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Bombay

 Bombay è la capitale del Maharastra e il centro della vita economica dell'India. E' una citta che ha il suo fascino e che vive di energia imprenditoriale, determinazione e sogni. Se la si paragona al torpore e alla calma che avvolge il resto dell'India, sembra quasi appartenere a un paese straniero. Bombay è anche la capitale finanziaria del paese, il fulcro industriale di ogni cosa, dai tessuti ai prodotti petrolchimici ed è il nodo attraverso passa quasi la metà delle merci indiane dirette all'Estero. Ma Bombay attrae anche masse di poveri provenienti dalle zone rurali. Sono questi nuovi immigranti a dare alla città sempre una forma diversa facendo sì ce essa resti a metà strada tra la campagna e il mercato globale. Scoraggiati dalla sgradevole reputazione della città e dai prezzi relativamente alti, molti viaggiatori si fermano qui solo per il tempo necessario di ripartire verso altre destinazioni. Così non è stato per noi, per me e Erika che abbiamo deciso di spenderci qualche giorno. Matteo. Non potrebbe mai andare in una città come Bombay dove le energie sono importanti & la praticità non è concessa. Io e Erika ci siamo stati e ci ha subito assalito un aria pesante. Un caldo acre e intenso. Che c'entra Matteo, niente. Pensavo a lui a Rio de Janeiro con tutto il Brasile in situazione Covid pesantissima. Lui non sa nemmeno se potrà tornare in Italia con una famiglia al seguito che non si sa e un po'si sa. Stregoneria: frequenta un corso di stregoneria attraverso il quale può sentire le voci delle anime dei morti. Dice che gli dicono che siamo in una fase storica di Covid che soltanto tra 20-30 anni capiremo. Bombay città caotica, tentacolare nelle sue mille possibilità ci indica quanto sia difficile la condizione umana continuamente combattuta tra l'evoluzione e l'involuzione dentro sé stessa ,come il problema del virus ci sta dimostrando. Un virus creato in laboratorio per uccidere uomini. E siamo solo nel 2021, chissà cosa succederà nel 2050.  La fine del mondo ? Il mondo non finirà fino a quando non sarà lui stesso a deciderlo. L' uomo non è così stupido e così forte da porre fine al pianeta. Se arrivi da Occidente avrai molto probabilmente la sensazione che questa città sia l' anticamera dell'Inferno. Macchine, mucche, scheletri,uomini scalzi,strade sporche,pure con i morti che bruciano. In questo maledetto venerdì sera solitario, che sembra sabato da quanto è lungo questo weekend, ho una maledetta voglia di sesso. Sento il ritmo pulsare dal bar di Patrice, dove alla solita bellissima Adelina viene affiancata da una barista di cui non so il nome,tatuata su un braccio con un davanti prosperoso,sodo & ballerino. E che ha sempre caldo, anche in pieno inverno. Faccio fatica a scrivere: se mi devo accendere una sigaretta ogniqualvolta che mi viene in mente Monica con le sue frasi di merda, il suo disprezzo, la sua noncuranza nei miei confronti, come se fossi un oggetto. Un oggetto sessuale che fuma in continuazione per la rabbia repressa. Anche lei è stata a Bombay, ma non viaggiando su risciò e autobus del cazzo e girandosi l' India come abbiamo fatto Io e Erika, ma se n'è andata in un monastero buddista a pregare e a farsi scopare dai santoni. Lei è la tipa che può fare cose del genere. Scoparsi chiunque. Rancore a parte Bombay era bellissima, era l' inizio del nostro viaggio. Attraversammo tutta l'India : Delhi, il Sud, Goa e il Kerala, terra verde di incanto. Siamo io e Carlos a casa di un amico del CAD. Io ho una sensazione di deja-vu. È una casa dove mi sembra di essere già stato. Mi viene in mente una serata in cui mi avevano combinato un appuntamento con una certa Lena. Non vista quella sera, ma poi in una delle serate successive. Bombay: ci siamo arrivati che era sera eppure faceva caldo, un caldo appiccicoso. Annusiamo un po'l'aria e poi andiamo a ritirare i bagagli. Quando usciamo dall'aeroporto c'è una selva di gente che ci aspetta: venditori, affittacamere, ma soprattutto tassisti. Fermiamo un taxi e ci facciamo