si è lasciata col tipo, ci stiamo ri-avvicinando, ma con cautela. Io sono ingrassato, non sono propriamente un bell'uomo, mi sono trascurato un pò tra psicofarmaci, birre e canne, non mi vorrebbe così. E io credo che non riuscirei più a fare l'amore con lei, passa da un uomo a un altro come ci si cambiano i calzini. Scrivere questa mattina mi sembra l'unico modo di rilassarmi, Gilmour in sottofondo e i miei incubi che mi tengono compagnia. "C' era una volta un uomo addormentato nel bosco delle streghe e quell'uomo ero io..." Non so nemmeno quello che sto scrivendo, Joe Munnezza che torna alla sua vecchia vita e io che ingrasso, bevo, fumo e non faccio sesso, penso ai soldi e a come sarà vivere senza. Mi viene in mente la cucina di Cloud, ma non voglio pensarci, non voglio più fare niente, non voglio pensare a niente, vivere libero come l'aria, dopo tutto quello che ho passato, ho bisogno di alcool per essere libero come l'aria, ma devo stare attento potrei anche morire in un mix di alcool e piscofarmaci, forse è meglio rasssegnarsi a una vita tranquilla, non ho voglia di morire. Non c'è niente da dire signori, se non che le mie notti sono sempre più corte, spezzettate da risvegli e poche ore di sonno. Vorrei dire di più, ma le ali della fantasia non decollano, rimane la realtà che è quella che è. Non lavoro, aspetto l'invalidità al cento per cento, ho paura che quando i miei moriranno io non sarò pronto e morirò pure io. Vivo di crepacuore sicuramente, mi sembra faccia tutto schifo eppure mi guardo intorno, la mia casa è come la vorrei, solo troppo piccola, ci vorrebbe una stanza in più, ma mi sembra a volte che la mia ora sia suonata. L'ora della follia, l'ora del se non stai attento muori, l'ora di spegnere la Tv e andare a fare compere, l'ora di specchiarsi in uno specchio riflesso di immagini disturbate e contorte. Come se fossi a Rio de Janeiro mi muovo con la mia camicia a fiori che svolazza al vento sotto un sole cocente d'Estate, troppo tempo represso, troppo tempo confuso, l'altra ha costruito la sua vita intanto e fa la maestrina, io non ho fatto più niente. Non sono nemmeno uno scrittore, nemmeno un musicista, niente di niente. Solo uno che è stato in psichiatria. Come dimenticarla la cara vecchia psichiatria. L'Estate scorsa ci ho passato un pò di tempo, andavo a trovare Patrizia una 50 enne che è stata lì tre mesi e facevamo sesso nei corridoi vuoti di un ospedale d'estate. Era la classica storia senza un senso e io avevo detto pure di amarla, ma in realtà non me ne importava molto di lei, aggravatasi la sua malattia, l'ho lasciata tanto il peggio era passato. Tornata a casa non sono mai passato a trovarla, anche se me l'aveva chiesto, troppo lontano e nessuna voglia di muoversi fino a casa sua. Patrizia si faceva di eroina, poi ha smesso.
