Passa ai contenuti principali

15-16 anni

Avevo l'innamoramento non facile in quel periodo, avevo circa 15-16 anni e mi stavo risvegliando dal torpore & dal dolore che mi aveva suscitato la morte di mia sorella quando senza saperlo attraversando le scuole medie come una meteora mi ritrovai al ginnasio e iniziai ad avere le mie prime ragazzine. Una delle prime si chiamava Sara, l'altra Francesca, la mia futura amica giornalista. Sara non l'ho più vista, le dicevo sempre che da grandi ci saremmo incontrati al supermercato a fare la spesa, del tipo: "Ciao Sara come va?" "Ciao Andrea ti vedo in forma tra lo scaffale della pasta e quello dei biscotti. Così non è stato, non ci incontrriamo mai e io non so nemmeno che vita faccia. Forse lei di me sa che scrivo, perchè scrivevo anche da giovane, poesie d'amore e esistenzialiste. Su Francesca so di più: che fa la giornalista, che ha due figli e un marito tipo marito standard, un pò così sembra uscito dalle merendine della Kellog's, con i capelli appiccicati in testa e sempre sorridente. A quell'età non si capisce molto delle cose, ma alcune cose le capivo già forse meglio di adesso. Mia sorella era morta, esisteva la vita e la morte, ma in quel momento la morte anche se mi toccava da vicino, mi sembrava qualcosa di estremamente lontano nella mia vita, tanto che anni più tardi, quando facevo l'Università, feci mia la massima di Cocteau secondo cui la morte non deve destarci preoccupazione, perchè quando ci siamo noi, non c'è lei e quando ci sarà lei non ci saremo noi. Fin qui tutto bene. Il fatto è che a un certo punto della vita capisci che non puoi essere sempre felice come quando avevi 20 anni e ti inizi a chiere perchè non ridi più come prima , perchè non scherzi con gli amici, perchè l'amore da gioco innocente si trasforma in qualcosa di maledettamente serio che ti fa soffrire, disperare dannare l'anima, a volte può portarti alla morte, se non fisica, almeno interiore. Così è stato nel mio caso. La fine di una storia di 8anni con una ragazza bellissima conosciuta a 20 anni, mi ha gettato nella disperazione più totale, fino a spingermi alla follia, alla psichitria anzi, perchè per Cocteau che della follia aveva fatto un elogio sarebbe stato un vanto. Non è che non accetti la situazione, ma semplicemente non ne sopporto le conseguenze che ne sono derivate nella mia vita. Solitudine, donne scialbe e piatte, scopate di merda, puttane noncuranti, tipe allucinanti della psichiatria che se non hanno la testa storta è qualcosa più in basso. A 15-16 anni comunque avevo l'oro negli occhi. Ma non lo sapevo, non sapevo cosa ancora mi sarebbe aspettato nella vita che mi stava spezzando le redini più di quanto non avesse fatto la morte di mia sorella, avvenuta quando avevo 10 anni. Già perchè cara Marianna, con il tuo gesto hai condizionato per sempre la mia vita, quella di papà e di mamma che tanto hanno pianto per te, sommessamente, in silenzio, senza far rumore dilaniandosi la coscienza su come crescere il secondo figlio, facendone un altro e ora invecchiando male, pieni di rimorsi e di rimpianti che qualcuno ha voluto ci fossero anche per me, perchè finalmente stavo volando alto ed ero felice. Avevo 15-16 anni quando cominciai a svegliarmi dal torpore del dolore della tua morte e finalmente mi gurdavo attorno e non guardavo più il vuoto di quella finestra per me rimasta perennemente aperta. Due morti nella stessa vita e ora che i miei sono anziani non riescono a vedere niente di fronte a loro io cosa dovrei vedere di fronte a me ? Erika se n'è andata, ma l'ho fatta andare via io e con lei tutte le altre che richiedevano attenzioni per sostentare i loro difetti e le loro mancanze. Ma io dovevo pensare alle mie di mancanze, alle mie di banalità del quotidiano e non stare dietro ai capricci di questa o quest'altra donna. Una coltre di nebbia sembrava avvolgermi ogni volta che ero nel letto di Monica e lei che comandava e impartiva ordini. "Scopami così, scopami Andrea scopami". Le calze a rete. Prima di questo erano le Estati che passavo a Copertino, nella bella casa della mia famiglia, con gli archi a incrociare sul soffitto. Era tutta in verticale con un cortile interno che dava su una fabbrica di mobili. Io dormivo nella stanza più esterna, e avevo un piccolo stereo mangiacassette. Il mio amico Flavio invece aveva nella sua cameretta un mangia 45, verde pisello, di design. E ascoltavamo la musica e insieme passavamo i pomeriggi così, c'erano anche i tre fratelli della via accanto e le vecchiette sulla porta la sera. Il tempo trascorreva lento. Esanime nei pomeriggi. Flavio era il compagno estate dopo estate della mia ripresa, dai 10 ai 17 anni passai le mie vacanze lì, poi iniziai con gli inter-rail e Alessandra, tutta un altra storia. Io che scrivo, tu che leggi, chi è che vive di più? Tu che hai una figlia bionda sicuramete, carina, obbediente. I treni infiniti, viaggi tipo Bucarest- Sofia o Sofia-Istambul rimarranno per sempre stampati nella mia mente. Noi che arriviamo a Istambul di prima mattina, le case diroccate della periferia, l'odore della città che passa attraverso