Lampedusa & Linosa, due isole che ho avuto la fortuna di conoscere e visitare quando ero più giovane. Lavoravo per i centri Rousseau, e sarà stata l'estate del 1997 o 1998. Come educatori eravamo in 6, 5 donne (tra cui l'affascinante Marta) e io. Io in quel periodo stavo con Erika e anche se Marta era una bionda mozza-fiato non la tradii con lei, anche se avrei potuto farlo. Andammo in treno partendo da Milano Centrale, gli zaini e iragazzi ammassati nel piazzale della stazione di fronte ai binari. Io ero giovane, pieno di speranze e felice, ben vestito e di bell'aspetto,mi capitava di avere e di incontrare belle donne in quel periodo, ma in quell'occasione, non so perchè, non tradiì Erika per Marta. Forse fu proprio il fascino delle due isole a distogliermi dai miei bassi istinti. Linosa in particolare, con la sua terra grigia, la sua sabbia nera, i suoi fichi d'India che si ergevano verde smeraldo e dai frutti rossi, succosi. Mi ricordo Erika che mi guardava con i suoi occhi neri di perla prima di partire e che mi disse perentoriamente. "Non mi tradire, Andrea, non questa volta". E così nonostante il fascino di Marta, seppi resistere e stetti sulle mie per tutta la vacanza, nonostante fossi l'unico uomo del gruppo e volendo potevo scegliere tra ben cinque donne. La bellezza delle spiagge di Linosa era senza pari, soltanto gli occhi di Erika potevano conmpetere con tale bellezza. Gli stessi occhi ruvidi di pianto che mi accolsero al mio ritorno. Quello era anche il periodo in cui suonavo, di Lorenzo, Debora e Alessandra, il periodo dei mille amici, di Jim come punto di riferimento costante delle mie estati, estati sempre piene di cose , di gente, di ragazze e di vino. Il mio malessere ancora non c'era o se c'era si muoveva per così dire sotto-traccia, ma io non manifestavo nessun segno di quello che sarebbe potuto accadere dopo. Provavamo in un box, il box numero 23, che era di proprietà di Burgos e ce lo aveva affittato a noi e altri gruppi per una cifra modesta. Cifra che sostenevamo o con quello che ci davano i nostri genitori o con i proventi dei concerti che facevamo in giro per centri sociali. Io & Alessandra ci trovavamo ai lati opposti del palco Debora in mezzo, in quanto cantante e Lorenzo dietro alla batteria. Sono due ricordi due flash, della vita che conducevo in quel periodo: I viaggi e il palcoscenico.E le donne. Mi bastava uno sguardo per catturarne una e finire nel bagno di un locale o in qualche altro posto ameno con la mia panda 1000 (in genere sul cofano). Badate bene, l'intenzione di questo scritto e di questi scritti più in generale non è quello di vantarsi o autocelebrarsi, ma è quello di fissare i tasselli di un mosaico di esperienze che al momento fluivano veloci, inarrestabili. Io non vivo di ricordi, ho bene presente il mio presente abbastanza squallido, rispetto alla vita che facevo prima, ma era l'Amore a muovermi, l'Amore nella sua accezione più ampia e più universale. Amavo la vita e mi prendevo tutto quello che potevo trarne da essa come un succo distillato da un frutto. Non è che la vita in questo momento non mi offra la possibilità di vivere decentemente, ma è una possibilità che io rifiuto in un certo qualsenso: forse sto meglio solo & in disparte, ho una piccola casa, dopo avere perso tutto per colpa di mio padre e mi specchio in essa. E' il mio nuovo regno, più piccolo di quello precedente e più povero di esperienze, ma penso che sia anche l'età a portarci a essere divisi in qualche modo. Ma forse riguarda solo me & non tutti i miei amici in generale. Debora è scomparsa, Alessandra ha messo su famiglia, Lorenzo è l'unico che sento ancora.I Polly Magoo, questo era il nome del gruppo nel quale suonavamo. Poi c'è stato il Nepal, la Palestina, i corridoi illuminati dalla psichiatria, Storer burbero e barbuto nella sala riunioni del reparto di psichiatria di Melegnano. E tante altre cose che non vi sto a raccontare perchè le ho già dette o perchè striderebbero troppo con la bellezza di Lampedusa e Linosa. Il barbuto si chiamava, anzi si chiama Storer, anche se ormai per fortuna di molta gente è in pensione e a prima vista mi sembrava una brava persona, anche se mi incuteva un certo timore. Fui io a pregarlo di farmi uscire da lì, perchè fosse stato per lui ci sarei rimasto in eterno. Avevo un disturbo post-traumatico da stress, per via dei miei lavori in Nepal e in Palestina che erano stati per l'appunto molto stressanti e provanti. E lui cosa mi dice quando gli chiedo di uscire dal reparto? Che devo trovarmi un lavoro. Una persona molto sensibile & accurata indubbiamente. Io esco e fidandomi di lui un lavoro lo trovo, sempre come educatore, faccio sostegno a un bambino dell'asilo nido, l'asilo nido dove ero andato io da piccolo e che era nella via proprio perpendicolare alla casa di Erika. Quindi ricordi struggenti ogni mattina che passavo di lì con la mia Panda. Me li immaginavo quei due fare l'amore e dormire & coccolarsi nel letto matrimoniale che era stato prima il mio regno. La mia carriera di educatore finì con quell'esperienza, il bambino che seguivo si affezzionò molto a me e io a lui e il padre che veniva a prenderlo mi era sempre molto riconoscente e gentile con me. Dopo tutto ero sempre stato un bravo educatore.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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