C' era un alone tetro in quella casa.La prima volta che entrai e vidi Dany mezza nuda sul divano quasi mi venne un colpo. Candele accese, oscuri alle finestre chiusi e il suo corpo illuminato solo dal chiarore della luna che entrava da una piccola finestrella in cucina. "Vieni Andrea, vieni" sentiì una voce che sussurrava dal fondo della stanza. "Ciao Dany" dissi timidamente "ma perchè tutto questo buio?" " Mi piace fare l'amore al buio, Andrea" "Vieni qui, lasciati toccare". E mi prese i fianchi e poi avvicinò la bocca al mio membro e iniziò a giocarci. I suoi capelli rossi si confondevano con il mio basso ventre. Poi facemmo l'amore, con calma,le chiesi di far entrare un pò di luce di aprire gli scuri e lei obbedì mostrando i suoi fianchi snelli e il suo fondoschiena sodo e tondo. Mi addormentai, lei su di me, adagiata sul mio petto. C'eravamo conosciuti a San Giuliano così, fumando canne sulle panchine dei giardinetti sotto casa mia dove indugiavano bambini e padroni con i loro cani. Lei faceva la parrucchiera, sua madre, ultima rimasta dei suoi genitori, era morta da poco e quindi un velo di tristezza le avvolgeva lo sguardo. Io insegnavo in una scuola media della città. Ci si rivedeva la sera per poi abbandonarci al mattino. Io in verità ero libero sin dal pomeriggio avendo le mie istituzionali 18 ore da fare, ma lei rientrava a casa non prima delle sette di sera. Cenavamo assieme e poi o guardavamo distrattamente un film, oppure facevamo l'amore, senza stancarci mai l'uno dell'altra. Un giorno le chiesi che cosa le piacesse di me: "Mah, la tua aria da intellettuale, poi hai un corpo snello longilineo, anche se non hai i pettorali non importa". Guardai il mio petto e in effetti vi era solo qualche debole muscolo, non avevo tatuaggi che potessero mettere in risalto il mio fisico mentre lei invece sì. Ne aveva uno sull'inguine e uno sul sedere, sulla natica di destra. Adoravo quel tatuaggio,e le sue natiche in generale, le baciavo in continuazione nei momenti "morti", quando cucinava ed era semisvestita con solo le mutande e un grembiule. E poi ci facevamo le canne, tante canne la sera fino a stordirci, fino ad addormentarci. La nostra vita andava avanti così, ed era in fondo una vita normale a parte quella casa sempre un pò oscura, sempre un pò tetra, era casa sua, la mia l'avevo affittata per avere più soldi in tasca da spendere in ristoranti, cinema & altro. Una volta che andammo al ristorante aveva una scollatura un pò procace e tra il primo e il secondo mi disse che non aveva le mutande sotto la sua ampia gonna. M'invitò a seguirla in bagno, ci chiudemmo in uno dei gabinetti e facemmo l'amore più in fretta che potevamo. Quando tornai in sala, era già pronto il dessert, lei ancora in bagno a rifarsi il trucco e a sistemarsi i suoi fluenti capelli rossi. La conobbi così proprio perchè lei vendeva ai giardinetti sotto casa mia, un giorno mi avvinai e vedendola all'opera le chiesi di darmi qualcosa per 10 euro. Lei sorrise di un sorriso smagliante e mi disse: "Oh finalmente ti conosco, è un pò che ti vedo passare qui ai giardini e ti metti a fumare da solo in un angolo, guarda che passare troppo tempo da soli fa male al cuore, bisogna cercare gli altri, noi abbiamo bisogno degli altri". Aveva un cuore grande così Dany, ma non lo dava mai a vedere troppo, lo intuivi semplicemente, da alcune frasi che ti diceva tra una monotonia di discorso e l'altro. A volte ragionava per frasi fatte, ma molto spesso ti elargiva vere e proprie perle di saggezza femminile. Era bella, non più giovane sui 50, ma si teneva bene, era ancora molto attraente ed io rimasi incantato da lei quando mi invitò per un aperitivo al bar qui sotto casa mia, per conoscerci meglio dopo quella frase. BEvemmo io un Negroni, lei uno spritz che ben si adattava al colore dei suoi capelli. Dopo il primo drink eravamo ancora sobri così ne ordinammo un altro e fu a quel punto che scattò il bacio tra le nostre lingue in cerca di passione. Ci fu un periodo di corteggiamento, in cui lei fece non poco la preziosa, ma non fu difficile conquistarla, vedevo che nascondeva un malcelato interesse per me, nonostante mantenesse le distanze. E così fu amore.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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