Cloud si muoveva sinuosamente in cucina. Aveva solo un grembiule indosso,da cucina, e niente sotto. Seni scoperti e il suo bel sedere in bella vista. Cloud ci teneva molto a tessere le lodi del suo sedere che evidentemente le aveva dato non poche soddisfazioni appaganti nella vita. Di solito usava mutande di pizzo trasparente che le si conficcavano dietro come un ascia nel legno. I miei pomeriggi con lei erano pigri, lenti e speranzosi,nel senso che attraverso di lei speravo se non di ricostruirmi una vita,dopo le molteplici disavventure amorose dovute all' incombere della mia malattia mentale , almeno passare del tempo piacevole. Lei usciva da una storia con un uomo con cui stava da quando era molto giovane,e aveva passato dodici anni con lui. Uno invece lo aveva trascorso con me,facendomi provare i piaceri del sesso in tutte le sue forme.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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