Siamo a sabato mattina e già non ho voglia di fare niente. Sono nervoso, quasi agitato. Anna mi ha dato il due di picche dopo avermi illuso sul fatto che avremmo potuto stare insieme. Siamo riusciti a vederci due volte, prima di litigare nuovamente. Già mi manca, ma è anche vero che una come lei, stupida e orgogliosa non se lo merita uno come me.Sento che devo usare tutte le mie forze e le mie energie per stare bene. Per non pensare a lei e alla mia vita che fa schifo. Non fa schifo in senso assoluto, ma fa schifo a me. Passa qualche giorno e sto decisamente meglio. Lei l' ho già dimenticata. Sento Juner che è venuto in Italia per qualche giorno. Mi conforta l 'idea che a Dicembre partirò ancora. Questa volta verso lidi più lontani. Manila e le sue spiagge. Se sto meglio è anche merito di Carlos è del suo passaggio qui in questi giorni. Si passano dei momenti piacevoli e così si attende l' arrivo del viaggio a Manila. Carlos è senza soldi e continua a lavorare troppo, per non essere pagato. C'è Antonio che gli viene in aiuto e chiamiamo il responsabile del CPS per i pagamenti. Antonio orchestra il tutto, ma Carlos ci mette umore e carattere e si fa passare il responsabile al telefono e si fa valere. Non so nemmeno più io di che cosa ho bisogno. Droghe, alcool, psicofarmaci. Basta non ne posso più. La testa mi sta esplodendo. Avevo fascino da vendere a 20 anni. Avevo un guardaroba da far invidia a qualsiasi chitarrista un po alternativo e intellettuale quale ero io. Con la borsa di pelle da postino comprata al mercatino. Quanto istinto c'era in quelle scelte. Anche di abbigliamento, estetiche. Mi viene in mente Fritz e l'aura di depressione che emana. Non è cambiato molto in fondo in questi anni. Questa tristezza strisciante nelle sue scelte, anche se sono coraggiose e belle, non cambiano di molto la sostanza dei fatti. Lui è così e la sua vita scorre così, in maniera assolutamente perfetta apparentemente. Però credo che ci siano degli scricchiolii nella sua faccia di bronzo. Delle piccole fessure. Sono stanco di bere per superare le mie paure, ma un po' di coraggio mi serve per affrontare la vita e per non subirla. Sarò anche troppo mentale in questi miei ragionamenti, ma vi assicuro che gioca un ruolo notevole il fattore economico. Non so come spiegarvelo, ma in fondo bere è più dannoso si, ma anche più economico del fumare. In un flashback mi vengo in mente io che guardo fuori dal finestrino sul treno che dall ' aeroporto, va ad Amsterdam città. Un cielo grigio e non completamente scuro, pur essendo le dieci di sera. Juner che arriva a prendermi alla fermata del tram (solo tre fermate distante dalla stazione). Le voci si rincorrono tra il giardino e il bar. Voci di bambini che giocano di qua e voci festa di là, in un festante unisono. La lotta per sopravvivere diventa poi lotta per vivere ed è allora che mischi il tuo sudore con quello degli altri. Durante feste, concerti, scopate. Con quello di Laura che si muoveva sinuosa sopra di me. Bianca, marmorea, soda come una soda frizzante. Felice, spensierata e giovane. Sorridente con la vita negli occhi. E io fra le sue gambe. Così mi vengono in mente quelle belle sessioni di sesso d'agosto con il ventilatore sempre acceso e il posacenere colmo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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