Inizia un nuovo anno. Con le difficoltà di sempre e i soliti scazzi quotidiani. Piove e slava via la neve, perchè ha nevicato qui nei giorni scorsi. Bisogna saper mettere le giuste distanze tra la gente. Bisogna, non tenrsi lontano, ma saper preservare i propri spazi. Non è giusto che tutti sappiano tutto (errore che io ho commesso nell'urgenza dell'autonarrazione), ma bisogna saper dosare le parole, saper vivere contemporaneamente e saper dare alle parole vita e forma. Io scrivo anche così. Lo so Burgos che tu vuoi confondermi, farmi sbagliare come un difensore maldestro fa con l'attaccante. Ma non ti biasimo, ti condanno definitvamente a marcire nella mia memoria e che di te non si faccia più alcun cenno. Burgos è stato il mio amico dell'era Universitaria e ora più niente. Tutto un pezzo della mia vita, fatto di persone è scomparso o si maschera dietro maschere di convenienza. Mi rendo conto che fino a qui ho parlato solo di cose tristi: abbandoni da parte di donne, psichiatria, comunità, sbronze e fallimenti. Ma è iniziato un nuovo anno e nonostante il virus faccia sembrare questa casa piu' piccola a me sembra grande e continuo a convivere con il mio amico africano, che dice che un giorno mi porterà in Africa. Mi sento con Burgos. La nostra amicizia nonostante tutto è incrollabile: ha avuto dei momenti di crisi forte, corrispondeti al mio stato di malessere. Ora stiamo tutti bene. Ora stiamo tutti bene.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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