Questa solitudine mi ucciderà, è come il freddo che penetra nelle ossa, come una vecchia villa abbandonata: così giace la nostra famiglia riposante su membra stanche. E' una parete colorata di verde e su dei fiori messi appena nell'acqua in un vaso. E' in questa casa stanca anch'essa di esistere. La rivoluzione, la sinistra mi offrivano una possibilità, quella di riscattarmi dalla mia Storia, legata a mia sorella e alla sua fine. Io non ti ho mai amato Mascia, forse sì, ma a tratti, ho solo avuto paura di perderti e come sempre accade, ti ho persa. Non ci sono più i week-end a Varzi su quella strada, infida d'inverno con curve e ghiaccio sull'asfalto. Quella chiesetta di Nivione dove ci siamo giurati eterno amore, ce l 'ho ancora stampata nel cuore. Il tuo sguardo tremante. Brillante. Ora devo abbandonare questi ricordi e andare a pranzo dai miei e non ne ho per niente voglia. Ci vediamo dopo Mascia, trasudano queste pagine di te. il pranzo va bene, mio fratello è scazzato come pochi ed emana un pò di tristezza. Un pò lo capisco, oggi riesco a capirlo. Due genitori anziani, un fratello maggiore un pò fuori (io) e tutta una vita davanti per rimanere da solo, anche se lui vorrebbe tanto trovare qualcuna con cui stare. Ma non ha pazienza, le donne le trova sempre troppo poco intelligenti per lui. Parliamo d'altro. Arriva il pomeriggio, dormo tanto poi passa Fawara. solite cose. Parlavamo dei week-end con Mascia, tra le lenzuola, a fare un aperitivo all'unico bar della piazza di Varzi, poi d'Estate le gite sul Trebbia con il sole, i tuoi due pezzi verde smeraldo e le rocce da cui tuffarsi. Ti ricordi Mascia quando ci sdraiavamo al sole e rubevo baci dalla tua bocca golosa di me ? Nevicava quel giorno a Nivione e noi eravamo puri e innocenti nel nostro amore torbido. Ho sempre parlato male di te, non sono mai riuscito in tutti questi anni a parlare bene di te. Anzi più pensavo a te e più mi saliva un odio incontrollabile. Avevo perso la cosa più preziosa della mia vita e ancora non lo sapevo. C'era la neve e questa scricchiolava sotto i nostri passi incerti. Ci baciavamo nel freddo e poi facevamo l'amore a casa, davanti al camino caldo. A volte c'erano anche gli amici con noi. Eravamo sempre in giro di casa in casa, una vita che Monica non poteva immaginarsi immersa com'è nella sua miseria di vita, fatta di cose piccole eppure grandi, ma così non belle come quelle vissute con Mascia. Il mio amore per Mascia era più autentico, vero, intrinseco e viscerale. C'era lei e basta. Ogni tanto qualche altra donna, ma fondamentalmente tornavo sempre da lei e a baciare il suo rossetto scarlatto. La situazione ora è tremendamente diversa: tu non ci sei più con me, ma non è solo questo, è anche come vivo: in questa piccola casa sempre in disordine con Fawara che va e viene e inizia a far parte della mia vita. Sigarette, vestiti sparsi ovunque, una cucina improvvisata. Mi sento un pò un rom in una roulotte, mi manca solo la birra in mano e il cane e uno stupido portafortuna appeso al tetto in lamiera. Vedi Mascia , il senso di una vita che non si compie, che si esaurisce , ma non si realizza. Ma io non voglio essere così nostalgico, anche perchè a te di me non interessa nulla, ma neanche a me di te in fondo. Solo quell'amore di cui eri capace io pensavo che fosse una cosa esclusiva e invece per te l'uno o l'altro sono la stessa cosa, basta che abbia i soldi e infatti non è un caso che tu ti sia allontanata da me proprio quando sono stato male e quindi senza un lavoro e senza soldi. Tu sei così, la maggior parte delle donne è così. E poi Mascia dopo di te c'è stata Monica, un gran sesso, anche violento, ma nulla più. Una donna che pretende di avere sempre ragione, che non lascia nulla al caso, nemmeno il colore delle mutande abbinato con l'umore del giorno. E' capace di cambiare anche umore pur di accordarsi con i vestiti, recita, dissimula, si finge pazza e poi lo diventa veramente, avvitata su se stessa. Ognuno ha la sua guerra e tu hai la tua e io la mia. La tua è contro le avversità della vita, che non ti permettono di essere felice dici, ma poi scopro, conoscendoti meglio che potresti essere felice anche così, ma non ti basta, non ti basta mai. La mia guerra invece è contro la mia famiglia, escluso mio fratello che sta dalla mia parte, che mi tratta come un imbecille al mare in pantaloncini corti e torso nuvole al mare ci vado sempre, puntualmente, ogni anno. Oramai con mio padre, ma prima era con te. Il sale sulla pelle, i tuoi occhi scintillanti e i miei verdi che guardavano profondamente la tua anima trbidi e traditrice.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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