C'è un sole terso e freddo oggi, una di quelle giornate autunnali che piacciono a me con i colori delle foglie degli alberi che risaltano rispetto ai colori vacui e evanescenti delle case. Mi sto ascoltando i buoni vecchi Doors, come vent'anni fa e mi viene in mente la telefonata con Matteo dell'altro giorno. Milano- Rio de Janeiro: sicuramente affascinante. Una telefonata tra uno scrittore ( Matteo) e un presunto tale ( io) che sono agli antipodi del mondo e che vedono il mondo diversamente eppure hanno condiviso adolescenza e prime esperienze giovanili. Mascia maledetta,che sia maledetta la tua stirpe e la tua prole, che sia maledetta la tua vita e i tuoi giorni. Se io devo morire, tu morirai con me. Non c'è pace in questa vita. Solo Matteo ha trovato la pace in Brasile. Mi sento profondamente stanco oggi, avvilito, incapace di lottare ancora.Se devo dirvi la verità ho un inverno profondo dentro. Cuspidi di ghiaccio che pendono sopra la mia testa. Stava con me solo per soldi,ma io di soldi non ne ho mai avuti tanti. Il successo sociale, pensavo che potesse salvarmi dalla mia storia e avevo ragione stava andando così. Lo so, dico sempre le stesse cose. Cerco di cercare e farmi trovare dalla gente, ma la prima apparenza è quella che conta,e la prima apparenza che ho dato è stata quella di essere un miserabile che si muove negli anfratti della vita. Quante figure inutili che si muovevano sullo sfondo. Quante apparizioni superflue nella mia vita. Quanti incontri inutili da un certo momento in poi. E tu che leggi avidamente per nutrirti di me. Mascia. E poi c'è quell' altra Monica, la bestia alcolizzata, l'essere umano imbruttito dalla vita che fa solo danni, si alcolizza,rompe le bottiglie di birra che si è appena scolata e ti guarda con l'odio negli occhi,come di chi si sente una cosa preziosa che non va rovinata, quando è lei la rovina di tutti,oltre che essere un peso per la società. Tanti rapporti si sono distrutti con la mia malattia, tante cose sono andate disperse anche per sempre. Ma l'orgoglio e la determinazione che mi hanno sempre accompagnato,oltre alla disperazione in questa fase della mia vita che acuisce ancora di più il dolore, mi impediscono di rassegnarmi di fronte alla bruttura di una puttana alcolizzata. Sta puntando il mio amico,il cieco e io l'ho avvisato a quello a cui stava andando incontro. Ma lui è prudente già di suo e non si sbilancia molto. La puttana alcolizzata: come ci sono finito casa sua,tra le sue sudicie gambe,non si sa. Eppure è andata così.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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