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A. A.

Il tempo non si ferma, non torna indietro, va solo inesorabilmente avanti e io sono uno sconfitto del tempo. Ma non sempre, ogni tanto mi sembra di riprenderlo a brandelli, sgualcito ma vero. Mi sveglio in una grigia mattina di inizio Ottobre. Oggi è il primo Ottobre & regni vanno avanti e i regni crollano. il mio è crollato da tempo, ma secondo alcuni è stato soltanto un vacillare. E' un cielo che non lascia grandi speranze se non quella di rintanarsi in casa con qualcuno, meglio sarebbe con qualcuna ascoltando Riders on the storm e facendosi scivolare tra le lenzuola. Mi viene in mente Simona, dolce amica. Mi viene voglia di chiamarla, la sento e mi passa la voglia di immaginarmela tra le lenzuola. Si lamenta dei dolori e della sua situazione psicologica. Un disastro insomma. Meglio lasciar perdere. Quanto è lontano Storer e le sue inutili parole. Anche oggi piove e in questa giornata piovosa non posso fare a meno di pensrae ad Antonella, a quante serate, quanti momenti d'amore innalzati alla vita. Antonella sei tu l'unica. Erika mi fa sentire come con un fucile puntato alla schiena, eredità del suo comportamento aggressivo e violento in Nepal, nei miei confronti. Antonella è diversa è dolce, sta sul pezzo: se cambio io, cambia anche lei parte. Non si fa mai sorprendere dalle mie evoluzioni. La meraviglia della vita è un bambino tra le braccia. Un bambino che io non ho mai voluto. Stupidamente. Chissà quanto odio hai dovuto covare, caro il mio nemico personale stupido ammasso di lardo deforme con la testa di gallina e il ghigno trionfante.Cara Antonella inizierò a vivere con Fawara, faremo la prova di un mese, poi vedremo. In onore a te e all'intercultura di cui ci siamo tanto professati autori e attori. Antonella io quegli aperitivi, quei baci rubati io queste cose le ricordo bene. Eri tu la mia guida, Erika una pallida figura sullo sfondo che inseguiva me , io sono scomparso da lei, poi lei è scomparsa da me, un pericolo le droghe che ti portano sempre più in alto, ma è quella la via che abbiamo seguito in questi anni. Ho vissuto con Konstant per un anno, ed è stato un anno bello , anche se alla fine faticoso. Mi ha portato in casa tutto il giro dei rumeni e ho conosciuto gente bella e meno bella, tutti costantemente fatti. Abbiamo fatto un capodanno memorabile, quello del 2015, prima di conoscere Cloud, anzi Cloud l'avevo già conosciuta, ma era ancora fidanzata. Sai cosa mi sta più sul cazzo Antonella? Il non riuscire a stare in piedi da solo. Il dover sempre ricorrere a qualcuno, ma fa forse parte del destino umano quello di trovare calore, di stare in compagnia, di bersi qualcosa e strappare qualche risata.Lo so parlo molto di donne in questo blog. Ma sono le donne che hanno attraversato la mia vita lasciando un segno. Lascio un messaggio ad Antonella, sperando che mi risponda, mi avvio verso un pranzo luculliano e il pomeriggio mi aspetta l'oblio della domenica pomeriggio, diviso tra due donne: Erika e Antonella. Ne è passato di tempo Andrea, ne hai perso di tempo Andrea, ti hanno lasciato indietro: Ivan si è pure sposato con Cristina nel 2014, senza dirmi niente. Fuori dall'elenco degli invitati. Fuori dalla scala sociale, ma era giusto che fosse così. Anche per la storia della Palestina che era andata bene, anzi avevo bucato gli schermi. Ad Amman invece è successo qualcosa, si è rotto l'equilibrio sempre persistente tra realtà e immaginazione. Mi sentivo minacciato, avevo paura per la mia incolumità, telefonavo a tutti. In Italia. Fecero sparire i telefoni, furono due settimane di angoscia e delirio con il mio capo (donna) che ci provò con me sia con la storia della doccia, sia sul divano, ma io riiutai, era pure una bella ragazza, in carne, mulatta, anzi scura quasi. Amman lo svincolo del destino che si accanisce, pure per colpa mia indubbiamente su di