Passa ai contenuti principali

Il sottoscala

Il sottoscala era il mio regno. Poche persone vi avevano accesso. Burgos, Erika, Giulia e più o meno basta, anche se qualcuno e qualcuna passavano.Erika era la mia fidanzata, quindi poteva più o meno venire quando voleva, Burgos e Giulia erano due carissimi amici già dei tempi delle scuole superiori. Con loro grandi e belle chiacchierate nel sottoscala, un caffè, qualche canna di nascosto dai miei. Si parlava molto del futuro, senza averne paura, dei viaggi fatti e di quelli ancora da compiere.Ho già parlato diverse volte dell'arredamento, degli ampi spazi e delle mie piante grasse con cui parlavo, l'appendino dei vestiti, una scrivania grande con tanti disegni di donna, forchette piegate, un video proiettore, vestiti alla Kurt Cobain. Tutto il necessarie per essere felice e fare il chitarrista maledetto. E lo ero davvero. Che dire? Niente che bisogna vivere per scrivere e avere qualcosa da dire. Devo dire che dopo 15 anni qui a San Giuliano sto iniziando ad ambientarmi. Mi sembra ancora di sentire l'eco di voci lontane, ma non le voglio più sentire. Acque tranquille, insomma. E finalmente dopo anni di buio interiore arrivò il sole, un sole abbacinante nella mia vita, come quando ero giovane, come quando stavo con Erika, come quando a piedi scalzi camminavamo sul terrazzo, incolpevole e complice, la città cresceva sopra di noi. Non ho molto da dire se non che sono felice in questi giorni come non lo ero da anni. Non è successo niente di particolare. Semplicemente apprezzo di più le cose che ho intorno a me. Io ho dei grandi amici, storici, consolidati che ho trascurato per troppo tempo. Fritz, Zamba e Matteo: voglio parlarvi di Matteo, ma non il Matteo di Rio de Janeiro, ma quello della ricca & triste San Donato. Matteo dai vestiti belli e trasandati, io un pò lo imitavo, ma i miei vestiti non erano belli e ricchi come i suoi. C'era una sottile, ma definita linea di differenza di ceto sociale fra me e lui. Tutte le volte che lo sono andato a trovare nel suo box trasformato in sala prove aveva sempre delle belle parole per me. Scendeva parlavamo, abbiamo sempre parlato tanto, io gli parlavo di Syd Barrett, dei Pink Floyd, di Jim Morrison, lui mi leggeva le sue prime poesie. E' intima la notte, ti suggerisce cose preziose. Delle volte, come lo Zamba mi raccontava che siamo stati a Santo Stefano d'Aveto, che non so più dove sia, ma in montagna o alta collina che dir si voglia : sono andato lì, e faceva sempre un gran freddo. E io una volta sono andato lì e avevo le clark e mi si sono congelati i piedi. E lo Zamba che rideva con la sua risata sincera. Sembravamo quasi dei partigiani in altura, sui monti. Ci mancava solo il fucile e poi eravamo a posto. Jim Morrison, i Doors: ascoltare la musica e berci sopra. I liquori più improbabili e scadenti, niente soldi, ma un gran fisico corroborato da anni di calcio a sostenere li tutto. Era l'anno che stavo con la mia amica giornalista. Volevamo scopare una sera, nessuno dei due l'aveva ancora fatto, ma io avevo bevuto troppo e lei non se la sentiva. Lei e la sua figa smorfiosa, ma buona, succosa. Mi piacerebbe che lei leggesse un giorno queste cose. Chissà se la colpiscono o la lasciano indifferente. Io me la vedo sempre in giarrettiera col pelo rosso e l'aria innocente, ma complice. Sì Matteo noi scrittori abbiamo una vita fantastica fatta di riflessioni sulla vita e voli radenti il suolo senza mai schiantarsi. Senza mai schiantarsi? Ma tu sei pazzo, noi tutti i giorni veniamo gettati nel fango solo perchè attuiamo delle riflessioni sulla vita. Gli altri non vogliono sentire, non vogliono ascoltarci. E così fu che divenni uno scrittore. I primi passi sulla scia di Eisenhover e poi più decisamente grazie a Matteo. Perchè lui ha autodisciplina, scrive come se la vita fosse un mantra e io mi sento molto vicino alle sue posizioni. Dio è morto, diceva Nice, e l'uomo ne prova un profondo senso di colpa, perchè senza Dio viene meno il suo essere. Il sottoscala era il mio regno : il mio regno era di tutti, ma solo per pochi amici intimi. Era uno spazio talmente ampio, anche se sotterraneo e con le piastrelle in gres rosso fuoco e una luce strana e particolare che usciva dagli oblò. Era uno spazio da cui si dominava il mondo, da cui lo potevi contemplare, dal basso, non dall'alto di una predica. Ma dal basso di chi lo stava per attraversare.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...