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Ultraviolet

Se mi sfogo attraverso la scrittura senza raggiungere apici di bellezza artistica è colpa indubbiamente di questi anni di merda che ho passato. Se leggi i miei scritti viene fuori un po' un uomo senza qualità, quale io non sono,incentrato sul rapporto terapeutico più che sull' Arte nella sua accezione più stringente. Cosa ci posso fare se sono stato in una comunita' di merda qui a Melegnano dove ci sono operatori annoiati, frustrati da un lavoro che non gli dà più niente, se mai hanno cercato qualcosa in esso. Eisenower ha raggiunto livelli altissimi di poesia che io non raggiungerò mai, perché non ho la sua dedizione, la sua pazienza. Forse nemmeno la sua sofferenza. Ma anch'io ho un ancella, una musa, una donna a cui bacerei ogni angolo del suo corpo. Sara , cantante di un gruppo jazz, anni '90, nel pieno del nostro periodo più intenso di vita. Sara si era rigirata sui tacchi, una sigaretta in mano e le gambe fasciate in morbide calze nere. Stava facendo le prove col suo gruppo,  i suoni, come li chiamavamo noi musicisti. Perché anch'io suonavo in un gruppo, anche se non eravamo così bravi sul palco come il gruppo di Sara. Lei aveva una voce docile e sottile e carisma da vendere. Ogni tanto incrociavo il suo sguardo durante i concerti e un brivido di piacere mi attraversava la schiena. Non immaginavo niente di particolare, pensavo soltanto alle sue labbra carnose che si muovevano nel canto e avrei voluto morderle tutte. Lei non si curava particolarmente di me, anche se aveva notato questo chitarrista che scriveva testi strani, tra il criptico e l'introverso. Il nostro gruppo e il suo avevano in comune la bassista, che era stata anche una mia fidanzata qualche anno prima, ma questo non sembrava disturbarla, anzi ogni tanto chiedeva a lei come andasse la storia tra noi due e in qualche modo si fece un idea più precisa di me. Non sembrava interessarle particolarmente l'argomento, né io in particolare, però con Alessandra ci passava diverso tempo a chiacchierare dietro il bancone di un bar e davanti a una birra. Fu così che la conobbi o meglio che mi venne presentata : prima di un concerto che il nostro gruppo i Polly Magoo e il suo gruppo dovevano tenere assieme in un centro sociale, credo si chiamasse Garibaldi, a Milano. C'era un programma fittissimo quel giorno nel centro sociale. Suonavano i migliori gruppi del Sud Milano e lei era lì, col rossetto scarlatto, l'aria fintamente assente quando ti guardava dall'alto del palcoscenico. Succedeva spesso che incrociavo il suo sguardo, che subito distoglieva, per non crearmi illusioni, come mi avrebbe detto poi,in un secondo momento, come dire in una seconda fase della nostra conoscenza, quando il mio respiro si mischiava al suo in un vortice di lingue che si intrecciano rincorrendo il piacere. Successe una sera fuori da un pub di Milano in cui ci trovavamo casualmente, ma non troppo, lei era con Alessandra, io ero con Fritz. Fritz era un batterista, nonché mio amico dalle scuole medie e la nostra amicizia era continuata nell'adolescenza fino all'età in cui prendemmo gli strumenti in mano, decisi a farci finalmente sentire dal mondo. " Ciao Andrea, come stai?" attacco' lei. " Bene signorina cantante" feci io con un po' di malizia. A lei parti' una risata che illumino' completamente la sera, come quei tramonti che non vogliono finire mai. Va be ', la serata è calda, di quelle estive e io incrocio le sue pupille magnetiche che con un sussulto mi rimandano alla sua piccola bocca, che si muove e emette parole che io non riesco a sentire perché un ronzio mi sta attraversando il cervello. È un frastuono che si agita dentro di me, una tempesta burrasca in cui io sono la nave che deve approdare e lei il porto da raggiungere. Fritz continuava noiosamente a parlarmi dei fatti suoi, con il solito fare un po autocelebrativo che tanto odio. A sentire lui, solo lui sembra vivere su questa terra, solo lui sembra fare scelte, prendere decisioni: la sua vita è per lui una storia troppo importante, forse la più importante che ci sia, almeno per lui. Dopo un po' che lo ascolto inizio sia a indispettirmi che annoiarmi allora inizio a lanciare qualche sguardo speranzoso in direzione del tavolo di Sara e Alessandra che invece ridevano e scherzavamo, un paio di tavoli più in là. Tutto questo contrasta a con la serietà di Fritz e con il suo prendersi troppo sul serio. A un certo punto lui mi fa: " Cosa succede Andrea ti vedo un po' assente?" E io" Non, no scusa Fritz e che ero distratto dalle ragazze "." Se vuoi ci uniamo a loro. Ti va? " E così facemmo. Io ebbi l'accortezza di sedermi proprio di fronte a lei, in modo tale da poterla guardare meglio." Scusate ragazze, possiamo? "fa Fritz"Certo sedetevi con noi." Ciao Andrea come stai? Come va il gruppo? "" Bene Sara bene grazie, siamo un po' a corto di idee ultimamente, ma stiamo bene. Stiamo lavorando a un nuovo pezzo, quasi interamente strumentale, diciamo molto sperimentale. Dura 14 minuti e si chiama Caos ". Lei si finge interessata, dato che quella era una domanda un po' stereotipata. Poi guarda Alessandra e le fa:" È vero? Che ne dici tu di questo pezzo? "" Dico che è ancora un gran casino quel pezzo, è molto bello, Andrea ha sempre delle belle idee, ma è tutto da sistemare e poi è troppo lungo "." Non è vero, secondo me non è così lungo. Si suona che è una meraviglia e ascoltandolo si aprono nuovi orizzonti mentali" dissi io. Sia Sara che Alessandra a questa mia frase scoppiano in una risatina che la diceva lunga su come facessimo musica diversamente. Io ero più serio, più pretenzioso, proprio come Fritz con la sua vita. "Sai Sara che sei bravissima oltre che bellissima?". Silenzio, pausa. Un breve sospiro e poi lei fa:"Andrea, non sei il primo, né l' ultimo che mi dirà questa cosa. Hai qualcos'altro da aggiungere? "" Non saprei.. " dissi io in realtà un po' già vinto. Decisi di mandare giù un lungo sorso di birra, di quelli che ti fanno guadagnare tempo." Senti Sara tu mi piaci " le dissi piano prendendole un braccio con forza. Fritz e Alessandra intanto erano andati fuori a prendere una boccata d'aria, con la birra in mano. Sembravano contenti di averci lasciati soli. Sara invece non era contenta di come le avevo contorto il braccio,e mi disse " piantala, deficiente imbranato", in più sapevo d'alcool e la mia dichiarazione era un poco biascicata. Un disastro completo quindi.

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