L ' idea di viaggiare non mi ha mai abbandonato. Sento che ho fallito dei passaggi, soprattutto in questo periodo e il mio fallimento ha un nome: Carlos che si è attaccato a me come una zecca. Non sa stare da solo,non sa badare a sé stesso. Non sa gestirsi. È un fallito,un fallimento di persona che reitera sé stesso. Ma perché io mi circondò sempre di gente così ? Il pensiero di Carlos mi ha tolto delle energie, energie indispensabili per partire e lasciare questa squallida città,dove la gente non sa che farsi di qualcosa. Meglio che smetta di scrivere,la rabbia contro Carlos mi sale e non so se se lo meriti fino in fondo che io lo odi così. Un po'se lo merita sicuramente. Altro personaggio che inizio a non sopportare più è Andrea,con la sua spocchia di chi la sa lunga, più lunga di te. A lui basta avere una donna e se è solo lo devi sopportare e supportare. È faticoso e sempre meno spesso vado da lui al lago. Però ci sono andato più volte e abbiamo passato delle belle giornate di sole.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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