portare in una pensione indicata come buona dalla guida . L'aereoporto naturalmente è fuori dalla città e lentamente ci avviciniamo a essa più compare un umanità variopinta, mucche, risciò, taxi, uomini a piedi scalzi in strada, autovetture indiane sgangherate. C'è un atmosfera starna a Bombay. Un atmosfera che non so spiegare. Non solo perchè per molti quella è la porta di ingresso dell'India, ma perchè ti presenta il continente con tutte le sue contraddizioni e pulsioni. L'anima più commerciale e quella più sacra si mischiano e anche dove sembra prevalere la capitale finanziaria , c'è sempre una massa di disperati lungo le strade che ti ricorda che la vera India è un altra cosa. L'india è preghiera, ma non devozione nel senso cattolico del termine, è preghiera che si fa vita vissuta e vita che si fa preghiera allo stesso tempo. Vita e religione non sono scindibili, perchè noi siamo tutti figli di un Dio che ci ha dato la nostra unicità, la nostra identità, il nostro viaggio da compiere. Bombay è una città che pulsa soprattutto nei bazar dei quartieri più poveri dove trovi spezie, tessuti, pietre preziose e ogni genere di cosa. Io e Erika ci perdevamo in quei bazar, affascinati dai colori, dagli odori delle spezie, dalle voci sempre vive dei protagonisti del mercato: venditori e acquirenti. Bombay ti dà la sensazione di un forte deja-vu, di un qualcosa che per quanto possa apparire strano e diverso dalla cultura Occidentale tu l'abbia già visto da qualche parte. Forse nel profondo della tua anima o nel fondo della tua mente c'è Bombay e non lo sai fino a quando non ci arrivi. Non so perchè mi sono messo a parlare di Matteo che non ha nulla a che fare con Bombay e con l'India in generale, ma mi piacerebbe ci provasse ad andarci: capirebbe tante cose che ancora non ha capito. Magari scenderebbe dal suo piedistallo per farsi contemplare meglio nella sua miseria che eppure ci ha mostrato nella vita. Parlo dei tempi in cui cantava in una band e io suonavo la chitarra in un altra. Lui aveva mestiere, ma non esperienza, mestizia senza malizia di esporsi. Il suo era un nudo presentare i suoi problemi senza metterci un pò d'arte di contorno. Cosa che facevano sapientemente i suoi colleghi musicisti, tra cui Fritz, forse il migliore di quella band. Forse il migliore batterista che io conosca e il migliore amico che abbia mai avuto (anche se ha avuto parole dure per me, nei momenti peggiori, so che non arrivavano da lui, ma era l'eco di Matteo che prendeva forma attraverso la sua bocca). Erika era spaventata dall'impatto con la città, per la sua sporcizia, per i ristoranti sempre precari e per gli alloggi non proprio cristallini. Io mi sentivo responsabile di lei e del suo essere lì e quindi cercavo di mediare tra le sue lamentele, i miei timori (l'India era qualcosa di nuovo anche per me) e la situazione che andava presa per quello che era con una filosofia tutta orientale. La prima sera che arrivammo lì ci cercammo una pensione economica e dormimmo come sassi dopo un volo estenuante. Il giorno dopo visitammo il centro città e alcuni dei bazar più famosi, durante i nostri giri pomeridiani ci parlarono di Chowpatty Beach una località molto frequentata di sera. Chowpatty beach di giorno non è nient'altro che una brutta striscia di sabbia orlata dalla sporcizia che viene portata a riva. Di notte invece è tutta un altra cosa: gli squallidi dintorni scompaiono nell'oscurità e i grattacieli di Malabar Hill si illuminano come alberi di natale. Al calar del sole del Mar Arabico gli abitanti di Mumbai vengono qui a rilassarsi e a fare una passeggiata con i loro figli. Li accoglie un mix variopinto di venditori di bhelpuri, massaggiatori, dominatori di asini, abilissimi truffatori, mistici, bari, giocolieri. Tutto il campionario di umanità che ci si aspetta di vedere su una spiaggia indiana o in un film di Fellini. In tale compagnia, può accadere di tutto. La gente locale ci viene in cerca di spazio vitale, aria fresca e di semplici divertimenti. 

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