Evidentemente non ho la concezione del tempo. Il mio nemico personale era pagato per seguirmi. Mi seguiva al cinema, sedendo nella fila di sedie dietro alla mia, mi seguiva al bar, dove mi spiava da dietro un caffè. Dopo 7 mesi di agonia in Nepal in cui lui se la faceva con Erika ( mesi che per me furono una grande sofferenza) sono tornato per te, Erika e tu mi hai deluso ancora una volta e io ho così iniziato a bere. E non riuscivo a smettere, continuando a pensare a te. Jim diceva:" Non voglio essere complice del tuo fallimento ",alludendo al fatto che ormai ero uno straccio per il continuo bere. Sorrideva con un sorriso tagliente mentre lo diceva, come via Ripamonti sotto l'accecante sole di Agosto. Ora Erika, devo dirti la verità, non mi manchi per niente tu, non mi manca per niente la tua vita familiare e soprattutto non mi mancano le pareti che noi condividevamo. Sto bene qui, fra le mie. E se prima sentivo una profonda solitudine, ora posso dire di godermelo appieno questo tempo senza di te. Un tempo che prima mi sembrava infinito, interminabile, eterno nel suo essere fisso. Il tempo che trascorre, il tempo che passa conduce solo alla morte, di qualunque essere. L'esistenza : sono lontano da quello che vorrei apparire o essere, diciamo che sono un surrogato di quello che vorrei è dovrei essere. Ti ricordi Erika quando nei quartieri alti di Milano ci baciavamo promettendoci eterno amore. E ora che cosa ne è stato di quelle promesse distrutte dal Tempo e dall ' in curia verso il nostro amore.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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