Quante volte esco la mattina e mi si schiara il cervello con l'aria fresca del mattino. Tutto mi sembra più chiaro, tutto mi sembra più nitido nella mia testa e nel mondo intorno a me. Lo schifo di questa città,la necessità di evadere,di scappare,di costruire altrove perché qui non riesco a costruire niente. Niente che abbia un senso, niente che abbia un nome. Solo volti, occasioni perse,il sonno come rifugio a ogni male. Gli amici di merda che sto cercando di eliminare uno a uno,quelli che più mi ricordano di essere qui a San Giuliano,mentre io vorrei essere da un altra parte. Queste mie mattinate, camminando per San Giuliano e soprattutto per il suo parco sono mattine un po'disperate ,in cui posso stringere il nulla con entrambe le mani. Raccolgo quello che ho seminato direbbe qualcuno,ma io vivo come in una prigione,dove c'è sempre un piatto caldo,ma fa sempre schifo. La sbobba quotidiana. Fa parte di questo scenario anche la presenza di Carlos che propone droghe e reclama soldi per le droghe perché da solo,senza non ce la fa. Io non riesco a stare troppo tempo con gli idioti,e non riesco più a immaginare i miei pomeriggi in compagnia di Carlos che mi propone sempre la stessa solfa,lo stesso modus vivendi,lo stesso modo di stare a galla sulla merda della sua vita. Per poterlo sopportare mi sono imbottito di psicofarmaci,lui,le sue paranoie,i suoi quotidiani fallimenti e la sua arroganza con le donne. Sono successe tante cose in questa casa,ma ora sono felice di esserci da solo. Le mattine di Agosto sono state difficili,una notte che non ce la facevo sono finito pure al Pronto soccorso. Mi sono fatto venire a prendere da un ambulanza che è arrivata un ora dopo,a sirene spente.i hanno portato in ospedale verso le cinque del mattino e solo alle nove sono riuscito a parlare con uno psichiatra. Giovane e competente che mi ha dato un farmaco che può aiutarmi a smettere o quantomeno ridurre il consumo di droghe leggere. Ero molto scettico,ma il farmaco devo dire che funziona bene.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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