Ho reagito a mille situazioni nella vita, ma questa volta sento le forze che mi vengono meno. Faccio sempre sogni, non sempre, bellissimi, da cui risvegliarsi è un pò un incubo. Sono solo, maledettamente solo e ho solo la mia famiglia dalla mia parte e non ci sarà per sempre. Mi chiedo come ho fatto a sprecare la mia vita, perchè le cose sono andate così e così via. Mi sento depresso, incapace di reagire. Ho perso la partita, e questo sembra essere il bilancio defintivo di questi giorni. Laura, quel ricovero ci ha divisi per sempre: io non lo volevo, ma è andata così. Ti scrivo come se fosse l'ultimo dei miei giorni, perchè ogni giorno sembra l'ultimo. Sono un povero Cristo che chiede pietà per i suoi peccati, e sono tanti anche se del tempo è passato e ormai devo fare pubblica abiura, lo devo fare per voi. Guardare al futuro con più speranza. Dovrò ascoltare la voce di Dio, solo quella mi dirà cosa devo fare e cosa non devo fare più.Ma non la sento. Non provare più odio e rancore, ma nutrire speranza, speranza che tutto finirà bene. Se mai finirà. Ho passato del bel tempo con Franco, mi rispettava, mi aiutava, anche se tutto in un certo senso gli tornava utile in quella comunità, Luke è l'opposto: un saccente inutile che sa solo disturbare gli altri con i suoi problemi. Però c'è quotidianamente, ossessivamente presente. Franco, mi è mancato un pò in questi anni, mi ha letteralmente raccolto da terra e mi ha fatto fare un nuovo volo che poi si è rivelato intuile, ma che è durato un paio d'anni. Ho paura di: "incontrare una ragazza e poi scoprire che invece è pazza" questa era Monique, pazza dentro, e anche furba. Lei si difende dall'amore. "Devo sopravvivere a me stesso". Le forze dell'ordine anche quando andavo al parco a passeggiare mi venivano a cercare (o così mi sembrava), fermavano la volonte sul viottolo, scendevano e dicevano:"Come va Scarano? Tutto a posto ? Non è che ti sei fumato qualcosa?"Tutto a posto, niente, sto leggendo un libro". Erano i primi anni che ero stato male e d'estate andavo spesso al parco con un libro per distrarmi un pò e per non pensare al casino che ero riuscito a combinare in soli due anni di vita da solo. Ero riuscito a perdere tutto: il lavoro, la donna, la casa, tutto per quest'ansia di fare di rimediare ad un errore con un altro errore che così si sommavano e producevano il disastro. Proprio un apertura mentale che io non ero nemmeno in grado di concepire,quella di viaggiare liberi e senza più problemi: la mia felicità era a portata di mano e l'avevo anche accarezzata un giorno per qualche periodo, ma svanì nel nulla ed era soltanto l'inizio della Fine Imminente. 12 anni di depressione sono tanti. Il mondo diventa più nero, cupo e io mi sono anche stancato di parlare di questa cosa. Ma non sono stati tutti così. Andavo dal ciclista, si fumava, si rideva , si scherzava nel suo seminterrato stracolmo di bicilette. E veniva tanta gente, tutti che portavano qualcosa, da mabgiare, da bere o da fumare e lui mi accoglieva. Bei tempi quelli, prendevo la 95 a Rogoredo e poi scendevo all'atezza della Centrale Elettrica, facevo un pezzo a piedi ed ero arrivato. 12 anni di buio con qualche luce, come questa, che poi si è affievolita e non ha fatto che peggiorare la situazione già fosca. Quando ti alzi al mattino e non hai voglia di aprire gli occhi per affrontare un nuovo giorno, quando tutto ti sembra odioso e insopportabile, persone comprese, quando non hai più risorse, quando non fai più sesso perchè non hai nessuno.La negatività del fumo e del cibo mi nuocciono gravemente."Cosa si festeggia? " "Il tuo funerale, ah ah ah". Dio mi ha detto di usare meno durezza nei confronti dell'uomo e della donna e di riscoprire la compassione che ci fa amare tutte le cose, anche quelle brutte e apparentemente dolorose. Può Dio piegarsi a una vita concepita sul dolore? Mio padre ci ha scagliato tutto il suo odio contro, a me e a mia madre. "Ah vuoi il gioco duro?" disse lei "Allora comincia a fartelo venir duro, poi ne parliamo" così era Monique implicitamente e tacitamente. E io sono solo un povero suddito del Regno.Una volta un tipo col