Carlos è qui come sempre, e dopo il mio ennesimo turpiloquio notturno lo vedo più freddo. C'è un atmosfera strana nell'aria, mi piace parlarne,mi conforta col mondo. Carlos è oggetto delle mie invidie. E' difficile competere con uno che ha 15 anni meno di te. Lo devi lasciar passare,come in autostrada. Se si schianta, cazzi suoi. Tu lo avevi puntualmente avvertito. Lui è Venezuelano, è cresciuto in orfanotrofio a Caracas e ha tante qualità,tra cui spicca il cuore e la sua disponibilità e generosità. Pomeriggio dopo pomeriggio mi vedo con Carlos da ormai due anni tra disastri che ha combinato e serate a volte interminabili,a volte interrotte troppo presto dall' alba.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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