i finestrini e fende l'aria, come la nebbia di Milano da cui in fondo provenivamo. La nebbia che non c'è più, che accompagnava le serate e le notti in giro tra locali e l'immancabile panettiere notturno in piazza Tevere. Arriviamo a Istambul, e sorge il sole: è un sole color Arancio, pieno, che si fa strada fra le case fino ad arrivare tondo e iridescente su tutta la città. Mi ricordava Flavio, Copertino con le sue case color pietra, Istambul era grigia, ma il sole la faceva diventare color arancio al mattino e di giorno splendeva di mille colori. Giocavamo coi sassi, con le biglie con le figurine e con tutto ciò che avevamo. Facevamo le bancarelle e vendevamo i topolini, i giocattoli che non ci piacevano più. Io con il ricavato volevo comprarmi una cassetta dei Dire Straits (ero parecchio avanti in quel periodo) che la vendeva l'ambulante in spiaggia. E me la comprai, mi ascoltai Money for Nothing per mille volte quell'estate e per milla volte ascoltavo The Wall, un mio vecchio amore, scoperto a 14 anni, in una vacanza a Londra con mio zio che lavorava lì per l'ENI. Andava sulle piattaforme con l'elicottero, poi si è fatto più vecchio e ha smesso. Mio zio è in gamba, è una brava persona di gran cuore. Forse è l'unico che potrebbe salvarmi dopo la morte di mio padre, dell'onnipotente che nel bene e nel male regna nella mia vita. Verso i 17 anni il risveglio: gli ormoni che pompavano nelle mie vene si facevano sentire. Avevo spesso delle magliette con le maniche tagliate per mostrare le mie possenti spalle. E a quel punto le donne arrivarono. Ero una meteora, incazzato con tutto e con tutti per la morte di mia sorella. Quando facevo educazione fisica al liceo mi ricordo era un risveglio della mia testa intorpidita dalle teorie sul greco e sul latino e sulla matematica che non sopportavo, così come il professore di matematica non sopportava me. Mio fratello era piccolo, mia madre lo portava ai colloqui. Che bello che era il mio fratellino, tutto tondo e con gli occhi azzurri. E' un lunedì di fine agosto, l'aria è fredda, mi sveglio ancora stordito dai sogni della notte, un pò belli, un pò angosciosi. Tutte le notti è così, dalla notte dei templi. Chiudo gli occhi, esausto per il dolore di queste notti, mi sembra di sentire i gabbiani di Nizza e rivedo Burgos nella sua bellezza latina, scuro di carnagione, nella bellezza di giorni andati e inconsapevolmente felici. Ora che Burgos non c'è più, che vive lontano, cosa ci è rimasto? Il combattivo e sempre perdente Eisenhover con le sue inutili poesie, la stupida Monica, la freddezza di Giulia, che fatti i figli pensa di aver chiuso i conti della vita. La vita certo va avanti: si sta insieme, si fanno figli, li si accudiscono, si fanno crescere. Io continuo a fumare sigarette e scruto il tempo, il mio tempo interiore e aspetto che arrivi di nuovo il mio momento. Chissà se arriverà, magari questo momento è adesso, con questo cielo grigio e plumbeo che promette rancori sopiti col passato. Sto bene quando il mio rancore nei confronti di Erika di Giulia si placa. Non so come ripararmi: continuo a pensare che le loro vite siano migliori delle mie, ma Dio in fondo ci dice che sono tutte uguali. Quando dormo il pomeriggio ho dei flash, su fatti accaduti vent'anni fa: quando Giulia era innamorata di me, anche se stavo con Erika.Faceva l'amica complice e ora che ha messo su famiglia non mi degna neanche di una parola. Effetto psichiatria, non lavori, non produci, non hai soldi e quindi sei inutile. Io ci penso spesso ai miei amici, sono loro che non mi pensano più. E allora cerco di non pensarci nemmeno io e cerco di fare cose che mi distraggano: ho nuovi amici più precari, meno stabili, già dichiaratamente interessati a qualcosa. L'armonia di quei certi pomeriggi non esiste più, ma per fortuna è esistita, è esistita Parigi, Londra, Istambul e tutte le altre città che ho visitato. Sono esistite tante cose. La furbizia di Erika, gli occhi di Alessandra circondati da folte sopracciglia, lei che si mette le fette di cetriolo sugli occhi per non subire le ingiurie del tempo. Sono esistite tante cose e questa è una nuova realtà. Bisogna rompere l'incanto della malattia e darsi da fare nelle piccole cose. Come dice Cloud. Come dico anch'io e il mio buon senso. Bisogna tornare a vivere, bisogna tornare a viaggiare, bisogna tornare a mordere la vita, a farsi complice, a provare quella sensazione di rinascita quando tutto è stato distrutto, da Erika certo, che diceva tanto di amarti, ma che ti ha solo usato. Mi sento usato dalle donne, in un certo qualmodo le donne capiscono le intenzioni di un uomo e o se ne fanno carico o progettano qualcosa per evaderle. Più passano gli anni, più sembra difficile conoscere qualcuno di nuovo. Quasi venti anni di vendetta sul corpo di altre donne per non pensare al male che mi aveva fatto Erika sono tanti. Vorrei essere irrefrenabile come un tempo, vorrei non avere limti, sentire che li sto rompendo in qualche modo. Tutte le occasioni perse per la malattia non torneranno più. Ma io ancora vivo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...