Una notte corta senza respiro, anche se io lo sento il suo respiro freddo. Sono le 4 e io sono in piedi dalle 2. Ho un frigo nuovo, gigante da riempire di birre, quando starò meglio e guarirò da questa influenza che mi ha colto ieri. Mi sento debole e insonne. Sdraiato sul divano, con una luce sola che va a intermittenza, ho pensato a tante cose in queste due ore, ma ora non saprei dirvi cosa. La gente c'è, ma fino a un certo punto. Gli fai sentire una canzone, gli fai leggere qualcosa, tutti presenti. Ma un corpo caldo nel letto mi manca, sono un pò stanco di queste nottate solitarie in cui, in fondo non ho niente da fare, niente di urgente da dire. Per fortuna la figura ossessiva di Luke si sta allontanando all'orizzonte, anche se so che me lo ritroverò sempre tra i piedi. Vorrei ucciderlo, anche lui lo vorrebbe, aggrappato a una vita, la sua, completamente inutile. E' troppo stupido per vivere e pensa anche di essere intelligente, ma è solo un mestierante a cui l'infermiere prodigo stendeva il tappeto rosso della considerazione, non lasciando nulla per me che ho sempre dimostrato dal 2005 di non avere più voglia di fare niente. L'infermiere è andato in pensione, lasciandolo solo e lasciando a me il gran sollievo, di non avere più nessuno a cui dare ragione. Sono due ottusi e infatti si capiscono a perfezione. E' lui che mi ruba il sonno di notte e la sua stupidità, il suo non essere niente, anche quando è stato qualcosa, anche lì non era niente. La sua vita vuota gli si è abbattuta addosso come una scure e ora sembra Barabba nel deserto. E poi è arrogante, presuntuoso, quando sono stato lì in Comunità più di una volta mi ha trattato male. Si crede di essere chi sa chi, ma non vale nemmeno la suola delle mie scarpe. Uno che invece mi sorpreso in quanto a rinascita è Joe Munnezza. Otto mesi di Comunità (anche se se ne è andato via prima) lo hanno cambiato. Non fa più uso di cocaina, beve meno, fuma ogni tanto e quando fuma dice che parla con Dio e poi torna per mettere in pratica i suoi insegnamenti. Vive felice, è sempre stato un uomo felice Joe Munnezza, in qualunque situazione e sia da sobrio che da sbronzo dice cose sagge e vere. Ce la farà, io non lo so, ma lui ce la farà. Notti farmaco e notti insonni, ormai assuefatto a tutto, a ogni farmaco che prendo e che porta la mia anima a soffocare. Solo di notte mi sembra di volare libero, che la mia vita abbia ancora un senso e cose così. Perchè ci sono solo io e nessun altro con me. Tutti si stanno riposando, tranne me, per l'indomani dare nuovamente battaglia alla vita. Io sono stanco di combattere, mi sento più vecchio anche soltanto rispetto ad un paio di anni fa. Mi hanno aumentato la terapia dopo il ricovero, quando sono stato male per la perdita di Cloud. E' venuta pure a trovarmi in ospedale, ci siamo sentiti. E' stato in quella settimana che ho