Ma perchè andavo sempre dal ciclista? Per divertirmi, per scappare da casa mia, dalla brutta esperienza del ricovero. E i pomeriggi erano fantastici, pieni di risate e divertimento. Deve essere un karma negativo questo. Io andavo lì in preda anche alla solitudine, all'ansia e un po'alla disperazione: anni dopo mi ritrovo in casa uno che non se ne vuole andare. Scrocca da bere, da fumare e non rispetta i mie tempi. Perchè mentalizzare tutto, mi chiedo? Perchè dividere la vita in periodi, scansioni temporali che poi non ci appartengono fino in fondo. Perchè infine esistere? Qual'è il nostro scopo? Mi muovevo così fra mille dubbi, fra mille esistenze frammentate che ora non si ricompongono più. I tralicci dell'alta tensione disseminati sulla via per andare dal ciclista friggevano, emanavano un ronzio strano. Dal ciclista a Jim, da una donna a un altra, dall'assenza totale di progetti alla facile compagnia.L'importante era fuggire da Monica, è incredibile come un amore così grande possa finire. Eppure, è finito. "Guidava cazzo se guidava, con la sua panda del cazzo, la scannava" diceva. "Lo so, lo so" rispose lei. "Guardalo adesso. "Io non lo vedo da molti anni, mi chiama soltanto per insultarmi al telefono. Vedi tu" "Come cambiano le persone""Già, è vero, come cambiano", disse lei. Dal ciclista ci andavo perchè mi mancava, Monica. Le piante che uscivano dalla sabbia in Molise. Il ricordo di un amico che trasferitosi a Londra ha avuto successo e che ha cambiato vita, non per Londra in sè per sè, ma per evoluzione sua umana. Il tempo rimasto è poco, la canzone sta per finire e io non so cosa volevo dire. Forse che Monica mi ronzava attorno già da tempo e che io ho solo colto una mela matura. Però non pensavo di essere un semplice passaggio della sua vita.Io vedevo grandi cose. Comunque ci vuole pazienza nella vita Andrea: io non ne ho, se una cosa non mi sta bene non mi sta bene. Prendere o lasciare, sono fatto così. E ho perso molta gente perso strada per questo mio modo di fare, ma se uno va bene a guardare è solo un modo di fare. Sono semi gettati nel vento. Come sarebbe più semplice scrivere canzoni. Ma io posso continuare così a scrivere del nulla ? A fregarmene così del mio tempo ? Stavo camminando per la strada e stavo pensando , fumando una sigaretta che la vita non è così male. Lo pensavo, dopo aver preso il caffè e passeggiando sul lungomare del Molise. Qui a San Giuliano l'ansia prende il sopravvento. E così mi attacco al telefono, con risultati non sempre così entusismanti. Gente scomparsa per sempre, gente scomparsa speri provvisoriamente, statue di pietra di Kathmandù nei ricordi, quelle delle grandi e maestose piazze. Quando il puscher inizia a farti le scarpe è ora di cambiare aria o puscher. Così farò. Sembra che ho dei nuovi amici, si vedrà. Quelli del calcio, On the Turning away gracchiava intanto da una vecchia radio di un negoziante di dolci, birmano, sì perchè era birmano infatti. Birmania o Bangladesh, tutti da lì arrivano. Davvero ti accontenti di così poco Andrea? Le cime innevate del Nepal e chi te le restituisce più? Il culo bianco di Erika quando lo rivedrai mai? Scopare sudati insieme. Io sono morto inseguendo il tempo, amico mio. Ma ormai le donne non lo interessavano più, il bar sotto il mare restava aperto soltanto per via delle droghe che in esso confluivano. La casa fungeva, come dire, da catalizzatore di situazioni. E'inutile, è inutile che mi metta a scrivere quando non c'è nulla da dire perchè il pensiero è più veloce della parola scritta. E quello che bisognerebbe fare se lo scrivi non lo fai più. E poi è intuile negarlo, lo sanno tutti che sono triste perchè penso di aver perso l'amore della mia vita, che non è Erika, ma Laura, l'unica che poteva salvarmi dalla mia sconclusionata vita. Fine , intelligente, bella come poche, sensibile. Mai più la trovi una donna così, tantomeno se la cerchi. Le donne così si incontrano in periodi particolari della tua vita, in cui rischi tutto e non hai niente da perdere. Mi si irrigidiscono i muscoli, come se fossi a Kathmandù nelle cene di lavoro, salivazione, mi verso un pò d'acqua. Penso e ripenso a lei, al suo sguardo semplice & complice. Ma non voglio tediarvi con questo inglesismo. Diciamo che ci piaceva prenderci il tè assieme, quando tutto andava bene ed eravamo nello stesso mondo, quello degli educatori di prima linea. C 'era Max, di una cooperativa di Milano, che mi stimava moltissimo. Aveva molta fiducia in me. E si fidava delle sue scelte. E delle mie pure. Ma le mie derivavano dalle sue. Comunque ho due cicatrici sotto l'ascella sinistra fattemi con dei cocci di bottiglia, tiratami addosso dai vicini di Copertino. Non c'erano soltanto i figli dell'industriale, miei amici & fratelli: Flavio e Nadia. Ora se mi faccio crescere la barba sembro un povero disgraziato con i peli bianchi sul mento e il primo ciuffo di capelli che si imbianca. Quindi devo sbarbarmi tutti i giorni, ma non lo faccio. E d'estate quando mi sbarbo vedo i due segni sotto le ascelle. Non te la devi prendere a male se non faccio quello che tu ti aspetti che faccia, io sono diverso e poi le azioni, implicano delle reazioni. Dopo tutto quello che ho fatto per gli altri, questo è il risultato nessuno mi tiene in considerazione, nessuno mi rispetta, nessuno mi ama, e quando l'hanno fatto non l'hanno fatto veramente nè chi doveva farlo, nè chi poteva farlo. E' così che nasce l'idea di farla finita, una volta finita non ci sarà più dolore pensavo. Ma poi ci penso bene e mi accorgo che il dolore continuerebbe, anche dopo la morte. E allora perchè farla finita? Ciclista dove sei? Dove sono quei pomeriggi spensierati? Penso alla mia amica giornalista e si fa strada un pensiero erotico. Lei isa su calze nere e ghepierre rosa e niente a coprirle il suo sesso rosso & dolce. "Cazzo, io avevo una villa, una villa meravigliosa, piena di tavoli specchi, quadri""Cosa mi è rimasto adesso?""Cosa mi è rimasto, soltanto immaginare te nuda di fronte a me". il ciclista era per me come un fratello un padre vera questa officina grande piena di bici colorate; a volte le bici le rifiniva solamente a volte le costruiva proprio partendo da zero in questo mi interrato non ci fu fumavamo , le canne bevevamo birra parlavamo, giocavamo a scacchi: facevamo tutte queste cose, per terra c'era un parquet in legno fatto dal ciclista con al centro disegnato La Rosa dei Venti. Era un parquet bellissimo, lui aveva un grande bancone su cui lavorava , delle lampade che illuminavano il tavolo è un retrobottega dove si trovava tutto il fumo e dove io andavo quando avevo bisogno di lui.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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