Le voci rieccheggiavano nel corridoio, c'era chi stava male e chi era indifferente. Un frastuono indecifrabile si affollava nella mia testa : figure, ombre che affollavano i corridoi. Una in vestaglia piangeva biascicando qualcosa del tipo:" io non voglio morire ". " Nessuno vuole morire, bella mia", gli fece qualcuno ". Il nulla che ti lasciano certe esperienze dovrai combatterlo per tutta la vita. Tutto quello che ora stai attraversando, io l'ho già passato. Mi sono già stancato di tutto. Quando una donna ti delude come ha fatto Erika con me, non ti restano molte cose da fare: o smetti di amarla o lei ti porterà alla morte. Che tu lo voglia o no andra' cosi. Ti ricordi la bella vita che facevi con Erika. Lei era brava a organizzarti la vita in ogni minimo dettaglio. Da quello che si mangiava, alle mostre da andare a vedere. Per quanto riguarda la parte musicale alle serate ci pensavo io. In quanto giovane chitarrista di una band. Erika avrebbe spezzato la mia vita per sempre. Questa casa, la mia, venuta su dal nulla :non c'era niente all'inizio al posto di questa casa, solo un po' di prato e stracci di cemento. Questa, casa è stata teatro sperimentale di tante cose, tante situazioni e personaggi che poi sono rientrati come dire nella letteratura urbana. Personaggi il cui lento sgretolarsi porta inevitabilmente a un innalzamento della mia posizione. Che Fritz se ne sia andato è solo un bene. Che altra gente sia scomparsa dalla situazione è solo un bene anche questa volta.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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