conosciuto Patrizia e che è nato qualcosa. Abbiamo fatto l'amore una volta a casa mia, ma la sua pelle da 50enne tirata mi sembra vecchia come una suola e poi venendo mi ha macchiato le già conce lenzuola. Sembrava una fontana con i suoi zampilli. Ora Patrizia sta morendo, costretta su una sedia a rotelle e noi non possiamo farci niente. Luke diventerà un fallito e noi non possiamo farci niente. Anche se troverà un lavoro, come lui voleva, sarà sempre un fallito. "Non mi piace come scrivi sei troppo violento nel tuo scrivere". Questo ha avuto il sentore di dirmi, lui che sta per giorni interi a letto e ripete come una litania che si sente solo e tutto il suo essere è proteso a non sentirsi tale. Ha paura di sè stesso, perchè dietro sè stesso non c'è nulla, solo chiacchiere da Comunità e una lenta guarigione, secondo me impossibile. Rimarrà sempre così, stupido e ottuso, come il suo infermiere preferito che morirà nell'ottusità. Per quanto riguarda Alessandra le auguro una vita serena, ma si deve sempre ricordare per sempre, il male che mi ha fatto e che non ha mai voluto ammettere. Ho proprio un brutto ricordo del CRA vorrei scacciarlo il più lontano possibile, ma c'è Luke che puntualmente ogni giorno con la sua banalità di persona mi ricorda quanto sia deprimente quel posto e lui che ci sta dentro, abitando la noia, il malessere, il disagio. Un posto troppo animato e troppo poco di cura per i miei gusti e per i miei bisogni, un posto dove solo chi sta già un pò bene ha accesso. E poi il responsabile, questa figura via di mezzo tra l'artista e lo psichiatra, sempre molto sbrigativo, sempre molto facile nel somministrarti altri farmaci oltre a quelli che già prendi. Mi ricordo che dormivo 10 ore a notte e al mattino non riuscivo a svegliarmi, non riuscivo a fare le cose, con Luke con la sua sensibilità da idiota che mi prendeva in giro per la mia lentezza e io scherzavo invece su di lui e la sua incapacità di starsene con le mani in mano, di non fare niente,di pensare insomma. Dava perfino una mano alla donne delle pulizie che ci svegliava con i suoi rumori ogni mattino alle 7 (quanto la odiavo) e faceva cose: "Io ho bisogno di fare cose, io sono Luke lo stupido,io ho provato a suicidarmi col DDT.". Che idiota. Ma buttati dalla finestra se vuoi proprio farla finita. Un escamotage per non affrontare i suoi problemi. Che sta continuando a non affrontare fino a quando la merda gli arriverò al collo e potrà solo affogare. Gli psichiatrici, che personaggi che sono, malati di malattie invisibili sono spesso furbi, scaltri, per nulla disposti a cedere su un piano di normalità. Dopo due esperienze in Comunità lo posso dire con una certa cognizione di causa. C'è qualche brava persona, qualcuno che veramente ha capito e si sforza per migliorare, ma la maggior parte sono feccia dell'umanità come nel caso di Luke.