coltello nascosto nello zaino, un autostoppista l'ho caricato veramente in macchina sulla Cisa e lui mi puntò il coltello alla gola, ma per fortuna fummo fermati da una pattuglia e mi salvarono. Ma che panico, che paura a pensarci adesso, eppure in quel momento ero freddo, freddo come la sua lama. Ho sbagliato a non proseguire con Laura e questo episodio ne è solamente la conferma.Io vagavo, vagavao con la mia Panda, fino a quando non l'ho distrutta e facevo cose senza senso, viaggi senza meta, qualunque cosa andava bene pur di non ricordarmi il ricovero e il ritorno con i miei. Laura. Con lei la vita sarebbe stata tranquilla. Ero incosciente, pazzo, facevo le cose che non si devono fare, era colpa di Monique. La vita dice una cosa, la ragione ne dice un altra, lo stronzo, se saprò aspettare, morirà presto, povero diavolo, lui e la sua madre morta. Ero proprio al laccio di Cloud, mi teneva per la gola. Giulia c'entra con questo mio malessere: è sparita, si è costruita un altra vita e non vuole più contatti con me che rappresento un lontano e scomodo passato. Sarebbe tutto così semplice, a portata di mano quasi, ma la mano prova ad afferrarre qualcosa, ma non riesce a stringere niente. Giulia, dove sei? La punizione di questi anni, è stata troppo dura e io ormai non ho le forze di risorgere, proprio a me doveva capitare una simile sventura? Acque scure mi confondono i nervi. I cavi friggevano quando andavo dal ciclista,tutti i pomeriggi alla stessa ora a cercare speranza in un altrove che non esisteva." Devi stare zitto, devi stare zitto" diceva Miloud "non devi creare problemi a me che non ti sono venuto a cercare, ma che ti ho ritrovato sulla strada per Kathmandù". Si può controllare un cuore? Si può controllare: non voglio più pensare al Grande Problema. Non è una brutta vita, non fai un cazzo, nessuno pretende da te un cazzo e il Grande Problema può anche aspettare. Bisogna godersi il presente. Bisogna tornare ad amarsi, a volersi bene anche facendo a meno di una donna. Io devo imparareo ri-imparare a stare da solo, con la mia maledetta malattia nel cuore. Vorrei che Cloud smettesse di leggermi. Io l'aspettavo, la ho sempre aspettata, lei andava in giro e mi prendeva in giro, prendeva in giro la mia malattia. Non sono manie di persecuzione è la cruda realtà del forte che se ne approfitta del più debole, ormai distrutto, raso al suolo, freddo, come il freddo di questa giornata domenicale. Se solo potessi contare i passi che mi separano dalla morte almeno saprei cosa fare, se solo sapessi quello che mi aspetta in futuro saprei come reagire. Qualcosa la so, come so che non sono stato capace di costruire niente o che più semplicemente la malattia ha spazzato via tutto: amori, amicizie, ha ordito nuove strategie di sopravvivenza. Una sopravvivenza difficile e lenta, il tempo è diventato più lento e colpevole di passi non compiuti. A cosa serve tutto questo, mi dico con le mani tra i capelli? A Cosa serve? Io sono un completo fallimento della natura umana che non si adatta alle pastiglie e non so cosa farmene di questo fallimento, non so cosa dire a riguardo se non che oggi la mia vita mi sembra finita, anche se resiste l'istinto di sopravvivenza è verso la morte che vagheggiamo. Comunque basta, c'è un bel sole, oggi andrò a trovare Patrice e mi berrò un caffè con lui. Le acque scure possono aspettare. Alle pastiglie un pò mi sono assuefatto e devo dire che non sto male. Merito anche di Burgos, del fatto che ci siamo risentiti dopo tanto tempo e lui mi sembrava di buon umore, anche se dice che è invecchiato e mi trasmette questa sensazione che cerco di trasformare in lentezza, tranquillità. Non so più che farmene dei bei tempi andati, dello stare sempre in campana di quelli presenti. Non me ne frega più un cazzo di niente, sono soddisfatto della mia vita, in questo momento rifarei tutto, viaggio in Nepal, lasciare la bella Erika fino al ricovero compreso & incluso. Io e Patrice parliamo sempre di donne, ma nessuno dei due sembra cocludere niente nella vita. Lui vagheggia di usare la mia casa come casa di appuntamenti. "Ma scusa ma tua moglie non te lo