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Da Patrice

Eccoci da Patrice questa mattina. Una mattinata di nebbia che candidamente avvolge tutto. Il tanto bistrattato Patrice in realtà è un grande amico: mi offre il caffè tutte le mattine e ha sempre qualche parola buona per me. Io in cambio gli offro una sigaretta di tabacco. Spesso la mattina va a fare la spesa per il bar e io rimango nel bar da solo a specchiarmi nella vetrina che dà sulla strada. E i pensieri si affacciano e si affollano nella mia mente. Torno a scrivere in questo bar dopo credo 5 anni che non lo facevo dall'ultima volta.Da quando mi sono lasciato con Cloud. Venivo presto al mattino al bar e mi mettevo a scrivere, incurante dei in verità pochi clienti presenti. Con me nel bar c'è Adelina,la barista rumena. Ha 28 anni,gli occhiali e un trucco leggero, ma quando Patrice organizza le serate lei si veste con gli stivali e la minigonna e mostra le sue belle e affusolate gambe. Io e Adelina non ci scambiamo molte parole,solo qualche sguardo, da parte mia un po'complice, da parte sua assente eppure sorridente dall'altra parte del bancone. Mi specchio nella strada, dove rade passano le macchine,data l'ora del mattino. Sono le otto del mattino e ha appena schiarito.Sembra una giornata cupa , di quelle che non si apriranno mai. Più tardi invece il sole fa capolino,ma è un sole timido, autunnale. Adelina, mentre sorseggio il mio caffè, pulisce il pavimento, sempre sorridendo lievemente.Patrice che intanto era andato a fare delle commissioni è tornato e si stupisce che io sia ancora al mio tavolo e che non sia schizzato via come al solito verso casa. " Cosa stai facendo?" mi fa. "Sto scrivendo, non lo vedi?" "Ah giusto che sei uno scrittore". Fa una piccola pausa e poi scoppia a ridere." Uno scrittore" mi fa. " E che cosa scrivi?" "Stavo scrivendo dell'atmosfera rarefatta di questo bar e della sua gente". Arriva la sera. Cala la notte su questa città. Litigo con un paio di amici per questioni organizzative, rispetto alla serata. Uno è assetato di soldi,cerca di fregarti sempre,in ogni modo possibile, l'altro è un drogato cronico. Quello che arriva da Caracas, quello che non regge l'alcool e si ritrova sempre sbronzo. Sono qui con un amico e proprio mentre guardiamo un documentario sulla pianificazione con la zucca mi viene in mente una frase di Patrice: cos'hai in quella zucca vuota che ti ritrovi? "" Nulla Patrice" gli faccio un po'sottovoce per non farmi sentire dalla barista. È notte fonda,ma non per me, anche se sono le due, io per quanto mi riguarda mi sono già svegliato, con caffè e bombetta e anche se non starò sveglio per molto, qualche cosa la voglio dire,senza indugiare troppo con me stesso. La prima è che Carlos uno dei miei amici di cui parlavo prima è veramente un situazionista bastardo,per dirla un po'elegantemente. Il tempo di notte è più dilatato, più denso. Questa notte, mi ricorda di certe notti a San Paolo, in favelas, in Brasile. Pernottavo dai fratelli francescani di notte e di giorno mi giravo San Paolo.Avevo pochi soldi, quindi grandi passeggiate, qualche refrescos o birra ai baracchini,giri in centro tra palazzi spettacolari, moderni che disegnavano lo Skyline della città.Ma io questo non lo potevo vedere, perché ero in basso, rispetto ai grattacieli,nelle vie centrali della city di San Paolo. Vedevo solo migliaia di minuscole finestre e vetrate immense incastonate nei vertiginosi palazzi. Ogni tanto incappavo in qualche mercatino o mangiavo in qualche piccolo ristorante e la sera tornavo mestamente alla favela, distante dalla città più di un ora di metro e poco illuminata,piena di cani randagi, ragazzini scalzi che giocano a pallone in strada,poche macchine,qualche autobus stracolmo di gente come sui peggiori treni di Bombay.India ,dall' altra parte del mondo, eppure stessa umanità affollata. Una volta mi sono imbucato a un party che sembrava avere ben poco di legale con delle giovani brasiliane che mi ballavano davanti,ballavano. proprio dinanzi a me, dimenandosi. Era difficile non sudare freddo guardando quei corpi sinuosi e infatti dopo un paio di birre decisi di andarmene a casa. Così parlando di San Paolo la notte è finita,anche se è ancora buio sono le 6e30ed è ora di alzarsi. Mi preparo un bel caffè, penso di aver dormito abbastanza e sono pronto per iniziare un nuovo giorno. Senza Carlos e il suo amico idiota, tirchio e maleducato. L'amico tirchio e maleducato si chiama Antonio ed è attraverso luì che ho conosciuto Questi due devono pensare che io sia un idiota completo, con le loro facce di convenienza quando hanno bisogno di qualcosa. Antonio è poi il più patetico dei due: attaccato al denaro come alla gonnella di una donna non sa avere amici e di fatto non ne ha, perché a tutti vende la stessa storia,quella della propria patologia che lo attanaglia così tanto. Invece è solo dipendenza da tutte le canne che fuma, non offre nulla quando ha qualcosa e quando non ha niente tira fuori la storia della sua patologia per impietosirci e ottenere qualcosa. Decido che è un essere ignobile e inutile per me e che in questa casa non entrerà più. Per quanto riguarda Carlos gli spremo un po'di soldi, come ha fatto lui con me e poi lo abbandono per le vie di Caracas al suo destino. È quello che si merita.

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