Una notte corta senza respiro, anche se io lo sento il suo respiro freddo. Sono le 4 e io sono in piedi dalle 2. Ho un frigo nuovo, gigante da riempire di birre, quando starò meglio e guarirò da questa influenza che mi ha colto ieri. Mi sento debole e insonne. Sdraiato sul divano, con una luce sola che va a intermittenza, ho pensato a tante cose in queste due ore, ma ora non saprei dirvi cosa. La gente c'è, ma fino a un certo punto. Gli fai sentire una canzone, gli fai leggere qualcosa, tutti presenti. Ma un corpo caldo nel letto mi manca, sono un pò stanco di queste nottate solitarie in cui, in fondo non ho niente da fare, niente di urgente da dire. Per fortuna la figura ossessiva di Luke si sta allontanando all'orizzonte, anche se so che me lo ritroverò sempre tra i piedi. Vorrei ucciderlo, anche lui lo vorrebbe, aggrappato a una vita, la sua, completamente inutile. E' troppo stupido per vivere e pensa anche di essere intelligente, ma è solo un mestierante a cui l'infermiere prodigo stendeva il tappeto rosso della considerazione, non lasciando nulla per me che ho sempre dimostrato dal 2005 di non avere più voglia di fare niente. L'infermiere è andato in pensione, lasciandolo solo e lasciando a me il gran sollievo, di non avere più nessuno a cui dare ragione. Sono due ottusi e infatti si capiscono a perfezione. E' lui che mi ruba il sonno di notte e la sua stupidità, il suo non essere niente, anche quando è stato qualcosa, anche lì non era niente. La sua vita vuota gli si è abbattuta addosso come una scure e ora sembra Barabba nel deserto. E poi è arrogante, presuntuoso, quando sono stato lì in Comunità più di una volta mi ha trattato male. Si crede di essere chi sa chi, ma non vale nemmeno la suola delle mie scarpe. Uno che invece mi sorpreso in quanto a rinascita è Joe Munnezza. Otto mesi di Comunità (anche se se ne è andato via prima) lo hanno cambiato. Non fa più uso di cocaina, beve meno, fuma ogni tanto e quando fuma dice che parla con Dio e poi torna per mettere in pratica i suoi insegnamenti. Vive felice, è sempre stato un uomo felice Joe Munnezza, in qualunque situazione e sia da sobrio che da sbronzo dice cose sagge e vere. Ce la farà, io non lo so, ma lui ce la farà. Notti farmaco e notti insonni, ormai assuefatto a tutto, a ogni farmaco che prendo e che porta la mia anima a soffocare. Solo di notte mi sembra di volare libero, che la mia vita abbia ancora un senso e cose così. Perchè ci sono solo io e nessun altro con me. Tutti si stanno riposando, tranne me, per l'indomani dare nuovamente battaglia alla vita. Io sono stanco di combattere, mi sento più vecchio anche soltanto rispetto ad un paio di anni fa. Mi hanno aumentato la terapia dopo il ricovero, quando sono stato male per la perdita di Cloud. E' venuta pure a trovarmi in ospedale, ci siamo sentiti. E' stato in quella settimana che ho conosciuto Patrizia e che è nato qualcosa. Abbiamo fatto l'amore una volta a casa mia, ma la sua pelle da 50enne tirata mi sembra vecchia come una suola e poi venendo mi ha macchiato le già conce lenzuola. Sembrava una fontana con i suoi zampilli. Ora Patrizia sta morendo, costretta su una sedia a rotelle e noi non possiamo farci niente. Luke diventerà un fallito e noi non possiamo farci niente. Anche se troverà un lavoro, come lui voleva, sarà sempre un fallito. "Non mi piace come scrivi sei troppo violento nel tuo scrivere". Questo ha avuto il sentore di dirmi, lui che sta per giorni interi a letto e ripete come una litania che si sente solo e tutto il suo essere è proteso a non sentirsi tale. Ha paura di sè stesso, perchè dietro sè stesso non c'è nulla, solo chiacchiere da Comunità e una lenta guarigione, secondo me impossibile. Rimarrà sempre così, stupido e ottuso, come il suo infermiere preferito che morirà nell'ottusità. Per quanto riguarda Alessandra le auguro una vita serena, ma si deve sempre ricordare per sempre, il male che mi ha fatto e che non ha mai voluto ammettere. Ho proprio un brutto ricordo del CRA vorrei scacciarlo il più lontano possibile, ma c'è Luke che puntualmente ogni giorno con la sua banalità di persona mi ricorda quanto sia deprimente quel posto e lui che ci sta dentro, abitando la noia, il malessere, il disagio. Un posto troppo animato e troppo poco di cura per i miei gusti e per i miei bisogni, un posto dove solo chi sta già un pò bene ha accesso. E poi il responsabile, questa figura via di mezzo tra l'artista e lo psichiatra, sempre molto sbrigativo, sempre molto facile nel somministrarti altri farmaci oltre a quelli che già prendi. Mi ricordo che dormivo 10 ore a notte e al mattino non riuscivo a svegliarmi, non riuscivo a fare le cose, con Luke con la sua sensibilità da idiota che mi prendeva in giro per la mia lentezza e io scherzavo invece su di lui e la sua incapacità di starsene con le mani in mano, di non fare niente,di pensare insomma. Dava perfino una mano alla donne delle pulizie che ci svegliava con i suoi rumori ogni mattino alle 7 (quanto la odiavo) e faceva cose: "Io ho bisogno di fare cose, io sono Luke lo stupido,io ho provato a suicidarmi col DDT.". Che idiota. Ma buttati dalla finestra se vuoi proprio farla finita. Un escamotage per non affrontare i suoi problemi. Che sta continuando a non affrontare fino a quando la merda gli arriverò al collo e potrà solo affogare. Gli psichiatrici, che personaggi che sono, malati di malattie invisibili sono spesso furbi, scaltri, per nulla disposti a cedere su un piano di normalità. Dopo due esperienze in Comunità lo posso dire con una certa cognizione di causa. C'è qualche brava persona, qualcuno che veramente ha capito e si sforza per migliorare, ma la maggior parte sono feccia dell'umanità come nel caso di Luke.
