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Amsterdam

"È stato un anno difficile per me Juner" gli dissi abbracciandolo all'aeroporto di Amsterdam, città dove viveva da diversi anni. Ero già stato a trovarlo nel 2015, per una settimana circa. Era settembre, io stavo da poco con Cloud che sembrava volermi a ogni costo. Juner mi aveva invitato ad andarlo a trovare. Non ci vedevamo dai tempi di Kathmandu' dove ci eravamo conosciuti per motivi di lavoro. Io lavoravo per una ong italiana e lui per una filippina (Juner è filippino) e ci incontrammo tra i bar e i ristoranti della città ai piedi dell' Himalaya. E di bar e ristoranti ne giravamo parecchi, di tutti i tipi. Anche agli internet Point andavo spesso per mantenere i contatti con l' Italia (con i miei e con Erika). La mia compagna di viaggio si chiamava Valeria aveva qualche anno in più di me, ed era palesemente innamorata di me o quantomeno io le piacevo. Si vedeva da come mi guardava quando siedevamo nei bar di Kathmandu'. Sorseggiavamo il nostro te' e lei intanto leggeva un libro e ogni tanto mi buttava un occhiata così un po' interrogativa e maliziosa. Si vedeva che mi voleva. Non passo' molto tempo che tutto ciò accadde, senza che io lo volessi veramente, ma così, come dire per inerzia di situazioni e per quello che tutte le situazioni che vivevamo assieme ci portavamo a sapere e vivere l'uno dell'altra. Ma torniamo a noi: io e Juner ci siamo visti diverse volte in questi anni, sempre tra Milano e Amsterdam. Questa è la seconda volta che vengo ad Amsterdam e sono felice di averlo fatto. Ha una casa più grande rispetto alla prima volta, con due grosse finestre che affacciano direttamente su uno dei canali centrali della città. A due passi da Montparnasse platz nel centro di Amsterdam. Dopo qualche giorno, costruisco una sorta di quotidianità: esco a fare due passi, mi compro da fumare, guardo le giovani locali sgambettare sulle loro biciclette, ne guardo il culo e il seno come sempre mi capita di fare con le donne. Sono andato in Red Light District a guardare le prostitute mandarmi baci da dietro le vetrine. Una assomigliava a Sara la ex cantante di un gruppo di nostri amici. Il viso era uguale, ma il corpo slanciato in un calzamaglia di lana. Chiudo gli occhi e respiro. Mi vengono in mente i pomeriggi carichi di speranza è tristezza dell'adolescenza. Mia sorella era morta da 6-7 anni e io da bambino che giocava a pallone in giardino, mi ero trasformato in un ragazzo brufoloso e pieno di ormoni. A parte l'acne ero un bel ragazzo e infatti finita la tempesta ormonale sono iniziate ad arrivare le donne. Una moltitudine di donne una dietro l'altra. Alessandra, Giulia, Daniela e poi Erika. Giulia: abbiamo fatto diciamo qualcosa, ma non del sesso completo. E questa esperienza mi manca. Alessandra che tanto sparlava di me come persona, dicendo che le donne dovevano essere più dure con me, dopo aver sperimentato questa durezza e essere ricoverato è scomparsa, si è dileguata. Non ha più detto nulla. Ma siamo ad Amsterdam Juner è qui nella mia stessa stanza e sta lavorando al computer. Arriva la sera, il sole non sembra volersene andare. Mi addormento con la luce, mi sveglio con la luce: sono incredibili i paesi nordici, è bellissima questa atmosfera, un po' rarefatta. I gabbiani rovistano nella spazzatura dopo averne aperto i sacchetti in cerca di cibo. Emettono versi striduli. Passa un po' di tempo, mi faccio un caffè e vado fuori a fumare una sigaretta, perché Juner non vuole che si fumi in casa. Sbaglio a prendere le chiavi e rimango chiuso fuori. Mi attacco al citofono e lo sveglio. Rientro, lui mi dice qualcosa e poi ritorna a dormire. Mi sento in forma e allora esco e vado a comprarmi qualcosa da fumare, due grammi d'erba. Il sole è dolce e per essere a fine luglio si sta decisamente bene. Torno a casa, mentre mi fumo una canna davanti casa con vista sul canale, una signorina orientale squarcia il