succhia?" "Eh certo, lei sa come armeggiare". "E allora?" "E allora niente c'ha sempre mal di testa, non ha mai voglia". Mi risollevo dal mio torpore Laura, anche perchè capisco che con te non c'è più partita, hai un altro, dei bambini e i tempi dei balletti in casa e delle doccie insaponate è finito. Era un bel periodo. Non so perchè sia finito, sono passati 15 anni e ancora non l'ho capito. Forse Monica è stata più veloce, più furba, più scaltra: mi ha acciuffato al volo uscito dal ricovero. Per il resto cosa ti devo dire? Spero che tu riserbi per me un bel ricordo, come l'ho io di te. Non sarò mai un bravo scrittore, davvero, mi annoio troppo presto. Troppo presto la mia mente è distolta da altre cose. "I miei peccati" pensavo "bisogna essere proprio disperati per pensare qualcosa del genere". "Ma tu pensi che io sia a un livello superiore rispetto a quello che in cui mi pongo ? Rispetto alle persone che ho intorno? Ci pensi a questa cosa?" "Guarda a che livello è la gente che hai frequentato in questi anni a partire da Monica fino a Joe Munnezza. Degli autentici parassiti della società, ti prosciugano energie e soldi in ogni modo. Monica si nutre degli altri, da sola va in panico, ha bisogno del continuo specchio degli altri per misurarsi e per capire che c'è come persona, il Munnezza è un drogato e quindi è sempre a caccia di soldi per mantenere il suo vizio. Fawara è qui anche oggi, problemi con l'avvocato e quindi problemi anche per me che lo devo sopportare. Però fa cannoni su cannoni e quindi me la faccio andare bene così. Mi telefona Patrice, a proposito di Patrice. "Sei col negher?" mi fa e io "Si, passo dopo". Mi lancia un imprecazione e poi riattacca. Adesso Fawara tra poco se ne va, per fortuna e io potrò fare un salto giù da Patrice. Arrivo da Patrice e cosa mi chiede? Se vado con il negher. io mi metto a ridere e gli dico di no, che fumiamo e basta e che lui lo sa che è così. E' presente anche un suo amico, che non mi sta molto simpatico in verità e che fa pure la guardia giurata (categoria sociale che io odio, in quanto armati, come gli sbirri) che interviene e simpaticamente mette fine alla discussione. Patrice: lo conosco da molti anni, ma questo non me lo sarei mai aspettato da lui. Ecco Monica che mi appare in ghirlanda di fiori da quel dell'India. Lei sì che ha una storia, un percorso una voce. Lei sì che esprime sè stessa. E'incredibile quanto amore e odio io abbia per questa donna. E'altrettanto inverosimile quanto io ne parli. "Chissà se ho rappresentato qualcosa per lei" dissi tra me e me scalciando le nuvole, le nuvole che ci separavano migliaia di Kilometri di distanza. "Per scrivere bene bisogna fare cose" mi dissi, solo che io non ho voglia di fare nulla e così mi attacco ai ricordi come l'alcolizzato alla bottiglia. E Monica è uno di questi ricordi. Questa storia non può che finire male, con lei che trionfa e io che soccombo, ma chi è il male e chi è il bene e perchè dobbiamo rappresentarci così, in eterno conflitto? La mia vita mi sembra improvvisamente non così sprecata: è andata più a rilento questo sì, c'è stato meno estro e meno fantasia, anche questo è vero, io dè sempre la colpa ai farmaci, ma forse è anche colpa dell'età. Una cosa che non avevo calcolato quando ero più giovane: il fatto che con gli anni che passano diminuiscono anche le energie. io pensavo che sarei sempre restato così, che non sarei mai cambiato e invece gli anni ci cambiano, le esperienze positive ci danno slancio e quelle negative ci abbattono. Così è la vita, cara Monica senza te: un susseguirsi di giorni che ci spengono lentamente, la tua pelle sulla mia pelle, le tue labbra sulle mie. Non c'è niente che non va qui a San Giuliano, va tutto bene, anche se mi manca la tua pelle: eisenhover è sempre lì alla postazione di controllo, lo stronzo si è fidanzato e non mi fa più così paura, il Cieco vaga eternamente alla ricerca di qualcosa da fumare, ma ha un nuovo giubbotto, una nuova cera addosso. Tutto fluisce anche senza di te o nonostante te.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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