Dormo un pò, poi mi sveglio dopo un paio d'ore di sonno: posso essere felice e soddisfatto la mia vita non è tutta un disastro. La mia famiglia mi ha voluto bene e sostenuto fino all'ultimo, io andrò in una Comunità Assistenziale quando loro non ci saranno più e io potrò continuare a scrivere, anzi avrò più tempo per scrivere e così a sottovoce potrò confessare anche io finalmente, a sottovoce, di aver vissuto una vita piena e densa, pur nella malattia. Come la grassoccia giornalista che si trasferisce a Milano e ottiene un nuovo lavoro ed è così felice di essere dimagrita, così io mi sento adesso, dopo queste sole due ore di sonno. Completo, realizzato, finito. Non sono più materiale grezzo di scarto, ma ormai per dirla biblicamente , testata d'angolo.Il padre di questa ex cicciona lo abbiamo conosciuto quest'estate, quando siamo andati a Salerno, poichè mio padre e suo padre sono cugini e molti dicono che da giovani si assomigliassero pure molto, ora non più. Abbiamo passato assieme un pomeriggio e una sera dove siamo andati in una pizzeria fuori Salerno, particolarmente economica, ma indigesta. Poi questo cugino di mio padre aveva un alito che puzzava terribilmente e ogni volta che mi rivolgeva la parola, sia durante la cena che dopo, mi veniva da vomitare. Trentenni i conati a stento. Comunque questo è. In vacanza con mio padre un mese dopo essere stato dimesso dalla Comunità. Siamo stati una settimana a Castro, in Puglia, in un hotel quattro stelle dove si mangiava del pesce fantastico e qualche giorno in un bed and breakfast a Salerno, con mio padre felice come un bambino che mi spiegava tutte le cose, gli angoli, i tabaccai, la via delle puttane che non ci sono più, il Vicolo della Neve dove si mangiava tanto e bene e via dicendo. Abbiamo fatto i Signori per dodici gorni, non ci siamo fatti mancare niente in fatto di cibo, passeggiate a Salerno, bagni al mare in Puglia e abbiamo anche fatto una tappa a Copertino, sempre in Puglia dove andavamo in vacanza quando io ero adolescente, dopo la morte di mia sorella fino agli anni in cui mi fratello era ancora piccolo e aveva occhi grandi, onesti e azzurri. Avevo i miei amici nel quartiere e sono cresciuto con loro in quegli anni. Devono essere stati anni dolorosi per i miei genitori, ma Copertino mitigava un pò quella tristezza, perchè anche i miei avevano degli amici con cui passavano il tempo, ridevano e scherzavano, tanto che poi un giorno comprarono una casa lì e i loro figli erano i miei amici. Mi ricordo di pomeriggi in cui io dopo il mare mattutino dovevo fare i compiti delle vacanze con mia madre e i miei amici (Flavio in testa) mi picchiettavano alle persiane per andare a giocare insieme in una strada vicino a una fabbrica dismessa. Mia madre si arrabbiava puntualmente e tirava un urlaccio all'indirizzo di Flavio, che scompariva per tornare cinque minuti dopo. Giocavamo a biglie in strada e Flavio era il figlio, aveva una sorella,di un amico del quartiere di mio padre che dimostrava di saperci sempre molto fare con le persone in qualunque situazione. Stringeva amicizia con tutti, ci portava al mare e facevamo i tuffi insieme, mi dava i soldi per le pizzette calde e i videogiochi che erano al bar. Un bravo papà. Poi la domenica andavamo a Torre S. Isidoro con la famiglia di Flavio e portavamo il cibo da casa e stavamo in spiaggia e in pineta tutta la giornata. Erano giorni fantastici, pieni di sole e di meraviglie dell'Uomo che rinasce dalle sue ceneri. Sì perchè per tutti comprare una casa lì e stringere nuove amicizie fu come un pò rinascere dopo il lutto di mia sorella. E di vacanza in vacanza torniamo ad Alessandra e a quel viaggio che ci fece conoscere, era un Inter-rail, un biglietto del treno valido per tutta l'Europa in seconda classe. Quando ci conoscemmo eravamo a Istambul, dopo esserci girati separatamente tutto l'Est Europa. Praga, Berlino, campi di concentramento ad Auschwitz e Birkenau dove si sentiva ancora l'odore di carne umana proveniente dai forni crematori che eravamo andati a visitare. E poi la Romania e le sue montagne, Sofia in Bulgaria e la Grecia. Poi io e Alessandra facemmo altri due Inter-rail assieme, prima verso Ovest fino a Marrakech e poi verso Nord fino a Copenhaghen. Entrambi bellissimi. Incontrammo anche degli amici, ma soprattutto eravamo noi due soli a occuparci l'uno dell'altro. No, non è stata una brutta vita, sono tanti gli aneddoti legati a molteplici situazioni che potrei raccontare. Per il momento soltanto due periodi sono stati particolarmente brutti e difficili: gli anni delle medie, successivi alla morte di mia sorella e quelli successivi allla psichiatria per il trauma che questo fatto mi aveva procurato. In entrambi i casi mi sembrava di non farcela, alle medie piangevo, dopo la psichiatria facevo incubi pazzeschi in cui sognavo di morire precipitando da un altezza imprecisata, ogni pomeriggio lo stesso incubo. Poi è passato, perchè tutto nella vita passa. Anche le nottate come questa.
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