Ci penso ancora alle tue parole. "Scrivi troppo crudelmente, ferisci le persone cosi" mi disse. " Le parole mi escono così, non ci posso fare niente, avrò molta rabbia dentro". Riuscirò mai a trovare una pace vera, con me stesso? Non lo so, in questo pomeriggio ci sto provando e forse ci riesco pure. La gente ti sopporta o ti supporta, come direbbe Fritz ? Era meglio quando andavo dal ciclista, lì mi divertivo di più, ma avevo anche molti anni in meno e a certe cose non ci pensavo affatto. Ero convinto che quella fosse la via da percorrere: il divertimento a tutti i costi sempre con qualche compagno di sbronze. Adesso sono fondamentalmente solo, felice di esserlo, il chitarrista fallito, l'uomo fallito, lo scrittore fallito. Caro il mio ex di Cloud, quanto sei patetico, tu e la tua stupida gelosia inutile. Avresti dovuto vedere lei,e come ballavano le sue natiche, ma non scrivo niente e non ti dico niente, per rispetto a lei, non certo a te. Il cercare sempre gente, questa voracità che era tipica di Miloud ai tempi del Nepal (maledetti ricordi che mi inseguono e mi tormentano da quanto sono belli), poi è arrivato l'ex, l'imbecille del passato. Quello che si fa portare via la donna e poi se la prende con me. Pressapoco quello che avrà fatto il mio nemico personale con me. Scrittura volutamente inutile, sguardo fisso negli occhi e io che avevo perso la partita, la battaglia, non pensavo la guerra. E non stata un pò anche mia. Principio di imitazione. Non so perchè penso e ripenso a questa cosa, di cui in fondo non mi è fregato un cazzo: sì c'è stata una scottatura iniziale, ma in fondo quella non ti meritava, e non te la meritavi nemmeno tu. Comunque i giorni scorrono stranamente tranquilli, senza nessun particolare scossone. A parte le voci che ogni tanto mi sembra di sentire. Tutto è tranquillo, i Radiohead allo stereo che mandano schitarrate elettriche. Poi arriva la canzone triste, la numero 4, che parte soffusa e poi cresce patetica in un crescendo che ti uccide dentro. Non so le parole, ma i Radiohead sanno essere veramente tristi quando vogliono, tanto quanto aggressivi sul pezzo. Comunque torniamo a noi caro ex di Cloud e alle rispettive band. Voi eravate più banali, più commerciali, noi più introspettivi e io in effetti non ero un bravo chitarrista, ma avevo fantasia. Tiravo fuori delle cose graffianti, come su un vinile sporco. Burgos devo dirti la verità, l'arte sfianca: quando suonavo in studio, dopo ero non stanco, ma spossseato, svuotato. Quasi triste, come se avessi perso per sempre un pezzo di me. Sigarette, scrittura , ventilatore e posacenere colmo. Tanta stanchezza e spossatezza, gli anni passano, ma io guardo avanti e sono felice delle piccole cose che riesco a ottenere ogni giorno dalla vita.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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