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Mattina

Tutti, ma proprio tutti, stanno dormendo. Solo il cinguettare degli uccellini di tanto in tanto. Sono andato a casa dei miei per fare colazione, ma mio padre ancora dormiva. Burgos, Cloud siete così lontani eppure sempre nella mia testa e nei miei sogni.Iniziano a sentirsi i primi rumori, finestre che si aprono, qualche voce in strada,l'eterna battaglia per la libertà, ora che non c'è più mia madre mi sento più libero, libero di urlare per strada e di ballare in salotto. Tanto nessuno mi vede o mi sente: ho le tende e in strada urlano tutti. Anche di notte i ragazzi che ti svegliano. Con i loro "Vaffanculo" oppure risatine di ragazze e altre cose ancora. Deve finire il tempo della sofferenza, sono stato poco furbo, Giulia è stata più furba di me. Quanto ci vorrebbe Giulia in questo momento. Ma non c'è.Ho visto Domenico, l'infermiere: due passi e chiacchiere. Un pò stanco di Lui e dei suoi eterni sermoni su di me, sembra Fritz nelle telefonate peggiori.Lui che se non avesse la moglie con i suoi tradimenti non sarebbe dove sarebbe. Il quadro che un tempo giaceva nel salotto di Via Pascoli nella mitica villa numero 25 ora è qui appeso alla parete, segno dei tempi che cambiano. Faccio colazione mio padre si è appena svegliato, una puzza di cane indescribile mi aggredisce all'entrata in ascensore, poi l'incontro col daddy.Dice che ha dormito poco e si svegliato un pò tardi. Imbastisce la tavola, innaffia le piante, io mangio la mia brioche col latte, indugio un pò a guardarlo nelle sue faccende, poi come al solito frettolosamente lo saluto e me ne torno a casa. Nel tragitto una radiolina di qualcuno che si era appena svegliato. Torno e penso a Cloud, provo a dormire ma non ci riesco. Poi penso ai sogni che faccio, sogno spesso Alessandra, sogni ricorrenti che si richiamano l'un altro come in un gioco di specchi.Infinito. Penso a Cloud e ho il cuore a pezzettini, ormai sono rimasti dei minuscoli coriandoli di carta di un Carnevale triste consumato trale strade di San Giuliano e le Comunità. Quanti ricordi tristi, quanto sforzo per cercare di restare a galla, quanto poco reggo la noia la tristezza che mi accompagna fedele, sempre presente quasi amica, se ti rassegni allo stato delle cose. Tutti felici tranne me e forse il rancoroso Burgos. 44 anni. Cosa stai faceno della tua vita Andrea? Niente, prima era tutto facile, ora è già più difficile avere una compagna, un lavoro. Dico sempre le stesse cose, ma sono incistato. Eppure la vita va avanti con o senza di te. E tutti quei sogni su Alessandra, il sesso ricorrente che in sogno sembra vero, che quasi non ti stupisci più. Le voci dal bar e dal cortile che mi danno fastidio, la musica on the radio, unica fedele compagna. Capisco che Andrea, non io, il mio amico è una persona un pò subdola che tira giù.Tira giù quello che può tirare giù, e come fa Fritz innalza sè stesso. "Bisogna depotenziare" diceva il vecchio psichiatra ed eccomi qui, ridotto a uno straccio, con un amico subdolo che però torna sempre utile, però bisogna saperlo trattare, bisogna sapere trattare con lui. Ti invade lo spazio, annulla i confini tra te e ei suoi problemi e quindi te li ritrovi tu i suoi onnipresenti problemi. Io ho già i miei. In che cazzo di stuazione mi sono messo, mi dico io, a 44 anni a rimpiangere donne, situazioni passate, mancanza di volontà e di energia verso il cambiamento, ma cambiare sempre è difficile, uno a un certo punto vorrebbe anche riposarsi, vivere di rendita esistenziale, esperienziale, ma tua madre ti dice che bisogna combattere sempre, sempre. Forse inizi davvero a combattere quando sei stanco del presente, forse ti va bene così, è per questo che non cambi niente della tua vita, perchè non ne sei capace o forse perchè non ne hai veramente voglia. Burgos lo sa che è così, lo sa che sono ambivalente o cerco rifugio da qualcosa o cerco qualcosa che mi allontani dal caldo nido di piume. Forse andare, anzi tornare in comunità, può servire a qualcosa. Sento Fritz al telefono, mi riferisce e come sempre è lui a farlo della morte di un nostro amico, giovane, sembra per overdose. Comunque oggi dopo aver visto dove sono arrivate alcune persone e dove sono io, mi sento triste infinitamente triste. Senza la minima ragion d'essere e chi c'è l'ha non lesina a sbattertela in faccia. Tipo Andrea. Tipo il Menez ai tempi (quello della Buca delle Fate, quello che ci ha provato con Erika mentre io ero in Nepal, quello poi che, non ottenuto niente da Lei, fattosi mio amico mi ha registrato un infinità di parti di chitarra e pianoforte. Quando ancora facevo qualcosa e non ero complice e semplice spettatore della mia vita.

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