silenzio col rumore dei suoi tacchi. E'bellissima e ha questi due grandi occhi che ti illuminano il cuore. Amsterdam è così : piena di droga, di tentazioni e di belle donne. E i gabbiani, e le biciclette, e le case barcone sul fiume. E le piante fatte crescere ovunque. Juner è andato a fare la spesa e io mi sono rifiutato di seguirlo. Troppo stanco e col fiato corto oggi. Aspetto il tempo che passa, senza subirlo troppo. Per la lentezza di queste giornate mi vengono in mente i pomeriggi a Salerno, quando c'erano ancora i miei nonni vivi. Una fidanzata a Salerno. Bionda per di più e con la quarta di reggiseno, capezzoli larghi e tondi tutti da succhiare. Mi scopava lei, non ero io a prendere l' iniziativa, era sempre lei è muoveva questo suo culo fantastico su e giù, il mio pene dentro e fuori di lei. Ogni tanto delle voci flebili arrivano dalla strada. Mi addormento. Sogno Matteo, Fritz e altri vecchi amici e amiche a una festa, di quelle col cocktail sempre in mano e corridoi stretti dove strusciare con le donne. Chissà se mi strusciavo anche con te, ragazza dai capelli rossi che illuminavi i miei pomeriggi in biblioteca. Il sole che squarcia il silenzio di libri e quaderni e le illuminava il ramato dei suoi capelli. Incastonati in un viso un po' pallido due occhi verdi, ma di un verde smeraldo incorniciati da due occhiaie di sonno, sbronze, credo anche sesso e stanchezza un po'esistenziale. Mi piaceva questa cosa di lei. Assomigliava a me in un certo qualsenso. Juner è tornato dal suo giro. Dice che è stato in centro, qui vicino e ha girato in lungo e in largo in bicicletta. Pensavo al mio difficile ritorno a San Giuliano: mi aspetta una vita complicata. Tra i vari amici e Carlos che non è gestibile. Carlos è un problema, perché ha abusato di cocaina da molto giovane e, secondo me, non si è mai ripreso. Ora fuma le canne come diversivo, ma appena beve sfora nell'ingestibilita' della persona Carlos. E qui arrivano i problemi perché tutto questo avviene sempre a casa mia. Ormai teatro di pomeriggi e serate senza un perché. Le campane della sera qui hanno un suono strano, armonioso. Fanno scale che salgono e scendono sul pentagramma. Le barche scorrono placide e tranquille sul canale. Qualcuno seduto sull'altra sponda chiacchiera e beve qualcosa di nascosto. Carlos dicevo. Carlos è un problema perché non sa gestirsi, non ha ancora capito i propri limiti. E quindi li supera regolarmente.È sera, direi quasi notte e non riesco a dormire. Penso e ripenso al sogno dell 'altra notte : con Fritz e Matteo a fare da cerimonieri di serate d' altri tempi in cui tutti erano vistosamente ubriachi. C'e anche Anna, la mia ex cantante con loro. Matteo (in sogno e poi il giorno dopo al telefono) mi ricorda quanto siano importanti questi sogni. Che ci vogliono dire qualcosa. Nella fattispecie io credo che questi sogni esprimano tutta la mia nostalgia per una vita del passato che non c'è più. Fatta di serate, di amici, incontri, donne e rossetti. Rossetti slavati. Dalle lacrime di una delusione amorosa, dal sudore di un sesso fugace e veloce, tra le mille voci della sera. Penso alle mie bellissime serate che appartengono a un passato ormai lontano e penso a quello che mi aspetta a casa: le inutili serate con Carlos. A tenerlo d' occhio che non si ubriachi troppo e che non si soffochi quando fuma. Questo mi aspetta: amicizie inutili e anche un po'dannose. È troppo tardi forse anche per fuggire da questa vita. Ho gettato al vento 15 lunghissimi anni e mio padre in particolare è stato complice di questa sconfitta. A lui interessava solo avermi vicino: non era importante che io non fossi felice. Per lui era soltanto importante umiliarmi di fronte al mondo, avere un controllo totale su di me, anche della mia mente oltre che della mia vita. Gli anni persi che invece tutti gli altri sono stati capaci di cogliere al volo. Penso sempre a Matteo: Il confronto con lui e la sua vita è impietoso. Ha