Eccomi qui pronto a difendere il nostro amore contro tutto e contro tutti Valeries, tu a Parigi con il nostro figlio in grembo e io qui a cercare di trovare i soldi per raggiungerti. I Coldplay suonano allo stereo e cantano la nostra canzone d'amore. Avevo pochi soldi, ma molto coraggio. Non ero più l'ostacolo di me stesso. Alcool. Avevo riscoperto l'alcool come punto di emersione delle mie emozioni. Non potevo morire così, senza dichiararle il mio incondizionato amore. Che andava al di là di tutto e di tutti, anche del tempo che passava invano. Senza uno scopo, senza un perché che non fosse il cercare di dimenticarla. Ma l'oblio invece che avvolgere lei, avvolgeva la mia persona fino alle ossa. La fine sta arrivando, amore mio, è noi non ci possiamo fare niente. Io non posso che aspettare di morire, ormai dimenticato da tutto e da tutti. Da tutti quelli che si professavano amici. Jim e Burgos sono lentamente scomparsi, entrambi presi dalle proprie vite e per nulla interessati al mio destino di rovina e sconfitta. Siamo tutti liberi, amore mio, siamo liberi di fare ciò che più ci piace, senza vincoli, regole. Donne spudorato venivano a me, ma io non ero in grado di accontentarle. Funanboli e prestigiatori della parola dicevano la loro, ma io non ero in grado di ascoltare. Troppo ubriaco, mi si distorcevano le parole in bocca. Altro che amicizia fino alla morte, già nel mezzo della vita questi mi avevano abbandonato. Senza pudore ne rispetto per il mio dolore. Spargevo racconti come quotidiani in una giornata di neve a New York. In pieno inverno. Dove ti ritrovi il Lucas bar dove andavo con Jim il sabato pomeriggio. C' era anche Erika, c'erano anche altre ragazze. A volte con Erika, a volte con altre che magari erano solo di compagnia. E' venerdì sera, il bar di Patrice rumoreggia di ragazzine e bellimbusti. Patrice si destrezza con una sigaretta in mano. È sabato : Il mio amore a Parigi starà dormendo, dopo una settimana di lavoro, il bimbo nel pancione. Io sono da solo in casa: mi aggiro in mutande per i meandri della mia vita. Ne raccolgo i pezzi e non posso che essere profondamente infelice. La casa sembra un campo di battaglia, lattine vuote, posacenere colmo. È difficile spiegare quel periodo di un anno e mezzo in via bessarione, con Baz come vicino di casa, Laura come donna fissa, più un paio di amiche e due lavori. Ma almeno tra le mura domestiche stavo meglio. Dopo ho trovato solo di peggio è mi sono dovuto adattare di più. Non riuscivo a indossare le parole. Nella maniera giusta intendo. Questa città mi rifiuta e io rifiuto essa.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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