La mia fine è arrivata così,senza particolari avvisaglie. Prima c'è stata Monica,poi Cloud, considerando le persone più importanti e tralasciando le altre. A distanza di molti anni l'una dall'altra. Nessuna delle due mi ha dato particolare importanza, credo. Non quanta ne ho data io a loro. Per loro ero forse non molto di più che un piacevole incontro. Per me in entrambi i casi era passione pura. Per motivi diversi,ma il sesso in entrambe le situazioni era molto importante. Per tutti: sudato e ansimante. Trasandato e straccione . È stata una fine dolce, ma non priva di dolore. Misuro la mia fine sulla base di quello che ero e che sono oggi: un complice ozioso della mia assenza dai giorni. Mi basta a volte aver a che fare con qualcuno dei miei vecchi amici, della mia vecchia vita per capire quanta distanza c'è tra passato e presente. Una diversità di ritmi e di frequentazioni.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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