Inizia una nuova giornata e ho gli occhi stanchi dalla notte, dai sogni che trasportano lontano e che al risveglio sono come schiaffi sulla faccia. Gli altri, a parte Burgos, tutti felici passati i 40, ma anche prima. Io passeggio per San Giuliano e mi compro due birre da bere con calma, non sembra così male oggi San Giuliano. La Primavera la addolcisce un pò, ora che non ci sono più quegli avanzi umani a infestare la mia casa mi sento un pò più padrone della situazione. Sono contento che tutti se ne siano andati dalla mia vita, che questo stupido paese si spopoli. 2 di notte, sogni confusi: nei miei sogni c'è sempre una possibilità, con una donna rispetto alla casa grande simbolo dell'utero femminile e in quanto casa vera e propria. Stanotte eravamo in via Europa la nostra vecchia casa di quando ero bambino e dove è morta Marianna, solo che era vicino alla metro' e io stavo rientrando da una serata con Fawara e altra gente, ero sull'autobus, ma avevo anche uno zaino con dei vestiti sparsi sul pavimento dell'autobus, segno che ero stato da qualche altra parte. Rientrato a casa c'era mia madre nella vecchia cucina e mio padre davanti alla tv, lei che mi invitava a rimanere lì per la notte,ma io le dicevo che dovevo rientrare a casa mia(quale delle tante avute in questa vita?) e qui il sogno finisce perchè quella casa non c'era in realtà. Ed eccomi qui, dopo la solita pisciata notturna e i risvegli precoci dettati da psicofarmaci inefficaci a farmi dormire una notte intera. Sembro un disco rotto a volte, nel senso che ripeto sempre le stesse cose. Fawara, nella vita reale, dice che sono così perchè ho preso troppe droghe quando ero giovane, quando suonavo nella band, i Polly Magoo. C' è un filo conduttore che lega tutti i miei scritti apparentemente scissi l'uno dall' altro ed è quello della mia vita reale e onirica che spesso si confondono in queste notti bagnate di en e di continui ritorni al passato, perchè evidentemente il presente e il futuro sono troppo duri da affrontare. Mi ricordo il viaggio a Parigi con mio padre, quando mio padre era ancora giovane, insieme a un mio amico. Lì mi ricordo che mangiai per la prima volta il kebab (che non c'era ancora in Italia) con le patatine fritte in una lunghissima baguette. Mio padre quando era giovane e io piccolo era per me un mito incrollabile, che si scalfiva soltanto quando aveva delle crisi di rabbia per la morte di Marianna e sfondava le porte a pugni stretti. Io assistevo impotente a queste scene e solo da adulto capii cosa provasse veramente.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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