avuto più successo di me, si è fatto anche più soldi di me e dire che nessuno dei due ne aveva quando era giovane. Stanotte sembra essere arrivato il caldo estivo qui ad Amsterdam. Non riesco a dormire e allora scrivo e contemplo il canale di fronte a casa di Juner. Sporadicamente passa della gente sotto la finestra e si sentono le voci entrare dal salotto. È un idiosincrasia di temi qui, mille cose si affacciano nella mia mente. È il contrario di quello che succede a San Giuliano dove tutto è piatto, paranoico e deforme e deformato dalle paranoie, dalle paure, dalle angoscie notturne che permeano i miei sogni. Sento ragazzi e ragazze che ridono per strada, accanto alla finestra del salotto : ridono felici e innocenti e penso a da quanto tempo è che io non rido più così. Penso che sia dai tempi di Erika, Giulia e tutti gli altri. Le serate in cerchio a parlare, ridere e fumarci una canna e ridevamo per qualunque cosa dicevamo. Era così, la felicità degli anni innocenti. Urla e schiamazzi nella notte di giovani donne ubriache e a giudicare dalle grida, anche senza più freni inibitori. Verso l' una la notte sembra addormentare le coscienze. Iniziano a sentirsi i primi prematuri gabbiani. Qualche sporadica bicicletta e la notte che si specchia scura nel canale. È mattina. Mi sveglio verso le sei e naturalmente c'è già luce. Juner dorme e prima delle 10 non si sveglierà. Ho deciso che non fumerò nulla in questi ultimi giorni: voglio restare lucido e girarmi di più la città è non assecondarne il movimento lento. Mi sveglio e mantengo la promessa di rimanere lucido: niente erba oggi, la mia attenzione è continuamente catturata dalle ragazze in vetrina. nel quartiere a luci rosse.Alcune sono vecchie e ridicole con le loro calze a rete a fasciare corpi non più giovani. Altre sono incredibilmente belle. Tergiverso davanti a una di queste che mi sorride da dietro la vetrina invitandomi a entrare. Avrà al massimo 25 anni: è bellissima slanciata nei suoi tacchi gambe singole, seno piccolo e sedere altrettanto piccolo. Scelgo lei. Entro, inizia a darsi da fare con la sua preziosa bocca. Poi si toglie le piccole mutande e mi mostra il suo sedere piccolo e tondo. Si strizza le chiappe per farmi capire dove devo andare col mio desiderio che mi preme nel basso ventre. La prendo e la faccio mia per un dieci minuti, poi viene credo, si stanca e mi incita a venire, accarezzandomi delicatamente. È un mare bianco, spumeggiante quello che esce da me e dal mio desiderio di lei. Esco dalla cabina un po sudato dopo essermi rivestito. Vedo le faccie divertite delle persone che mi vedono uscire. Io sono stanco, esausto e appagato. Posso iniziare una lenta passeggiata tra la folla in cui mi perdo nel sole tiepido del primo pomeriggio. Mi sento le gambe molli e la testa completamente svuotata. Ma cammino comunque tra la piccola folla che mi accoglie all'esterno della cabina della prostituta. Mi sento leggero, finalmente in pace col mondo. Ieri notte non riuscivo a dormire per via degli eccessivi stimoli sessuali: ho dormito poco e male stanotte, progettando qualcosa che poi ho attuato il giorno successivo. Mi viene in mente la donna che sto frequentando adesso con cui ho sporadici rapporti sessuali e devo dire che lei di sensualità ne ha davvero poca. Sembra . Niente a che vedere con la disinvoltura di una prostituta dai seni gonfi. Tale puttana. Oggi l' ho vista, a braccetto con un nero che doveva essere il suo tipo. I nostri occhi si sono incontrati in un punto immaginario, in quel momento che è stato. Intanto il sole si riflette nell'orologio del nero e si riversa sulla strada. Gente ubriaca vaga nella notte e canta, anche se qui non si potrebbe bere in strada. Qualcuno ogni tanto li vedi con la lattina di birra in mano. Una delle mie ultime notti qui. Stasera io e Juner ci siamo fatti un aperitivo in un locale un po' in di Amsterdam.

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