Sto scrivendo di più perché me l'ha detto un pittore.Un pittore che probabilmentesi portava a letto Cloud quando questa gli faceva da assistente, segreteria. Che tipa Cloud, voleva pure posare nuda come modella in Brera. Ma io glielo ho impedito. Le ho detto se lo fai, ti lascio. Mi ha lasciato lei qualche mese dopo. Non mi amava veramente. Non come Erika, credo. Oggi ho sentito Jim finalmente, dopo mesi. Gli ho detto di Erika che avevo saputo che si era trasferita, poi abbiamo rimembrato i tempi in cui ci facevamo i giri sulla sue Vespa 125 verde. Jim andava sulle strade di Milano e quando pioveva temevo si incagliasse tra le rotaie del tram. Che grande Jim. Che tipa Cloud col suo culo un po'noir.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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