Non sono più abituato a vivere, si alternano dispercezioni quando entro in contatto con la vita reale che solo i farmaci tengono a bada. La gente vive, va di corsa, fa cose come se fosse in un habitat tutto suo. Io sento che il mio unico habitat è questa casa, fuori il mondo è qualcosa a parte. Chi ha i soldi, chi non ne ha e si arrangia chi non ne ha come me e non è capace di arrangiarsi. Futuro nefasto e nero, gambe molli, tremore agli occhi, cosa non saremmo capaci di fare pur di preservarci. Anche di non vivere, come sto facendo io. Giornate stereotipate, standarizzate e consumate in tutta fretta in attesa che arrivi un nuovo giorno identico al precedente, in attesa di cosa? Di capire quanto siamo cambiati (in peggio), di capire quanto non siamo stati più, per diverse ragioni capaci di cambiare? Io non lo so, non lo so davvero, io agogno la tranquillità, ma è una tranquillità un pò insana, perchè costruita sul nulla. Il niente, lo spegnimento del cervello.
Lei trattava gli uomini come se fossero delle cose da comprare, degli oggetti: una relazione umana non valeva più di un vaso. Ho la testa in confusione, ho decisamente la testa in confusione. Il cibo, la necessità del cibo, la tanto bistrattata vita decorosa di Chiara e la sua splendida vita degli anni a venire. Il povero Luke costretto a cercare spazi di uscita da quel posto, le studia tutte pur di andare a farsi un giro. Una testa di artista, ecco che ci vuole la testa di artista per vivere così, non come Luke chiaramente, ma come me. Mio padre mi impediva di avere altre donne, ne aveva viste abbastanza, dopo il ricovero mi chiuse in casa e gettò via la chiave, ogni mia richiesta, semplice tra l'altro, come farsi una doccia o mangiare aveva come risposta un "fatti ricoverare". Evidentemente non aveva digerito il fatto della psichiatria. " A te, ti seppellisco io" sembrava dire con fatti e parole e riuscì a seppellirmi veramente per 6 lunghissimi anni, anni in cui ero ingrassato, abbruttito, mi ero chiuso in casa. E ancora adesso non sai chiaramente quello che vuoi, non puoi premunirti per il futuro. Bisogna avere ben chiaro in testa quello che si vuole. E io ancora non lo so Cloud certo, ma poi tutti i vuoti, tutte le assenze chi le riempie? Il tempo che trascorre scostante? Io mi sono detto di assecondarlo docilmente senza strappi ulteriori, anche se hanno un certo fascino forse non è più il momento per quelle cose. E' incredibile quanto una vita apparentemente vuota possa essere riempita da una donna. Le donne ti circondano di attenzioni, ti fanno trascorrere il tempo in maniera migliore, c'è poi il sesso, ma non solo quello. "Luke dacci sotto con quello straccio" lo incitava la donna delle pulizie e Luke robotico rispondeva ai comandi. "Dai, idiota muoviti" continuava lei, allora lui si accendeva una sigaretta in bagno e aspettava. Io vedevo in Luke, in questo suo costante bisogno di fare qualcosa e esserci un sintomo, una malattia che ben conoscevo, perchè anch'io prima ero così. Ma mi dava fastidio, mi indisponeva quella sua sudditanza allegra, ligio verso il dovere. Ho raccolto ciò che ho seminato, e dove ho seminato male ho raccolto solo sofferenze. Ma forse qualcosa sta cambiando, qualcosa sta succedendo, lasciamo che accada e vedremo. Ho solo pensato a preservarmi qui a San Giuliano, personaggi strani e loschi attraversano il paese, l'incubo ombra di Joe ormai allo stadio terminale delle cose vaga come un ombra di via in via. E tu devi stare attanto a non incontrarlo, altrimenti ti uccide con le parole, con le richieste di soldi. Quanto eri bello nella tua cornice d'oro quando te ne stavi tranquillo a San Donato, al di là del ghetto. Luke ha paura del suo vuoto interiore. Bisogna meditare, riflettere, capire. Di ogni ordine e razza, di ogni ordine e razza, così è vestito il nostro mondo. Non c'è un modo di atterrare morbido dopo il Nepal e soprattutto dopo la Palestina, ancora fa male tutto quanto dentro. Riposo, sento di meritarmi un periodo di riposo.
Un giorno incontrai il Cieco, sempre attivo, sempre in forma mai disperato e gli dissi che non avevo più voglia di fare niente, solo di mangiare e dormire finchè i miei fossero stati vivi. Lui sorrise con disapprovazione dicendomi che una vita così non la invidiava. Io gli dissi che mi meritavo calma e serenità e sopratutto assenza di rapporti umani non arricchenti. "Devo ritrovare la tranquillità" mi dicevo, devo ritrovarla soprattutto per rispetto dei miei anni a venire, che non siano disastrosi o colmi di personaggi equivoci, fuorvianti, stancanti e per nulla adatti al mio periodo. Tutto quello che scrivo deve rimanere dentro di me, deve far parte di me, anche questa storia con Cloud è forse ora che giunga a un punto. Non può sempre decidere tutto lei a seconda dei propri umori, non c'è una linea comune, non c'è un orizzonte. Eri così bello nella tua innocente ingenuità.
Luke è un incubo: non mi lascia stare in alcun modo, non riesce proprio a capire nella sua testa vuota che non è gradito. Chiuso in quella stupida Comunità non fa altro che replicare sè stesso. Sì, sono diventato intollerante, intollerante verso quella tipologia di persone tipo Luke che si lamenta e basta che non sa cogliere le opportunità della vita. Sei in una Comunità, ci devi stare due anni cerca di adattarti, trasforma i vizi in virtù, le opportunità in risorse. Tutto io ti devo dire. E tu che non sai fare altro che lamentarti, io sono stufo del tuo malessere, ho già il mio che mi basta e mi avanza e non c'è posto per te, non più, nella mia vita. Una rabbia, misto sollievo permea questa giornata. Nel pomeriggio sento Cloud, stiamo una mezz'oretta al telefono. Mi fa notare delle cose, cose di cui non ho voglia di parlare e mi rendo conto che ormai, se non può più essere la mia donna la telefonata quotidiana ci sta, me la sento addosso, ne sento quasi il bisogno di penetrare nella sua cucina sgangherata e sapere come sta, cosa pensa. Se ha trovato un uomo, se non lo ha trovato. Mi rendo conto meschinamente che è soltanto questo quello che mi interessa. Il resto sono parole, parole e soltanto parole. I pomeriggi saranno più lunghi senza Luke, ma forse più autentici, anche lui per me era un traballante appiglio dei vuoti della vita, ma iniziavo a non sopportarlo più. Mi rendo conto che faccio il minimo indispensabile nella vita, ma gli anni passano e le energie diminuiscono e non ci si può più diffondere nell'aria. Cadono dei rami secchi, cadono dei ceppi, tutto sembra strabordare in un niente, un nulla di fatto. Che schifo l'esperienza al CRA, quanto tempo perso, quante energie inutili buttate al vento se sono ancora qui a uscire ogni tanto con Cloud o senza un lavoro e niente addosso per coprirmi.
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