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La psichiatra

La mia psichiatra,che mi segue oramai da tre anni,da quando quell' altro criminale di Storer è andato in pensione per la salvezza di molti suoi pazienti, è una perfetta idiota ,da quello che lascia vedere nelle psicoterapie. Minigonne,tacchi alti, nonostante i suoi 50 anni suonati. Valle a spiegare che sono un musicista,un artista,uno che vive giorno per giorno e non alla giornata. L'ultima volta che ci siamo visti mi chiede candidamente: " Come sta sua sorella? " e io altrettanto candidamente le faccio:" È morta" anche se dentro di me si è aperto un vuoto infinito, una voragine eterna. Lei si mette le mani sulla faccia e finge costernazione e mi sussurra un " mi scusi", che è poco, veramente poco per me,per quello che ha appena detto. E questa è la mia psichiatra.Lei si chiama Anna ed è complessivamente una bella donna dai seni grandi e le labbra piccole. Sarebbe  stato sicuramente ispido e riccio,come lo avevo visto in altre donne scure di carnagione o olivastre. È sempre molto sbrigativa quando"ascolta" le cose che le dico e molto spiccia nel dare consigli,che sembrano quasi ordini impartiti dall'alto. Il mio sentire vieni confermato nei giorni a venire quando per l' ennesima volta non mi presento ad un appuntamento con la dottoressa. Lei se la prende male e cosa pensa bene di fare ?  Di dire a mia madre che mi faccio le canne in " maniera massiccia". Mia madre un po' casca dal pero, un po'sta al gioco per cercare di capire dove vuole arrivare. È un palese abuso di potere e violazione del segreto professionale. La dottoressa stavolta è nella merda perché ha torto marcio e mia madre anche se non mi dà ragione perché non può essere d'accordo sulla questione delle canne, sceglie di proteggermi e di difendermi rinfacciandole a sua volta il fatto che sì è dimenticata di una cosa così importante nella mia storia personale come il suicidio di mia sorella. Lei tergiversa, non sa cosa dire, intanto mia madre vedo che mi guarda storto per quanto riguarda le canne. A cena tutto tranquillo, neanche una parola. Fine della prima parte, vedremo come andrà la seconda, quando non mi presenterò all' appuntamento fissato per venerdì. Contrariamente alle più rosee aspettative non mi chiama, non ci vado. Mi fissa un altro appuntamento in cui mi dicono che non riesce ad arrivare in tempo, perché ha forato una gomma. Me ne torno a casa e lo prendo come un segno del destino. Non ci vedremo per molto tempo,forse mai più.

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  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

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