In fondo ho paura che questa vita finisca così, senza una ragione apparente per il solo fatto che cessa la mia esistenza. A cui, negli anni giovanili, legavo un grande significato: davo molta importanza a ciò che facevo, ci credevo veramente nelle cose, poi è cambiato tutto. Erika da donna dolce e amorevole si è trasformata in un assassina delle mie ambizioni & costruttrice della sua vita a spese mie. Ci sono state altre donne dopo certo, anch'esse a tratti dolci: come Cloud, che stanotte ho sognato mentre la possedevo. Mi muovo con la leggerezza dell'incanto di chi non ha più carte da scoprire nel gioco delle molteplici vite, ma ha solo sè stesso, e il proprio cuore. C'è un silenzio irreale e godo di questa pace artificiale, finchè durerà. Non c'è niente di cui avere paura, bisogna solo stare più attenti, questo è quello che facevo prima, prima di essere travolto dalla vita, non sapendone assecondare i movimenti. Ora capisco che qualcosa sorregge il tutto dell'esistente, che c'è un fine ultimo, anche se questo non ci è completamente chiaro. Tutte le mie ex si sono prese quello di cui avevano bisogno, io ho tralasciato la cosa più importante: me stesso,le cose più importanti,i miei sogni. Ho passato anni a vagare come un'idiota per le strade di Milano, cercando di ricongiungere pezzi della mia esistenza, anche geografica. La vita ha smesso di correre veloce verso i 30,e poi le pastiglie mi hanno reso più lento nel cervello e nelle azioni, ma erano e sono necessarie, cosi dicono. Esco di scena, anche se non completamente, mestamente e ripenso agli anni giovanili in cui avevo tutto e non me ne accorgevo neanche: forse anche adesso ho tutto e non me ne rendo conto. Mi sono appiattito, in una vita grigia e fatta di corrispondenze. Servono tanti soldi per tirarmi su, o forse bastano due euro per comprare un bricco di vino che mi sciolga la lingua e le dita. "What is good for me?" Chiede il rasta che tutti i giorni porta da fumare. "Nothing", allora si rabbuia, ma solo la comparsa di qualche spicciolo sembra rallegrarlo. Si vive così, giorno per giorno, notte per notte, con i sogni delle ex. Stanotte ho visto chiaramente la vulva di Monica, a gambe divaricate che ammiccava, minacciosa verso di me. Eppure dolce, di una dolcezza tutta sua. Devi conoscerla per capire quando è dolce, nei momenti in cui non si rattrista o non si preoccupa. Passa un altro giorno sonnolento, passa un altra notte. Ora è ancora notte, ma io sono già sveglio. Ho sognato di suonare (anzi solo i preparativi) a un concerto e il sogno era surreale perchè mio padre era Gilmour in persona e se ne stava in platea ad assistere alla rocambolesca esibizione. Poi c'erano gli amici, per una volta tanto non donne. Erika non c'era, non eravamo a casa sua, ma in uno spazio all'aperto tipo cascina dove si teneva il concerto e dove padre Gilmour dispensava consigli nel momento in cui si facevano i suoni. Poi Gilmour scompare e ricompare il mio vero padre, un pò in secondo piano, qualcuno mi fa cenno che è il momento di suonare e poi mi sveglio: sono le quattro e quindici. Il mio mondo si è ristretto con gli anni, come succede ai vecchi. Ma in questa prima mattina ho nostalgia di Erika e di quel periodo e penso che domani la chiamerò. Poi non ho avuto il coraggio di chiamarla, invece ho sentito Monica e mi ha fatto estremamente piacere sentirla. Si lamenta di tutte le sigarette che fuma che a suo dire celano amori, tristezze, rabbie e rimpianti. Ha poesia da vendere quella donna, ha una capacità di rinascere, di crescere e di gettare i suoi germogli in giro che è incredibile. Mica come Cloud borghesuccia e stupida, aggrappata al proprio uomo. Cerco di recuperare relazioni, ma è difficile, il pregiudizio sociale è forte: devo risalire socialmente e gente come la stupida Cloud o Erika non fa che affossare la mia già triste condizione. Non avere pelle per sentire, nessuno da sfiorare, nessuno ti offre niente, nessuno ti regala niente. Anche Fawara è una persona dentro, un pò meschina, siamo tutti brothers quando c'è da intascare i soldi, quando deve fare qualcosa per te, lui non c'è. Come il mio ex batterista che quasi finge di non conoscermi più. Con la sua villa è il lavoro da boss, con le ragazze ha gioco facile, ma è della stessa generazione di Cloud, una generazione di idioti. Ma il conto con Cloud non è finito. Un giorno andai da lei, la feci scendere in androne e la presi a sberle, sonore sberle, perchè se lo meritava, intervenne il suo uomo, presi a sberle anche lui. Magari. E invece sono qui che subisco il suo silenzio telefonico, i suoi progressi in casa: "Sai ho ri-imbiancato la cucina" "Sto lavorando allo studio" come se fosse mai stata capace di disegnare. E lo so che per te ero solo un povero idiota innamorato di cui volevi liberarti, da cui però ti lasciavi scopare senza mai dare amore. Perchè non sai nemmeno di cosa si tratta. Burgos solo un nemico, che vuole sapere cosa fai, se te la passi bene, ma a cui non interessa realmente come stai. Eravamo amici, molto amici una volta, amici per la pelle e col nome del viaggio scolpito sulla pelle. Poi è arrivata la sua donna, i bambini, i pannolini sporchi e via dicendo e di quell'amicizia non è rimasto più niente. Solo qualche mail, mai più visti nè sentiti, neanche per telefono. "Perchè tu sei stato violento, Andrea" " Ma quando, ma con chi?" "Con Monica per esempio, con me" "Su Monica posso essere d'accordo ma se lo meritava, e poi con te mi sono solo tolto qualche sassolino dalla scarpa, ti ho detto cose che ti avrei sempre dovuto dire" "Davvero? Tipo?"" La tua ingordigia, il tuo malcelato egoismo e poi dai a me del vittimista dopo la vita difficile che ho avuto" "E' normale che me la spassi un pò, adesso, anche se ho pochi soldi, ma almeno ho una casa. Sai cosa ha significato vivere per sei anni con i miei? Significa che sapevano tutto di me, ogni movimento, ogni anfratto del mio respiro veniva scandagliato, non potevo fare niente" "Già, i tuoi non sanno un granchè di te, o se sanno qualcosa lo sanno sempre dopo, a cose, anzi a casini fatti" "Come con il Nepal?" "Come con il Nepal". "Come con la vendita della splendida villa nella quale vivevi per chiuderti in un misero monolocale a Corvetto a scopare come un pazzo" "E' normale che le donne di quel periodo non ti ricordino per un uomo qualsiasi, ma come un uomo che se le scopava tutte, nessuna esclusa". Così concluse.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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