E' un giorno di pioggia di Aprile e una strana tranquillità mi pervade. Dormo, dormo tanto in questo periodo e spingo il mio sguardo più avanti, ai giorni a venire, agli anni a venire. Penso che le persone dovrebbero lasciarsi stare, quando non si attraggono più e non rimanere incatenate da vincoli quasi di sangue che non ci sappiamo spiegare, se non con l'abitudine. Penso che la vita è una, sola e non ci dovrebbe essere niente che ci possa distogliere dall'essere felici. Ma la vita non sempre va così. E così ti ritrovi una Cloud isterica che spegne le luci e va a danzare con un altro perchè sempre di quello che ha bisogno e la sua evoluzione è pari a zero, non si muove di un niente, almeno questo è quello che ti lascia credere. Io mi accorgo che mi muovo pure stando fermo, anzi dormendo. Tutti e tutte reclamano, pretendono qualcosa. Ma ora una nuova quiete: le colpe dei padri ricadano sui padri e i figli vivano liberamente. Lasciamo stare Cloud, lasciamo stare tutto e godiamoci questa quiete grigia di un sabato qualunque. I miei sogni sono strani, lunghi pieni di personaggi del passato, di comparse, c'è sempre l'acqua a volte insidiosa a volte tranquillizzante, c'è sempre una casa dove si svolge il tutto. Quasi sempre le pareti sono colorate di azzurro. Stanotte ho sognato una donna bellissima che mi baciava con gli occhiali da sole e le labbra piccole. Quelle acque si sono calmate e Cloud meno minacciosa con il suo sguardo da psicopatica , si allontana e piu' si allontana , piu' le lunghe distese di ghiaccio si allontanano da me, Cloud non è più così minacciosa le acque si allontanano e più si allontanano più mi sembrano meno gelide e non posso farci niente se poi parlo sempre di lei, ma lei non è più presente nei miei sogni, lei si allontana su una distesa di ghiaccio inconsistente, come inconsistente è stato il suo amore.Quando qualcosa unisce due persone si diventa più forti e lei cerca sempre la sua forza nell'altro, io non posso che guardare le mie mani e sentirmi davvero solo a volte.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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