me. Persi il contratto, persi Monica, ormai non avevo più il controllo della situazione. Dopo il ricovero cara Antonella,ho perso gradualmente tutto quello che c'era da perdere tranne la dignità. La dignità l'ho conservata per i momenti migliori, quelli che mi restano da passare con te. Nel ricordo di quei caffè, di quel nostro sfiorarci piano. E' come se mi giudicassero, Tutti i miei ex amici, non sanno niente eppure si schierano con Erika oramai da 15 anni e io sono nel ripostiglio delle droghe a marcire. Va bè Antonella ci sei tu. Domani ti chiamo. Ho così tanta voglia di sentirti, così tanta che vedrai non riusciremo a parlarci. Oppure no. Le cose erano cambiate: dal mio ritorno dal Nepal in poi tutto era cambiato. " Ma perchè non sei più ripartito ?" "Sono partito, sono partito e sono tornato" Poi non sono più riuscito a ripartire. Psichiatria. Stress. Responsabilità eccessive. Vita smodata. Tre donne e tanto alcool. Il ricordo di Erika sempre presente tra le mie corde. Ho sbagliato a tenerla come punto di riferimento per anni: mi ha creato il deserto attorno, ma è colpa mia, me lo dovevo immaginare che sarebbe stata capace di questo. Dovevi abbandonarla al suo destino infelice e chissà che non lo sia neanche adesso felice. Ma non mi importa, non mi importa davvero, spero che stia male, che muoia prima di me. Ecco quello che spero, lei e la sua stupida vita felice fatta di soldi e clichè. Non ho avuto neanche il tempo di voltarmi alle spalle. E lei aveva già imprudentemente agito come una bambina stupida, cosa che tra l'altro le dicevo spesso tra noi. In questo periodo sono flasciato dalla teoria dei "bivi", quelli che ti si ripresentano nella vita e a cui devi dare una risposta, fare una scelta, prendere una direzione. Vedi amica giornalista in reggicalze rosa, la dedico anche a te questa scrittura. Stare svegli in un mondo di psicofarmaci e fare qualcosa è un lusso. E anche tu sei un lusso per me, amica giornalista. Si affaccia un nuovo giorno, per dire, è ancora buio e sono le sei, le studentesse che abitano lontano iniziano a svegliarsi, vanno in bagno, mettono su il caffè. E poi le vedi sui treni, destini che si incrociano. E' pomeriggio e decido che devo scrivere qualcosa. Qualcosa che ne valga la pena, di aprire un libro, leggere una frase e quella magicamente ci illumina. Tutti hanno di fronte la crisi che sto attraversando, solo io non la vedo forse o forse è solo un passaggio, tutto questo scrivere un momentaneo lampo di ragione , mentre la cosa migliore sarebbe il silenzio e parole scelte. Quando ero a Itaca ho sofferto parecchio, per la mancanza di Monica, la lontananza da tutto, in un paese sperduto del Varesotto. La scelta era voluta e alla fine mi ero formato una discreta cricca di gente con cui passare il tempo a cominciare da Franco e a finire col grande Carlo che io devo dire non ho mai capito fino in fondo, ma quello che ho capito è che è una persona buona. Quanta lontananza con Monica sui porti di Genova, io ubriaco e lei a insultarmi. Mi sembravano due che cercavano di circuirmi. lei e il suo amico. "Il lavoro è qualcosa che bisogna prendere seriamente" diceva mio padre, non sapendo e non capendo che mi ero fatto un culo così fino a quel momento. Poi pastiglie che ti fanno inseguire i tuoi mostri e ti guardi dentro r non sai lo schifo che provi verso di te, la vergogna e la gogna di essere degli psichiatrici privi di sostanza, di fondamento di presupponibilità. Ogni cosa che diciamo è bollata come stupida o falsa come la luce deviata da specchi deformi. Una luce travisata, una luce incompleta. La pastiglia sa di sconfitta, di perdita di senso del tutto. Niente si origina da niente. Baci molli, misto liquore, te li ricordi Antonella. Com'era bello pisciare nel tuo cesso con tutte le auttoreggenti appese, messe lì in bella mostra di sè, come per attrarre. Mentre il comitato Antipsichitrico iniziava a