Potrei parlarvi di molte cose in questo pomeriggio uggioso e molto adatto alla scrittura. Mi viene in mente le Rouge e la Palestina. Che viaggio, nessuno può capire se non era lì con noi,o solo con me che mi muovevo nei meandri di Gerusalemme. Ci è successo di tutto, è stato non solo un viaggio di lavoro,ma un incontro di destini che poi si sono separati nuovamente. Non lo sapevo,ma immagino che andrà così. Potrei parlarvi di quella sabbia che arrivava dal deserto la sera. Quando passeggiavo solitario per la città vecchia. Più spesso andavo in giro con Marina ,la mia compagna del momento lì a Gerusalemme. 44 anni lei,30 io. Una coppia strana, Io ero lo straniero arrivato dal Nepal alla Palestina e dove qui tutto era diverso. Quando arrivai a Milano dopo il viaggio in Nepal mi sentivo soffocare e così sono partito per Gerusalemme. Città antica, città di Dio. Ho lavorato prima come volontario per i Centri Rousseau,e poi sono stato notato da Marina, responsabile dell'Arci a Gerusalemme e preso a lavorare con loro e con tutti gli altri dell'equipe.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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