Non ho sonno. Non ho voglia di dormire. Ho dormito così tanto in questi 15 anni, ho sognato così tanto e così tanto intensamente che ormai posso dire di avere avuto una dimensione di vita onirica parallela in cui si sono alternate donne, situazioni, feste. Ma di questo ho già parlato. Quello che non vi ho detto è che, ora che sto scalando i farmaci, non sento più quella tristezza pesante Avvolgermi.E' stato triste questa estate tornare a Roma dopo tanti anni, dopo che ci ero stato in vacanza con Erika, con gli amici compagni in manifestazione, per porgere l' ultimo saluto a un amico di mio padre. È stato triste vederlo da dietro un marmo freddo. È stato commovente vedere mio padre raccolto in preghiera umile e fiero di fronte a Dio. Passa qualche giorno e l'amore per mio padre lascia il sopravvento a un odio senza misura. Poi passa tutto ancora una volta. È un amore-odio che continua da 40 anni e che si è acuito dopo il ricovero e la vita forzata assieme. Non so dove andare, che cosa fare e con chi stare. Vorrei scuotere un po' vedo i miei amici aver a che fare con donne con la chiara intenzione di trovarsene una. Anch'io vorrei avere questa intenzione ma sono troppo sfiduciato a riguardo. Sono stato a Milano oggi ed è pieno di di belle ragazze. Il desiderio di averle tutte per me, mi pervade. Certo che faccio proprio una vita che non mi corrisponde più. È talmente forte il contrasto con la mia vita precedente, quella felice in cui stavo con Erika, avevo una bella casa, tanti amici e un lavoro che la vita che conduco adesso mi sembra un incubo travestito da sogno. Uno di quegli incubi reali, che si materializzano non appena il sogno finisce. E così sono anche tutti i miei risvegli: mi capita spesso di risvegliarmi bruscamente dopo una notte affollata di donne scosciate e se is vestite, a volte nude e provaci che mi vengono incontro. Chiedendo sesso, ottenendo sesso. Ho sognato la provare Alessandra questa notte per esempio. Ho sognato che me lo prendeva in bocca e succhiava, succhiava fino a quando non le sono venuto in gola. È stata come un esplosione di piacere. Ma Alessandra lea sa fare queste cose. Chi è questa Alessandra? È stata la mia prima donna, quella con cui dopo aver fatto l'amore ci addormentavamo abbracciati, l'uno dentro l'altra. Non succede più, ma succede che ancora riesco a portarmi a letto donne. Non so se esserne fiero o vergognarmi. " Diciamo che affitto la stanza, non è che vivo con lei" feci alla barista del bar qui sotto che mi guardava di sbieco, storto, per l'andirivieni di una tipa, una certa lena che non godeva di buona fama, facendo il mestiere più antico del mondo :La puttana a 70 euro a botta. Ma lena non li valeva tutti quei soldi, le cinesi erano più carine e più servizievoli. Comunque troppo sesso. Parlo troppo di sesso. Ma è un po il fulcro di una vita da scrittore pigro. Sesso occasionale, magari un po violento con le cinesi a novanta. Comunque appena si è ripresa è sparita e non credo che tornerà almeno per stanotte. Così la vita è io col coso duro. Volevo dire ancora due parole su Alessandra. " Scusami Ale se parlo così di te in pubblico, mentre in privato ci siamo sussurrati cose dolci e leggere, qui l'aria è pesante. Non fare caso a me è alle cose che scrivo, pensa come se fosse sempre il primo giorno a Istanbul, dove ci conoscemmo meglio. Lo zaino pesante, io che mi offro di aiutarla. L'ostello insieme per cinque lunghi giorni. Dove iniziammo a esplorare i nostri corpi. Scusami Ale, scusami davvero se sono così mieloso & lascivo. È la mia indole attuale. Scusami davvero, ma davvero se penso a te, non ho sonno. Ti ricordi che abbiamo avuto vent'anni insieme. Quegli anni perfetti, come un 'alba tersa.Baratto estetica di vita con droga, come i take away indiani con I soldi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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