riunirsi in sessioni regolari, io andavo alla comunità Itaca per starci un anno e mezzo. Non stetti male, ma neanche bene a tratti. Avevo tutti lontani, tranne quel gruppo di persone con cui si formò una solida amicizia. Ma avevano i loro limiti. E io dopo un pò iniziavo a sentirli e facevo fatica a stare con loro. Troppa differenza nella patologia, io all 'epoca non ero così grave come lo sono oggi, o credo di esserlo. Tutti i nervi che saltano, le crisi isteriche, il bisogno di farsi ricoverare come ultimo rifugio. Schiavo del mio psichiatra per anni, continuavo a commettere continui errori. Un ambulanza passa, il covid persiste nelle nostre vite e il cane della vicina ulula ogni volta che passa un ambulanza, non ce la faccio a sopportare tutto questo dolore nel mondo, posso sopportare il mio, imparare a sopportarlo, ma non gestire quello altrui. Il mio ex psichiatra mi ha rovinato, mi ha rovinato davvero. Un caffè con Monica e portarsela a letto potrebbe essere una buona idea. Matteo mi ha bruciato il percorso, quello dello scrittore, ero io quello che doveva scrivere e viaggiare. Io ho viaggiato molto e ho scritto poco, e sopratutto non viaggiando più, non ho molte cose di cui parlare. Le comunità, il mio vagare disperato e sfattp per Milano di cui ho già parlato nello scritto "Corso Como", perchè era sempre lì che andavo, alla disperata ricerca di qualcosa, oltre che dal ciclista. Tutto è cambiato, tutti noi siamo cambiati, siamo maturati (forse) e anche invecchiati un pò. Diciamo che mio padre non ha fatto nulla per starmi vicino: che so portarmi in giro ogni tanto al di là delle due settimane al mare che pure sono sempre piacevoli. Se andassi a trovare il ciclista adesso non so come andrebbe a finire. Se lo stupore o l'odio prendano il sopravvento. Mi prende una nostalgia, una nostalgia a volte di cose passate, come se il tempo stesse scivolando via inesorabile, come sabbia che non si può afferrare: dentro una clessidra scorre veloce. 45 anni, verso i 46 tra un pò, bisogna superare l'inverno. La vita sembra essere finita, volevo fare tante cose e non sono riuscito a fare niente di quello che volevo fare. Mi sono giocato tutto in dieci velocissimi anni che sono trascorsi così, ho perso anni importanti vagando in giro come un idiota e dandomi defintivamente per vinto. Ho vissuto troppo nel passato: ho dato importanza a persone che alla luce dei fatti non lo meritavano. Garo e l'azzurro e il giallo ocra delle pareti di casa sua, Giulia e il suo splendido terrazzo. Giulia e la nostra splendida amicizia rovinata da Erika. Non ho raccolto niente, non ho raccolto proprio niente dal mio passato a parte l'intramontabile Jim. Jim è sempre lo stesso anche se non lo vedo da anni. E' sempre lui, il mio amico disinteressato, mica come Fawara, che è sempre a spillarmi soldi. E ci riesce sempre con un pretesto o con un altro e io stupido che ci casco. Ho bisogno di una dimensione familiare dell'Esistenza, il fatto che mi manchi così tanto la mia vecchia casa, nido, guscio della nostra famiglia e monumento alla memoria di Marianna. Marianna che un nostro parente di Salerno ha detto: "Nessuno ti ha dimenticato, E' stato un colpo per tutti". Nessuno ti ha dimenticato Marianna, sei sempre nei nostri cuori a guidare le nostre scelte quando ti sappiamo ascoltare. Quando siamo capaci di vedre i segni di te nelle nostre vite Dovrei fare il signore e sparire pe sempre,di fronte a questo gruppo di persone che si professava mia amica e che poi mi ha voltato le spalle per stare calma e tranquilla con Erika. Non cerco giustificazioni, non cerco la poesia di Jim Morrison, forse un pò il sesso di Bukowski, c'è Fawara che non è un granchè, ma è sempre meglio della solitudine del primo periodo a San Giuliano e dell'aver come unico reiferimento il mio vecchio psichiatra. Carnefice della mia essenza.

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